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L’esperienza mistica in una cornice d’eccezione: “L’amore impaziente” e l’universo sacro del femminile in scena nella Chiesa degli Artisti

La splendida Chiesa degli Artisti di Roma (Basilica di Santa Maria in Monte Santo) si rende testimone di un’esperienza teatrale del tutto particolare.
Lo spettacolo “L’amore impaziente”, scritto da Valeria Moretti e interpretato da un’ispirata Daniela Poggi, è inserito nel programma della rassegna I Teatri del Sacro. Il progetto culturale, nato del 2008 con lo scopo di rappresentare l’interazione tra il teatro, la ricerca religiosa e la tensione spiri-tuale, ripropone in occasione del Giubileo gli spettacoli più rappresentativi per la creazione di un libero e aperto confronto intorno ai temi del sacro e della spiritualità.
Il testo che parla di amore e misericordia si inserisce a pieno titolo nel Giubileo accompagnando lo spettatore in un universo disegnato dal personaggio femminile che si prospetta illusorio e impervio ma anche devoto, rassicurante e interamente dominato dall’amore.
L’amore della donna nei confronti dell’uomo, un amore sottomesso, aggressivo e solitario e l’amore della mistica nei confronti del Signore, un amore di totale devozione sono percorsi in un parallelismo che prosegue nel segno comune dell’assenza. L’assenza, accompagnata dall’attesa, crea quell’impazienza smisurata, ossessiva e ostinata che non conosce tregua né riposo. Con i toni devoti ma anche sensuali dell’amore per Cristo crocifisso, la donna incontra l’insostenibilità della vita in cui “il nulla pesa più del tutto”. Questo Amore per l’Amore comporta, infatti, l’ascetica ri-nuncia al corpo mortale per raggiungere l’Amato nell’eterna gioia che in vita rimane invece sempre affidata alla suprema illusione.
Il monologo colpisce con la grande forza evocativa delle sue immagini e porta il pensiero verso le numerose memorie delle mistiche religiose - pensiamo a Caterina da Siena o Veronica Giuliano - che testimoniano l’illusoria gioia e il totale dolore che accompagnano l’amore per il Cristo. Fino a toccare l’eco della filosofa Simone Weil che fa da cornice musicale nel sottofondo: durante la performance si odono infatti i flebili rumori richiamanti la soffitta descritta dalla Weil nei suoi quaderni. Simone Weil, come altre pensatrici intrise dell’indagine mistica, ha pensato e indagato a lungo la tormentata relazione tra l’anima e Dio e la dolorosa incapacità di pensare come reali insieme il dramma degli uomini e la perfezione divina. L’incolmabile distanza col divino è essenza stessa della creazione: Dio ha, infatti, potuto creare solamente nascondendosi e per questo resta assente e inapprensibile per l’uomo.
Attraverso il viaggio delle parole il personaggio del femminile, nella prova di Daniela Poggi, si schiude e si chiude come testimonio di estrema e totale prova d’amore nel delirio mistico, ma anche come finitezza e abissale distanza nella propria carnalità limitante che richiede infine l’atto più estremo della rinuncia.

Gertrude Cestiè 22/02/2016

Foto: Azzurra Primavera

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