Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

La pelle tra corpo e musica nel quadro vivente di “CUTE”: la compagnia Matroos al DOIT festival

Una grande tela color “carne” accoglie lo spettatore in sala. Di fianco al palco una musicista inizia a danzare con le dita sulla tastiera componendo meravigliosi suoni. L’incontro della danza corporea e di quella sonora fanno delle due voci artistiche di Lisa Rosamilia e Giada Bernardini una combinazione perfetta: quella che si cela sotto il nome di Compagnia Matroos e si esprime in “CUTE”, spettacolo vincitore del Premio speciale Off allo scorso Fringe Festival di Roma e ospite alla corrente edizione del DOIT Festival in scena al Teatro Planet.
Solo un grande rettangolo di tessuto cutaneo domina la scena. La cute, incisa da graffi, ferite e dai segni del tempo, ma anche dai simboli della vita e della naturalità, vive e si esprime attraverso il contatto con se stessa.
Un corpo femminile si muove danzando dietro e dentro di essa. Il suo contatto con la tela, in figure che sorprendono efficacemente anche la più fervida immaginazione, dà vita all’incontro di se stessi con la propria pelle: un contatto nel contatto, un “meta-contatto” naturale, animale, simbiotico.
Lo spettacolo come un dipinto altamente figurativo, un grande quadro vivente, consegna allo spettatore una visione astratta e al tempo stesso così realistica. La ricerca estenuante ma ponderata in ogni gesto, i sussulti, la lotta con se stessi, il dolore, la passione. Infine l’uscita: la nascita - o forse la rinascita. Non per forza un evento positivo, che consegna infatti l’essere a un ancor ignoto adattamento - o riadattamento - all’ambiente. Tutto sembra passare dalla pelle - letteralmente oltre che metaforicamente. Dato di fatto di cui spesso ci dimentichiamo nella nostra frenetica attenzione a miliardi di altre cose eccetto noi stessi.
E tutto passa anche dalla pelle dello spettatore che assapora e percepisce il proprio tessuto cutaneo e il proprio vissuto corporeo nella compagine di suoni, nel respiro che si fa più affannoso e tormentato e nei movimenti ora morbidi ora contratti, ora delicati ora marcati della danzatrice.
“Cute” consegna una performance di teatro-danza che va oltre il teatro-danza stesso in un’espressività icastica ed essenziale contaminata appunto dall’arte pittorica oltre che da quella musicale e dominata dalla tensione a una rappresentazione quanto mai rivelatrice e tangibile. Il gesto e il movimento corporeo assumono una nuova forza e un nuovo senso nel viaggio, tracciato attraverso il “medium” della pelle, verso l’istintività primordiale e la consapevolezza reale della propria carne.

Gertrude Cestiè 22/03/2016

Foto: Manuela Giusto

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Digital COM