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GaLoni al Quirinetta: la bellezza delle cose semplici

Feb 13

“La distanza non è distanza ma benzina/ la fine non si decide, s’indovina. “

Timida, pulita e poetica. Le parole di “Spara sui treni”, canzone d’apertura del concerto di giovedì 11 febbraio di gaLoni, riassumono in due righe la cifra narrativa, compositiva e stilistica di questo cantautore.
Emanuele Galoni, classe 1981 e originario della provincia di Latina, già dalle prime canzoni del suo live al Quirinetta, storico locale nel centro di Roma, ci trasporta nel suo mondo fatto di folk e polistrumentisti, di testi leggeri ma impegnati, di suoni semplici ma efficaci.
Con due album all’attivo (“Greenwich” nel 2011 e “Troppo basso per i podi” nel 2014), il Brunori Sas laziale e sereno si conferma anche dal vivo una delle voci più originali (e sottovalutate) del panorama indie italiano. La capacità di coniugare testi caratterizzati dall’ampio uso della retorica e di frasi ad effetto in modo non banale non è cosa da tutti, anzi è cosa quasi da nessuno. Eppure questo ragazzo, armato di una semplice chitarra acustica e di un’armonica dylaniana, riesce a evitare artifizi scontati e a produrre testi profondi, intimisti, ricchi di spunti di riflessione interiore e sociale.
Il concerto si dirama in un mix di canzoni provenienti da entrambi gli album (con la rimarcabile assenza di cover,altra nota positiva della serata), passando da una brillante “Ho perso palla a centrocampo” alla romantiche “Per vederti partire” e “Tu di’ loro che sto bene”, passando per le critiche sociali più o meno sottintese di “L’America è una truffa”, “Primavere arabe” o “Il mestiere di vivere”.
Senza eccessi, gaLoni, i suoi tre compagni di band e gli ospiti Carmine Pagano, Giancane e Alessandro Pieravanti suonano la loro vita in modo diretto e genuino, basandosi su pochi accordi e tanti strumenti diversi ma essenziali (maracas, chitarre, metallofono, percussioni).
Il concerto si avvia a una grande chiusura con “Il prezzo delle arance”, il miglior prodotto della performance, perfetta sintesi di un concerto (e di un cantautore) sobrio, onesto, non artificioso, e proprio per questo credibile e toccante.
A gradita e rara dimostrazione che, a differenza di quanto afferma lui stesso, non è vero che “alla fine conta sempre di più chi conosce te di chi conosci tu”. Alla fine, per fortuna, conta ancora di più la sostanza che la forma, l’essere che l’apparire.

Giulia Zanichelli 13/02/2016

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