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Fermarsi un attimo per pensare il proprio vivere: “Viviamoci” di Giorgia Mazzucato apre il Roma Fringe Festival

Un’edizione 2016 tutta particolare del “Roma Fringe Festival” ha preso inizio lo scorso 26 agosto a Villa Ada. Inserito nel contesto di “Villa Ada - Roma incontra il mondo”, il festival teatrale dedicato alla scena off contemporanea ha aperto il proprio sipario con un interessante monologo di e con Giorgia Mazzucato.
Viviamoci”, questo il titolo della pièce - già “Miglior Spettacolo” nella rassegna dello storico Teatro L’Avogaria di Venezia - appare fin dai primi minuti costruito su un ricercato intreccio di gesti, musica e parole teso a introdurci verso “un viaggio fra un frammento e l’altro del vivere”. Che si vada, poi, alla reale conquista di un senso del vivere o, semplicemente, a una sua vaga ricerca, poco importa in fondo. Ciò che conta sembra l’invito alla riflessione sul tempo e sulla vita che, a un’attenta analisi, si rivela essere solo un casuale, imprevedibile e mai predeterminato frutto di coincidenze.Viviamoci2
La protagonista - in un trionfo di giochi linguistici che, corredati da una buona mimica gestuale, opportunamente richiamano lo stile buffo di Dario Fo - ripercorre la storia di tre vite distinte, ognuna frutto della casualità eppure così indissolubilmente legate fra loro. E allora ci si ferma un attimo e ci si chiede: lì dove anche i legami di sangue e la propria nascita si rivelano risultato di pure e semplici coincidenze, che senso dare a questo vivere, al proprio esserci?
Difficile rispondere senza il riferimento al senno di poi o senza appoggiarsi ai segnali incontrati nel proprio cammino. In ogni caso di indagine, il viaggio intrapreso in questo mare della vita si rivelerà sempre come risultante di un casuale e costante incrocio di destini e di altri esserci che accidentalmente contribuiscono a creare il nostro personale vivere.
L’autrice/attrice si destreggia bene tra la leggerezza della musica e la sfarzosità dei giochi di parole, costruendo una drammaturgia fresca, ma sagace, che, nonostante in alcuni momenti sembri patire dei lievi cali di tensione, giunge infine dritta allo spettatore colpendo lì dove si annidano le paure, le riflessioni ma anche i sogni di una vita: il proprio mondo interiore.
Il mondo interiore ed esteriore dipinto da Giorgia Mazzucato in questo monologo teatrale è un mondo in cui tante, troppe cose sembrano avvicendarsi e susseguirsi così velocemente - la nascita, l’infanzia, i sogni, l’età adulta, la morte prematura - da non lasciare il tempo di fermarsi veramente un attimo a pensare, a pensarsi.
La vita, la più bella e preziosa delle coincidenze, avrebbe bisogno di più tempo per essere meditata: non tanto per essere compresa in una definizione, cosa che risulta difficilmente realizzabile, quanto però, e questo merita forse più importanza, per essere realmente vissuta. Come recita uno dei momenti più leggeri e sinceri della pièce, infatti, “il tempo stringe come le mutande e per questo devi avere una vita XL”!

Gertrude Cestiè 29/08/2016

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