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Stranger Things 2: il resoconto di una serie sulla scia della Retromania

È sottile la strategia comunicativa nel mondo di questa serie che ci riporta indietro a più di trent’anni fa, facendoci pregustare il sapore del passato a cominciare già dalla sigla. Il titolo si compone lentamente - sulle note di un sintetizzatore elettronico dark wave dai toni cupi - in una scritta al neon rosso sangue. I Tangerine Dream, storico gruppo tedesco e pionieri dell’elettronica, hanno persino coverizzato il tema dell’intro composto dai (ex) Survive. Il font si rivela identico a quello di un titolo da copertina di Stephen King: così si presenta Stranger Things.

stranger things 2

I fratelli Ross si rivelano cineasti capaci di far breccia su un vasto target di amatori del cinema anni ottanta. Il bagaglio è ben riconoscibile e caratteristico: dall’ambientazione geografica vagamente lynchana che schiaccia l’occhio a Twin Peaks, a quella infantile, comica e avventurosa che ci spinge verso il cinema di Spielberg. Infine la presenza di un universo oscuro, parallelo, carnoso, bavoso e nel frattempo cospirazionista, ci ricorda le pulsanti immagini derivanti dal cinema di Cronenberg, Carpenter, il primo Cameron e Scott. Tutto questo impasto fa della prima stagione di Stranger Things un vero capolavoro che nessuno si sarebbe aspettato.

stranger things2.2Insomma dopo una prima fase riuscita, piena di citazionismo ben fatto e dalla narrazione più che avvincente, tanta è stata l’aspettativa per il secondo round. Ebbene per i più fanatici dopo mesi ecco riapparire quei vivaci ragazzi a cui ci eravamo subito affezionati, riprendere in mano le redini di un’altra avventura sull’onda fascinosa e turbolenta degli Eighties. Sulle dirompenti note dei Devo la narrazione incalza dalle semplici, vivaci e tenere esperienze preadolescenziali, addentrandosi sempre più torbidamente in quelle orrorifiche che coinvolgo ancora una volta il povero Will. A rendere quasi endemico l’omaggio a questa produzione di genere è la partecipazione di Winona Rider, già presente nel ruolo di Joyce come co-protagonista e madre di Will. A entrare in scena secondariamente in quest’ultima stagione è Sean Astin nel ruolo di Bob Newby, il suo nuovo compagno. Se la nostra inarrestabile Winona è famosa per essere stata il viso misterioso, pallido e ammaliante di ascendenza burtoniana, il secondo ben prima di essere stato il Sam fedele a Padron Frodo fu il piccolo Mikey dei Goonies nel lontano ‘85. Mica tanto lontano poi dall’ambientazione dei fratelli Ross.

stranger things Eleven

Assecondando le aspettative di tutti la seconda stagione comincia a ridosso di Halloween e la banda di ragazzini si fa riconoscere subito travestendosi da cricca dei Ghost Busters. Will è tornato dall’Upside Down, questo mondo parallelo e oscuro. Eleven, che prima sembrava essersi smaterializzata per sconfiggere un mostro, è viva, ma nessuno dei suoi amici lo sa. È passato un anno, siamo nel 1984 e i chiari riferimenti non sono affatto casuali. Esce il primo Mac e il primo Terminator, i riferimenti a entrambe le novità compaiono in diverse scene. Alla sala giochi dove il gruppo di ragazzini è solito darsi appuntamento spunta in testa ai punteggi dei videogiochi arcade, quello di Mad Max, pseudonimo di Maxine, la ragazza appena giunta in paese, che usa come nickname il titolo della leggendaria saga di George Miller. I richiami in realtà sono innumerevoli, alcuni da veri intenditori.

stranger things season 2 monsterEd è una puntata dopo l’altra in cui forse ci si rende conto che Stranger Things non ha più lo smalto accattivante di prima. Narrativamente la trama si scopre un po’ prevedibile e il finale inscenato quasi in fretta e furia scatena una certa delusione. C’è da pensare quasi che un delegato della rete alla Boris annunciando il blocco dei finanziamenti abbia costretto la produzione a chiudere la stagione su due piedi.

Non è solo deludente per un finale sbrigativo a causa di una serie di dinamiche frettolose. Emerge anche la poca riuscita di certi personaggi, alcuni fin troppo esclusivamente funzionali, altri con un ruolo ancora molto acerbo. Sarà sicuramente una terza e forse una quarta stagione che darà filo da torcere alle vicende di Hawkins. Forse proprio per essere stata un po’ troppo retromaniaca - sotto la patina dell’estetica anni ottanta, degli ammiccamenti nerd e del bagliore eccessivo del glam rock - questa seconda stagione ha perso un po’ di colpi rispetto alla prima. Nel complesso la serie resta una delle poche chicche marchiate Netflix davvero irresistibile. Restiamo ovviamente fedeli, attorcigliati e palpitanti come le radici dell’Upside Down, in attesa di un seguito.

Emanuela Platania 15/11/2017

 

 

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