Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 681

Mercoledì 18 settembre 2019, alle ore 12, l’Associazione di Promozione Sociale “I Pensieri dell’Altrove”, fondata nel 2012 da Ottavia Bianchi e Giorgio Latini, presenta la Stagione 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio. Nel quartiere Prati, a pochi passi dalla fermata metro Cipro, uno spazio che racchiude teatro, scuola di recitazione e spazi a disposizione degli artisti.

Dopo il successo della Stagione 2018/2019 che ha visto crescere il progetto Altrove in termini di offerta artistica e di consolidamento identitario connesso al quartiere Prati e alla città, una nuova Stagione è alle porte. Un’idea di teatro e di arte che si rinforza e rinnova grazie alla passione dei direttori Ottavia Bianchi e Giorgio Latini che partono  quest’anno al grido de La Bellezza è di Tutti.

Prosa, Musica, Danza: un cartellone che intende soddisfare la domanda di intrattenimento del pubblico del quartiere ma che si apre all’intera città. Altrove Teatro Studio

Si parte il 25 e il 26 ottobre alle 20 e il 27 alle 17 con LE SORELLASTRE di e con Ottavia Bianchi insieme a Patrizia Ciabatta, Flaminia Cuzzoli, Giulia Santilli e con la regia di Giorgio Latini. Il 3 novembre alle 18.30 SOME DISORDERED INTERIOR GEOMETRIES, con Paola Bedoni, interprete e coreografa, accompagnata dalle musiche di Charles Ives, Gyorgy Ligeti e Cesar Frank, le luci di Andrea Margarolo (produzione Compagnia Xe, MiBACT, Regione Toscana, Comune di San Casciano Val di Pesa).  Dal 19 al 23 novembre alle 20 e il 24 novembre alle 17 NON SO NEMMENO SE SONO FELICE, adattamento e regia di Luca De Bei, con Paola De Crescenzo, Aura Ghezzi, Roberta Infantino e Carla Recupero. Il 6 e 7 dicembre alle 20 e l’8 dicembre alle 17 CON LA BOCCA PIENA DI SPILLE, scritto da Martina Tiberti che ne cura anche le musiche, con la regia di Raffaele Balzano e interpretato da Patrizia Ciabatta e Giuseppe Mortelliti (produzione Un rigo sì e un rigo no). Il 14 dicembre alle 20 e il 15 dicembre alle 17 DIARIO ELETTORALE, di e con Mario Migliucci, con le musiche di Mariaclara Verdelli e contributi video di Gianluca D’Apuzzo. Il 22 dicembre alle 18.30 CONCERTO DI NATALE del coro Le Mani Avanti diretti da Gabriele D’Angelo. Il 12 gennaio alle 18.30 torna BEAT GENERATION, di Giorgio Latini che sarà sul palco con Ottavia Bianchi, Marius Bizau e Giulia Nervi, accompagnati alla chitarra da Giacomo Ronconi. Il 24 e 25 gennaio alle 20 e il 26 gennaio alle 17 va in scena SETE, di Walter Prete, con Giorgio Sales e la regia di Lorenzo Parrotto. Il 7 e 8 febbraio alle 20 e il 9 febbraio alle 17, UN CAPITANO, dalla vera storia di Amr Abuorezk, testo originale di Giulia Lombezzi e Amr Abuorzek, diretto da Eleonora Gusmano, con la scenografia a cura dell’Asilo dei Lunatici e le musiche originali di Alessandro Romano. Il 21 e il 22 febbraio alle 20, LA SIGNORA DEL PIANO DI SOPRA STA PARTENDO, scritto  diretto da Tommaso Paolucci e Francesco Pietrella che saranno sul palco con Matteo Berardinelli e Francesco Vittorio Pellegrino. Il 28 e 29 febbraio alle 20 e il 1° marzo alle 17 MUMBLE MUMBLE, di Emanuele Salce e Andrea Pergolari, con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli, la regia di Timothy Jomm e i costumi di Giulia Elettra Francioni. Il 13 e il 14 marzo alle 20 e il 15 marzo alle 17 TUTTO DA SOLA CAPITOLO II - MEGLIO SÓLA CHE SÒLA, scritto e interpretato da Giulia Nervi e diretto da Massimiliano Vado. Il 22 marzo alle 18.30 ROMEO E GIULIETTA - L'AMORE FA SCHIFO MA LA MORTE DI PIÙ, con Beppe Salmetti e Simone Tangolo, che ne ha scritto anch le musiche, drammaturgia e regia di Cecilia Ligorio. Il 27 e il 28 marzo alle 20 e il 29 marzo alle 17 NOVILUINIO, scritto e diretto da Lorenzo Di Matteo con Marius Bizau e giochi di ombre a cura di Carla Taglietti. Il 3 e 4 aprile alle 20 e il 5 aprile alle 17 MA CHE COLPA ABBIAMO NOI, di e con Chiara Casarico e Giuseppe De Trizio (coproduzione Il NaufragarMèDolce & Radicanto). Infine, il 17 e il 18 aprile alle 20 e il  19 aprile alle 17 LE MAMME, LE VISIONI di e con Luca Trezza  accompagnato sul palco da Davide Paciolla e Francesca Muoio.

