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"Viola non è il mio nome": uno spettacolo per difendere l’origine del mondo

Di violenza sulle donne se ne parla continuamente, eppure non è semplice affrontare e risvolere una piaga del genere.
Immagini e racconti di ragazze e di donne maltrattate, abusate e uccise ci bombardano quasi ogni giorno al bar, in piazza e nelle televisioni. Può, dunque, essere utile parlarne anche a teatro? La risposta è "Viola non è il mio nome", spettacolo andato in scena al Teatro Brancaccino di Roma l'8 giugno. E' necessario parlarne.
La pièce, diretta e interpretata da Cinzia Scaglione con la collaborazione artistica di Sergio Iovane e con la partecipazione di Rosario Petìx, Cristina Cetoloni, Alina Person, Alberto Faraci, Katia Mastrolembo, Muzio Marcellini e Cristina Recupero, è tratta dall'omonimo libro di denuncia scritto da Alberto Bottacchiari, un saggio nato dalla testimonianza di tante, troppe donne violate. Violanonèilmionome2

Il pubblico prende il proprio posto in sala, mentre una body painter dipinge dei tulipani sul corpo nudo di una donna, dietro le loro spalle un telo grande, bianco e pieno di squarci così come squarciata è l'anima di chi ha subito una violenza.
Lo spettacolo inizia e la platea da quel momento in poi sarà sommersa da dialoghi e monologhi strazianti, danze violente, video e letture di testimonianze. Una sorta di 'scrigno delle emozioni' (come lo definisce l'attrice Cinzia Scaglione) che indaga la triste condizione di coloro che, colpevoli solo di essere nate donne, sono state maltrattate in epoche, luoghi e modi diversi. Interessante il riferimento al passato, portando esempi di tanti abusi storici come Artemisia Gentileschi, Lucrezia o le donne stuprate durante la guerra. Un riferimento agghiacciante che fa capire la grandezza di questo terribile fenomeno.

"Viola non è il mio nome" è un uragano violento che si scaglia sullo spettatore per far riflettere ad ogni costo. La riflessione, infatti, secondo quella che è la linea di pensiero degli artisti nella costruzione dello spettacolo, è un'arma potente e lo è ancor di più a teatro grazie alla partecipazione emotiva del pubblico.
La Scaglione, in una breve intervista, ci racconta: "Si crea un legame diretto e speciale con lo spettatore. Voglio dire...quando uno spettacolo riesce a coinvolgere emotivamente, lo spettatore entra a far parte di quel particolare "cerchio magico", ne viene quasi risucchiato. Prende parte ad un rito. Solo così – prosegue l'attrice - può scattare la riflessione. Esci dal teatro con qualcosa dentro, che ti rimane, ci pensi"Violanonèilmionome3 La riflessione, dunque, inevitabilmente avviene e colpisce come tante lame affilate la testa e il cuore di chi osserva, tanto da lasciare con il fiato sospeso anche gli uomini presenti.

Lo spettacolo ci aiuta a capire l'importanza della comunicazione, della denuncia e dell'educazione. Sì perché, anche se può sembrare strano, bisogna saper educare gli uomini al rispetto prima e all'amore poi per evitare di farli crescere come bestie in cattività abbandonati e in preda ai loro istinti, lasciandogli solo la squallida responsabilità di farci donne.
Cambieranno effettivamente le cose attraverso un'opera teatrale? Forse no, ma si può sicuramente affermare che si tratta di uno spettacolo necessario per iniziare sul serio a pensare, ad agire, a difendere la donna, a difendere l'origine del mondo.

Marilisa Pendino 11/06/17

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