Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 694

Il volto nascosto della strage Estermann: "4.5.98 strage in Vaticano" di Fabio Croce e Paolo Orlandelli

Fondare il proprio credo sull'essere fonte di riflessione, di critica e di protesta, di rinnovamento di idee, oltre che spettacolarizzazione e racconto. Un intento, questo, che può essere ben esemplificato, in questi giorni, dal nuovo spettacolo sotto la regia di Paolo Orlandelli, in scena al Teatro Di Documenti di Roma dal 2 al 6  maggio.

"4-05-’98: Strage in Vaticano" di Fabio Croce riporta infatti all'attenzione quel triplice delitto avvenuto nel Maggio 1998 nella città del Vaticano - il cosiddetto "caso Estermann"- nel quale morirono il neo-eletto comandante della Guardia Svizzera Aloys Estermann, sua moglie Gladys Meza Romero e il giovane vice-caporale Cédric Tornay. Quest'ultimo venne incolpato, secondo la magistratura della Santa Sede, dell'omicidio del suo superiore e di sua moglie, prima di compiere il suicidio, e la causa presentata nei documenti ufficiali sembrava essere relegata a "raptus di follia". strage in vaticano 1

Attraverso una nuova petizione si cerca di presentare un numero di firme sufficienti a riaprire un caso che sembra essere stato risolto molto velocemente, all'interno di meccanismi che non coinvolgono la polizia e gli avvocati delle famiglie delle vittime, ed in maniera sicuramente raffazzonata. Attraverso le parole e i volti dei suoi tre attori protagonisti, Giuseppe Alagna, Antonietta D’Angelo, Emanuele Linfatti, lo spettacolo si pone il duro - ma valevole - compito di riprendere in mano le dichiarazioni, i documenti, i "così si dice" del caso e riportarli all'attenzione di un pubblico, all'interno di una cornice suggestiva e riflessiva di per sé che è il Teatro dei Documenti di Roma. Gli archi e le incavature della location sembrano quasi di per sé richiamare le grottesche dichiarazioni di un mondo nascosto, segreto, celato e dei suoi rigagnoli massonici e oscuri.

Attraverso un impianto visivo che aiuta a declinare meglio la critica all'accaduto e alla chiusura sbrigativa dell'inchiesta da parte della Santa Sede, lo spettacolo accoglie il favore di un pubblico attento alla sua prima, capace di attenzione e di riflessione sulle ottime note di regia e sulle prestazioni degli attori, i quali riescono a non risultare né banali né sbrigativi, esemplificando bene l'attitudine del lavoro magno. Ricostruzione opportuna, degna paralisi del giudizio in favore però di dati e fatti che necessariamente sembrano portare ad un rifiuto netto delle dichiarazioni del vaticano, ottima capacità di instillare nel pubblico una spiegazione di alcuni retroscena forse troppo spesso lasciati dietro le tende più grosse di sistemi che si credono intonsi per istituzione.strage in vaticano 3

Un modo di fare teatro che val la pena di riscoprire, che possa dar lustro a problematiche e critiche che vale la pena riportare a galla. Un modo di fare teatro che può ancora risultare significativo alla luce di un'aprioristico "ma che ci possiamo fare" che forse attanaglia troppo spesso le nostre coscienze.

Davide Romagnoli 03/05/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

Digital COM