L’Altrove Teatro Studio è uno spazio nuovo, concepito da due attori non solo per il pubblico ma anche e soprattutto per l’attore, figura che negli anni ha dovuto ampliare sempre più le proprie competenze passando anche per la scrittura, produzione e promozione degli spettacoli di cui è interprete.

Da un punto di vista strutturale la scelta progettuale è stata quella di creare quattro ambienti e due spazi principali: uno pubblico – quello del teatro – concepito come una scatola nera e flessibile, modulabile come un “cantiere” in continua evoluzione e trasformazione; uno privato – quello della scuola – concepito come un ambiente neutro e confortevole, in cui è collocata la zona tecnica per la musica e la docenza.

Dal punto di vista della formazione l’Accademia d’Arte Scenica dell’Altrove Teatro Studio ha come obbiettivo la formazione di attori consapevoli e padroni delle tecniche di movimento scenico e voce naturale, dell’analisi del testo, e profondi conoscitori di autori classici e moderni di chiara fama. 

Lo scopo dell’offerta formativa dell’Accademia e dei corsi promossi dall’Altrove Teatro Studio è quello di costruire un ponte per il professionismo attraverso il quale l’allievo possa prepararsi ad accedere alle migliori accademie o scegliere d’immettersi nel mercato del lavoro consapevole di avere un bagaglio importante di abilità e conoscenze.

Per tutte le informazioni riguardanti l’offerta artistica e formativa dell’Altrove Teatro Studio è possibile consultare il sito Web o scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

U.s.

16/09/2019

Dopo il fortunatissimo esordio seriale, Spike Lee da maggio è tornato su Netflix con la seconda stagione di She’s Gotta Have It, produzione originale che riprende i protagonisti e le vicende della sua omonima opera prima di Lee del 1986, riadattandoli al contesto della Brooklyn contemporanea.

Già con la prima stagione Lee, che rimane l’unico regista di ogni puntata, era riuscito a ricostruire psicologie dei personaggi molto più profonde e articolate rispetto al lungometraggio, ponendo maggiormente l’attenzione sulle rivendicazioni identitarie e di genere della sua Nola Darling, interpretata da DeWanda Wise. L’obiettivo e l’ambizione di She’s Gotta Have It si dimostrano comunque molto più elevati in questa seconda stagione, più esposta e militante dal punto di vista culturale e politico e, di conseguenza, più didascalia e a tratti persino più complessa e ostica per un pubblico generalista.

La prima e più evidente differenza, in questi nuovi nove episodi, è il ridimensionamento della presenza maschile: Jamie, Greer e Mars, gli ex tre amanti di Nola, riappaiono come delle vecchie conoscenze, ognuno nel separato tentativo di rimettere in sesto la propria vita. Il fulcro della stagione non è più la triplice relazione e l’assoluta libertà sessuale e personale di Nola, quanto piuttosto la sua autoaffermazione.

I nuovi episodi ruotano infatti intorno alla crescita professionale e individuale della protagonista, trovando più di un’occasione per far riferimento alla reale comunità artistica afroamericana, che trova in questa serie una vetrina internazionale di tutto rispetto, dimostrando ancora una volta la stretta relazione che secondo Spike Lee intercorre fra la politica, l’arte, la cultura e la condizione sociale degli afroamericani.

È per questo motivo che nell’idea di messa in scena di Spike Lee, ogni creazione musicale, letteraria o visuale a cui si fa riferimento nella serie, merita un suo spazio preciso di riconoscibilità, anche se questo implica l’interruzione della narrazione. In altri termini, per esempio, ogni volta che risuona una canzone in colonna sonora, la copertina del singolo viene mostrata su fondo nero alla fine della scena, oppure ogni volta che Nola fa riferimento ai grandi nomi della cultura afroamericana, viene citato direttamente almeno un titolo o un brano delle opere più celebri, come accade con Zora Neale Hurston e i suoi romanzi come They’re Eyes Were Watching God o Barracoon. Soprattutto in questa seconda stagione, la continuità tradizionale degli eventi passa in secondo piano rispetto al valore culturale delle situazioni mostrate; molto rimane nel non detto, fra un’ellissi e l’altra, come se fosse più urgente e più necessario arrivare a raccontare solo i punti salienti che portano Nola alla sua rivelazione finale: la sua opera d’arte definitiva. 

