Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 620

Valeria Perdonò e il suo "Amorosi Assassini", quando non è possibile far finta di niente

Può un cuore spezzato trovare di nuovo spazio per i sogni, per la vita? "Amorosi assassini", scritto e interpretato da Valeria Perdonò, non dà una risposta ma ci scuote, ci spinge a guardare al di là delle parole, a chiederci cosa possiamo fare affinché l'indifferenza non sia la nostra risposta a fatti terribili; il commento "facciamo finta di niente, dai..." deve essere sovrastato dal rumore di parole dure come macigni, che si scagliano contro la violenza fisica e psicologica che potrebbe rendere ciascuno di noi improvvisamente vittima .
Il racconto parte dalla cronaca, dura, spietata senza possibilità di scampo di fatti che cambieranno per sempre il destino di una donna.
Non ci sono grida, non ci sono lacrime, c'è una donna che con coraggio, dignità e a tratti rabbia racconta al mondo quello che le è accaduto; Francesca Baleani una mattina apre la porta di casa al suo ex marito e improvvisamente inizia l'orrore. Si ritrova in ospedale, viva per miracolo, dopo essere stata brutalmente picchiata, quasi strangolata, chiusa in un sacco nero e buttata come un rifiuto in un cassonetto, salvata per una questione di minuti. La sua vita non sarà più la stessa, nulla sarà uguale e soprattutto inizia per lei una lotta difficile e disperata con la giustizia. Il suo ex marito, uomo definito "rispettabile" e impegnato, viene considerato incapace di intendere e di volere, la spiegazione del suo gesto è legato a un raptus non a un piano premeditato e la pena esigua rispetto al gesto compiuto sembra assurda, anche perché gli è permesso vivere a pochi metri di distanza dalla donna alla quale ha tentato di togliere la vita.
Da qui Valeria Perdonò, attraverso una prova intensa ed emozionante, inizia un percorso attraverso i mezzi che il teatro mette a disposizione, la voce, il corpo e le emozioni. Grazie a un lavoro attento sul testo e al suo talento multiforme riesce a raccontare il complesso universo femminile passando tra fragilità e conquiste, luoghi comuni e pregiudizi, senza mai cadere nel qualunquismo e nel facile sentimentalismo ma cercando di andare a fondo, senza avere paura di usare le parole, per raccontare la donna attraverso suggestioni, spaziando dalla letteratura alla poesia, dalla filosofia alla musica; diventano compagni di questo viaggio condiviso intenso ed emozionante Gaber, Alda Merini, Eve Esler, Steven Berkoff, De Andrè. E il racconto si arricchisce, affonda nella storia e arriva dritto dove le emozioni esplodono e fanno rumore diventando parole che come sassi rompono la membrana di indifferenza che spesso avvolge il tema della violenza sulle donne. Al fianco di Valeria, Marco Sforza, musicista creativo ed emotivo che riesce a respirare l'emozione del racconto soprattutto quando musica e parole si incontrano e diventano melodia toccante.
Il tema della violenza sulle donne è spesso trattato come un argomento da approfondire, da indagare, da studiare; ma dietro la parola violenza c'è un mondo complesso fatto di soprusi, di odio, di debolezze, di bugie, di amore malato e tutto questo non può essere dimenticato. Con questo spettacolo Valeria si allontana da una visione analitica ed entra dentro la vita di una donna, Francesca, che a differenza di molte altre, può ancora esserci e "respirare" nonostante tutto; non c'è spazio per le belle parole, qui si deve sentire il rumore del dolore, della rabbia, di un'ingiustizia che fa più male delle botte perché tocca la dignità umana. Alla fine di qualsiasi discorso, ragionamento, parola ci sono degli essere umani che come tali devono essere considerati, indipendentemente dal sesso; imbrigliati in articolati retaggi costruiti negli anni la donna deve spesso ringraziare per quello che ha ottenuto, l'uomo no ma spesso siamo noi stessi a non avere il coraggio di combattere contro questi pensieri.
Valeria ha scelto di agire attraverso il mezzo che conosce meglio, il teatro, mettendo il suo talento al servizio di una storia che racchiude tante storie, di un cuore che nonostante sia stato spezzato, ha ancora il diritto di produrre sogni e credere nel valore di una vita degna. E la paura che è spesso un nemico qui viene allontanata dalla forza delle emozioni che ci rendono tutti uguali, seppur diversi. Valeria butta il cuore oltre l'ostacolo usando armi come l'ironia e la leggerezza, abbattendo il muro dell'ipocrisia e pronunciando frasi che spesso non trovano voce ma che in molti pensano; in questo spettacolo si tocca la paura ma esiste la voglia di credere che qualcosa si può fare per cambiare le cose, nonostante tutto, attraverso il respiro della vita e la forza di parole che qui diventano armi per denunciare e cominciare a pensare veramente che siamo tutti esseri umani e non più uomini e donne.

Tamara Malleo 08/07/2015

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM