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“Il sangue è vitae” dal Mondo di Tenebra, Dracula arriva su Netflix

Il vampiro più famoso della cinematografia moderna, il conte Dracula, nato dalla mente e dalla penna del visionario Bram Stoker, arriva anche sulla nota piattaforma streaming Netflix. Al timone della serie, ci sono due nomi degni di nota, Steven Moffatt e Mark Gatiss che già hanno sorpreso il pubblico con Sherlock e Jekyll. Si dice che squadra che vince non si cambia, ed infatti i due registi ripropongono in questa mini serie la fortunata formula che già li pose sotto le luci della ribalta con Sherlock: tre lunghi episodi che possono essere considerati quasi dei film a sé stanti da un ora e mezza ciascuno, liberamente ispirati all'opera di Stoker.

Se da un lato, infatti, riprendono la sua opera ed i suoi personaggi, dall'altro vengono completamente stravolti. Senza dubbio, i più importanti sono il conte (Claes Bang) e suor Agatha (Dolly Wells), due personaggi il cui contrasto costituisce l'impalcatura narrativa di tutta la serie, che non si scontrano mai a livello fisico: il loro scontro è, tutto sul piano mentale, un inseguirsi di ragionamenti che li rende incredibilmente intriganti anche grazie alla loro caratterizzazione precisa che viene, puntata dopo puntata, sviluppata ed analizzata in ogni sfaccettatura. Accanto a loro, si sviluppa la storia del giovane avvocato Harker, che fungerà da voce narrante per la lunga parte introduttiva, in cui i due registi sembrano omaggiare il Dracula originale come mostro assetato di sangue i cui colori si alternano ora tra il rosso del sangue, ora il nero della notte senza stelle.

E' solo verso la fine della prima puntata che la serie prende una piega diversa e più audace, quando gli autori decidono di rivisitare la letteratura su Dracula e spalancare le porte ad una nuova prospettiva sul vampiro. Un progetto audace, quello di raccontare una storia nuova, ma pericoloso. Apprezzabilissime le citazioni e rimandi al Mondo di Tenebra, il fortunato universo narrativo prodotto da casa White Wolf, con un occhio di riguardo soprattutto per il gioco Vampire la Masquerade. Impossibile inquadrare la serie in un genere preciso, per via dei molti cambi di direzione imposti dagli autori, mescolando l'horror, che però funge da cornice per tutte e tre le puntate, condito da un'ironia pungente e sadica che resta sempre presente e tuttavia gradevole, al genere investigativo e introspettivo, anche grazie ad un sapiente uso delle inquadrature e della fotografia, sempre perfetta: in alcune scene, i personaggi potrebbero anche fare a meno di parlare, per quanto potente essa sia, comunicando comunque il messaggio proposto dai registi allo spettatore.

Purtroppo, la serie perde molto nel suo terzo atto finale, in cui solo l'ironia, lascito dei primi due episodi, resta apprezzabile. Dracula viene messo di fronte alle sue ragioni che però non trovano una seppur piccola giustificazione narrativa e il finale lascia lo spettatore stupito ed imbarazzato. In quest'ultima puntata i due autori mettono troppa carne al fuoco che non viene esplorata a dovere, scelta forse dettata dalla troppa fretta di concludere una serie fino ad allora ben riuscita e il cambiamento rispetto alle due puntate precedenti risulta eccessivamente brusco, sprecando, da questo punto di vista, un'occasione d'oro che fino a quel momento era stata magnificamente portata avanti e risultava in un'affascinante rivisitazione di Dracula, finalmente visto sotto tutta un'altra luce.

Alessandro Perri

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