L’autoritratto mostrato nell’ultimo episodio non a caso provoca sgomento e sofferenza nella sua comunità o persino disgusto fra gli amici esterni ad essa. È un’immagine che racchiude e concentra in sé, alla massima potenza, tutte le contraddizioni e i traumi irrisolti della società statunitense, soprattutto in materia di razzismo, supremazia bianca, relazioni interculturali e identità nazionale. Nel corso della serie si parla apertamente di Trump, di gentrificazione, di dominazione culturale, di integrazione e persino del rifiuto dell’integrazione stessa. Si arriva anche a dedicare un’intera puntata al cosiddetto cinquantunesimo stato della nazione, Porto Rico, con un interessante viaggio culturale che inoltre permette a Spike Lee un perfetto autocitazionismo, grazie alla partecipazione straordinaria della sua Rosie Perez a trent’anni esatti da Do The Right Thing.

Tutto ciò però acquista senso in prospettiva del viaggio interiore che compie Nola, alla ricerca di un senso nella sua arte, per la sua gente. Lo stesso senso che, a suo modo, ricerca il regista con questa serie e con i film precedenti, costringendo lo spettatore, qualsiasi spettatore, a reagire e a elaborare un’opinione su ciò che viene mostrato, senza assorbirlo passivamente, ma senza obbligarlo comunque a rimanere allineato con la protagonista.

Nola Darling diventa l’alter ego di Spike Lee, in una visione che si può definire, senza timore, un manifesto estetico in cui ogni dettaglio ha sempre senso per la Black Culture, anche quando diventa straniante per uno spettatore sprovveduto. Fortunatamente, in questi casi, è sufficiente il fascino utopico e intrinseco della figura di Nola e della sua pura libertà dello spirito a trattenere un pubblico più vario possibile.

Valeria Verbaro 18/06/2019

«Il teatro dovrebbe essere un elemento fondante della società»: si è espresso così Alessandro Longobardi, alla direzione della sua ormai 17esima edizione della Sala Umberto di Roma, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione, l’8 maggio. Longobardi non ha evitato qualche frecciatina alle istituzioni, in particolare al Mibact, verso cui il suo (ma anche altri) teatro appare invisibile, rendendo difficoltosa l’attività della struttura. Con lui sul palcoscenico buona parte dei nomi in cartellone a partire dal prossimo ottobre, una programmazione che vanta sia nuovi ingressi che graditi ritorni.

La stagione 2018-2019 si aprirà con un grande titolo: “Non si uccidono così anche i cavalli?” (25 settembre) di McCoy da cui fu tratto l’omonimo film. Il testo è stato adattato da Giancarlo Fares, coreografie di Manuel Micheli, musiche e canzoni del cantautore romano PIJI e 16 attori in scena.  

A seguire Paolo Rossi e Lucia Vasini con “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles” (16 ottobre) scritto e diretto da Paolo Rossi; Serra Yilmaz con l’acclamato “La bastarda di Istambul” (31 ottobre) per la regia di Angelo Savelli; “La classe” di Vincenzo Manna per la regia di Giuseppe Marini, che porta in scena un cast composto da Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D’Amico e Giulia Paoletti. “Cose così” (27 novembre) è lo spettacolo con cast in via di definizione scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico, in cui a parlare sono quattro insoliti personaggi: una Busta di Insalata, il Destino, il Cursore del PC e una Banconota.

Poi cinque grandi nomi: Valentina Lodovini, protagonista di “Tutta casa letto e chiesa” (11 dicembre) di Dario Fo e Franca Rame per la regia di Sandro Mabellini, Flavio Insinna con la sua Piccola Orchestra in “La macchina della felicità” (21 dicembre). E ancora Francesca Reggiani, che torna alla Sala Umberto con lo spettacolo “D.O.C. Donne di Origine Controllata” (8 gennaio) e Carlo Buccirosso con “Nuovo spettacolo” (15 gennaio) da lui scritto e diretto. Infine un altro nome molto amato dal pubblico firma “La trilogia” (5 febbraio) che vedrà sul palco Riccardo Rossi, in questo spettacolo ideato con Alberto Di Risio e suddiviso in tre parti, che andranno in scena in tre diversi momenti: “L’amore è un gambero”, “That’s life” e “Viva le donne”.

Un grande classico di Oscar Wilde come “L’importanza di chiamarsi Ernesto” (19 febbraio) verrà portato in scena da otto attori diretti da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia: Ida Marinelli, Elena Russo TeatroSalaUmberto2Arman, Giuseppe Lanino, Riccardo Buffonini, Luca Toracca, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller e Nicola Stravalci.  

