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Anime pulsanti, visioni dondolanti: l'esordio di Leila al Quirinetta

Mag 18

“Fermale gli occhi
Fanculo vita
Fermale gli occhi
Dondolala via
Dondolala via” (Samuel Beckett, Rockaby)

"Non è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti fanno rumore". Non è difficile restare calmi e attenti mentre Leila impacchetta i suoi flussi sonici. È una languida e tiepida serata al Quirinetta, e l’occasione è ghiotta per addentrarsi nel circuito underground capitolino e ascoltare. È l’anteprima dell’omonimo esordio discografico della trentatreenne cantautrice romana, realizzato sotto l’egida di Lapidarie Incisioni e di Lucio Leoni, figura rilevante del panorama musicale che serpeggia nelle corti indipendenti.
È una nube viola la musica di Leila, che tra drumming pulsante ed elettronica ferrosa incolla al palco il pubblico allampanato del Quirinetta, un po’ stordito dal dj set che apre la serata. Non basta il fantomatico grissino a tagliare l’emozione della ragazza, che in blusa argentata regge comunque il colpo e cosparge il vintage di via Minghetti, arredato di divani, puff e comode poltroncine, di visioni ghiacciate e buffi coretti.
Vuoi perché piazzata quasi a inizio scaletta, vuoi perché era quella più sentita in quanto già nota (unico singolo del disco), “Dondolo” è forse penalizzata dalla maggior timidezza con cui viene eseguita rispetto alla compagna “Mondo mio”, ipnotica cantilena in cui il vocalizzo è favorito dal dittongo “io”, che facilita il gioco di parole con “mio”.
Il leitmotiv è la pulsazione. Del pensiero, del corpo, delle idee, della band sul palco: le sequenze elettroniche di Ynaktera fanno da fondale ideale per il botta e risposta tra le percussioni di Federico Leo e i bassi di Carmine Iuvone, mentre la chitarra elettrica di Francesco Saguto accompagna diligente i tasti della cantante romana. C'è spazio però anche per frammenti acustici, come quelli di "S'è fatto tardi" – qui Leila alterna un cantato etereo a passi più graffianti – e di “Uh”, in cui lo schiocco di dita fa da contraltare ai cori al limite del prog. C’è spazio per il bis di “Sara”, con cui la cantante si congeda da un pubblico un po’ meno stordito, un po’ più accaldato.
Non è difficile restare calmi, non è facile restare fermi mentre Leila conduce placidamente il dondolìo dell’anima.

Daniele Sidonio 18/05/2016

Foto: Benedetto Dell’Ariccia

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