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Daniele Puppi: dispositivi minimi di rianimazione multisensoriale

Daniele Puppi è un artista originario di Pordenone, classe 1970, che vive e lavora a Roma: la sua opera si basa sulla ricerca e la sperimentazione di particolari installazioni audiovisive, che hanno la missione di mandare in cortocircuito le nostre abitudini percettive, realizzando dei contesti speciali, degli 'spazi liberi' dalle incrostazioni mentali che diamo ormai per scontate. Il Magazzino di Arte Moderna dedica due camere al lavoro dell'artista, ma la domanda è come mai i grandi musei della capitale preferiscano sempre i maestri riconosciuti o le vedette straniere, non dando quasi mai fiducia ai giovani italiani (la prossima personale dell'artista sarà inaugurata a novembre ad Adelaide, in Australia).

Puppi definisce le sue creazioni 'dispositivi minimi di rianimazione multisensoriale': si tratta di un lavoro di taglio, montaggio e ricollocazione creativa che si serve di immagini e spezzoni tratti da film d'autore o di serie B e oggetti della prima ondata tecnologica (i magnifici vecchi televisori col tubo catodico, che paiono oggi dei residuati bellici di un'epoca ancestrale). Attraverso dei proiettori le immagini si dividono attraverso due schermi vicini, danzano, fuggono dall'apparecchio televisivo: il suono e il rumore, sempre presenti, sottolineano con sarcasmo i movimenti delle immagini, mentre la luce delle lampadine si accende e si spegne dando l'impressione di uno strano laboratorio, di avere a che fare con uno scienziato pazzo che campiona e ricicla sequenze ricombinandole in maniera sorprendente.

Le due installazioni, accomunate dal titolo “Blast” (“esplosione”), sono stranissime e ferocemente divertenti. Nella prima, una serie di vagine 'scoppiano' digitalmente insieme a un continuo rumore di sparatorie: Puppi unisce due dei grandi temi del cinema e della tv mainstream (passati senza problemi a intasare il web), il sesso e la violenza, esibendone il rapporto diretto, nemmeno più subliminale, canzonandolo, provocando un pubblico probabilmente poco propenso a veder scorrere una serie infinita di organi genitali. La seconda riprende il tema degli esperimenti con gli animali in salsa fantascientifica: un topo scompare e riappare, cambia colore accompagnato da invasivi rumori elettrici fino alla detonazione finale, correlativo di un artista che certo non lascia indifferenti.

 

(Domenico Donaddio)    

 

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