Il 5 marzo debutterà alla Sala Umberto un nome a lungo corteggiato, come ammesso dallo stesso Longobardi: Enzo Iacchetti. Il “Libera Nos Domine” (5 marzo) che lo vede protagonista è diretto da Alessandro Tresa ed è un monologo intervallato da canzoni in cui il popolare conduttore e attore si confronta con temi come il web, i social network, la religione, l’emigrazione. «Il lavoro più grande è stato pescare canzoni conosciute che trattassero gli argomenti da me trattati», ha detto in conferenza stampa, specificando di aver poi optato per brani di Jannacci, Faletti, Guccini e Gaber.

Sarà poi la volta di “La scuola delle scimmie” (19 marzo), scritto e diretto da Bruno Fornasani: in scena Tommaso Amadio, Luigi Aquilino, Emanuele Arrigazzi, Sara Bertelà, Silvia Lorenzo, Giancarlo Previati e Irene Urciuoli. La compagnia Familie Flöz si presenta con “Hotel Paradiso” (2 aprile) di S. Kautz, A. Kistel, T. Raschel, F. Rohn, H. Schuler, M. Vogel, N. Witte con Anna Kistel, Marina Rodriguez Llorente, Melanie Schmidili, Matteo Fantoni, Sebastian Kautz, Daniel Matheus, Frederik Rohn, Fabian Baumgarten, Thomas Rascher e Nicolas Witte per la regia di Michael Vogel.

Dopo “Magazzino 18” tornerà alla Sala Umberto Simone Cristicchi col nuovo spettacolo da lui interpretato e diretto da Antonio Calenda “Manuale di volo per uomo” (9 aprile), in cui interpreterà un quarantenne eternamente bambino ai cui occhi qualsiasi cosa, anche la più banale e quotidiana, appare stupefacente. Cristicchi ci porterà nel mondo puro e meraviglioso di Raffaello, dove ogni dettaglio si rivela nella sua bellezza autentica e a volte nascosta ai più.

Ed è di nuovo la volta di un grande classico, nella rilettura di Gianni Clementi, che scrive e dirige “Romeo l’Ultrà e Giulietta l’irriducibile” (26 aprile) interpretato da Simone Crisari, Alessio D’Amico, Giulia Fiume, Edoardo Frullini, Federico Le Pera, Daniele Locci, Matteo Milani, Luca Paniconi, Simone Pulcini, Guido Quaglione, Luna Romani e Gianmarco Vettori con la partecipazione straordinaria di Stefano Ambrogi e Marco Prosperini.

La stagione proseguirà con “Millevoci Tonight Show” (7 maggio): sul palco Francesco Cicchella, vincitore della quinta edizione di “Tale e Quale Show”. L’attore e comico partenopeo ha raccontato di aver conosciuto proprio in quell’occasione Gigi Proietti, il quale gli consigliò di concentrarsi sul teatro, a suo dire la sua vera vocazione. Seguendo quella strada Cicchella ha poi fortemente voluto proprio Proietti alla direzione di questo spettacolo. «Le ‘Millevoci’ sono le mie e il riferimento è allo storico varietà Rai – ha specificato – ‘Tonight Show’ perché è un One Man Show in chiave moderna».

Rientrano poi nel progetto “Donne in scena” cinque spettacoli aventi come protagoniste il gentil sesso.

Einstein & Me” (24 settembre) di Gabriella Greison per la regia di Cinzia Spanò, vede in scena la stessa Greison, laureata in Fisica e Direttrice del primo Festival in Italia dedicato proprio a questa materia. «Einstein è il mio idolo indiscusso, ma ho deciso di raccontare il punto di vista di sua moglie Mileva. Le donne oggi hanno bisogno di essere raccontate in chiave diversa. Mi piace specchiarmi nei grandi personaggi scientifici di un tempo», ha detto. “Cinque donne del Sud” (17 dicembre) è un lavoro di Francesca Zanni, costumi di Fabrizia Migliarotti, dance concept di Natasha Buono e Beatrice Fazi in scena: cast interamente colorato di rosa anche questo. “Nuovo spettacolo” (21 maggio) di Claudio Insegno ha infine per protagonista Barbara Foria.

StapBrancaccio1

Sono inoltre in programma una serie di incontri con grandi protagonisti del cinema italiano, nell'ambito della rassegna "That's Cinema": tra gli ospiti Pupi Avati, Paolo Genovese, Carlo Vanzina, Riccardo Milani e tanti altri.

Per finire, il giorno 29 ottobre 2018 aprirà le sue porte per il quinto anno l'Accademia Professionale STAP BRANCACCIO - Accademia di Recitazione, Drammaturgia e Regia voluta da Alessandro Longobardi avente come Direttore artistico Lorenzo Gioielli e Direttrice organizzativa Rossella Marchi. 

Giuseppina Dente 08/05/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM