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Il canto come strumento di riscoperta di sé: Melania Giglio lo racconta in “Voce di donna”

Da sempre la donna è simbolo di mistero e, per questo, di fascino. È difficile vederla manifestare apertamente i suoi pensieri o i suoi sentimenti, che finiscono così per restare confinati nel suo mondo interiore.
Eppure un modo per indagare l’universo femminile esiste ed è rappresentato dall’arte, che attraverso le sue forme è in grado di avvicinarsi a ciò che di più intimo si nasconde nell’animo di una donna. Lo fa la poesia, lo fa l’arte figurativa e lo fa la musica. Proprio la musica diventa la protagonista di “Voce di donna”, spettacolo di e con Melania Giglio, andato in scena al Teatro Brancaccino di Roma.
L’attrice si presenta da sola sul palco, in un lugubre abito da sposa che da solo riempie tutto lo spazio scenico. Il fumo che la avvolge si espande per tutta la sala e le luci sinistre che illuminano la sua figura le danno a tratti l’aspetto di un fantasma.Giglio01
Attraverso un’alternanza di monologhi e canzoni (interpretate da lei stessa), l’attrice si confessa al pubblico raccontando le sue vicende personali, i momenti salienti della sua vita, i suoi ricordi più allegri e quelli più malinconici.
Ritrovarsi nelle sue parole è più facile di quanto si creda e la sua vicenda personale assume i tratti di una storia universale, una storia comune a quanti hanno conosciuto nella vita le gioie e i dolori, le vittorie e le sconfitte.
Durante lo spettacolo i ricordi della donna si rincorrono uno dietro l’altro, da quelli dell’infanzia al fianco della mamma e della nonna a quelli più recenti di un’adulta sempre accompagnata da una profonda solitudine e una costante confusione. A volte qualcuno riesce a trovare il coraggio di prendere il proprio dolore e di trasformarlo in canto, riuscendo così a esprimere quelle emozioni a lungo tenute nascoste, a ristabilire un ordine nel caos della vita e a dare un senso a un mondo privo di significato.
La mancanza d’amore è ciò che di più deleterio ci può essere per un essere umano, in special modo per una donna: «Io sono la sposa che non ha vissuto, quella che nessuno ha voluto. Non so se ancora vivo. Non so se esisto».
Eppure una forma di salvezza c’è sempre e la protagonista sembra averla rintracciata proprio nel suono, che trasformandosi in canto le ha permesso di scoprire la sua vera essenza: «So che prima ancora di nascere io ero suono. Solo il suono era il mio mondo. Solo sentirlo mi placava. Poi è arrivata la musica. Anzi: è arrivato il canto. A dare finalmente un senso a tutta quella confusione. Il mio mondo solitario finalmente si è popolato di voci. Voci di donne che hanno dato un nome a tutti i miei fantasmi. Eros, Solitudine, Dolore, Amore, Nascita, Lotta, Fede sono diventati musica. Universo senza fine. Canto eterno ed invincibile».

Lo spettacolo “Voce di donna” rientra nella rassegna “Una stanza tutta per lei”, seconda edizione della “Rassegna teatrale per immaginare il femminile del terzo millennio”, diretta da Daniele Salvo con la collaborazione di Marioletta Bideri e Melania Giglio, che è in programma al Teatro Brancaccino fino a maggio.

Fiorenza Petrocchi 26/03/2017

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