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“Una vita a matita” al Trenta Formiche: un buon non-compleanno tra lazzi e numeri da circo

Durante un pomeriggio estivo, Alice sonnecchia in riva a un ruscello accanto alla sorella che legge. Ad un certo punto, vede un Coniglio Bianco in panciotto e cilindro, comincia a inseguirlo e, fra gallerie buie e minuscole porticine, si trova catapultata nel Paese delle Meraviglie. Dopo incontri d’ogni sorta con animali parlanti immaginari, capita davanti alla casa della Lepre Marzolina e trova un’enorme tavola apparecchiata sotto un albero, alla quale sono seduti il padrone di casa, il Cappellaio Matto e un Ghiro, intenti a prendere tè, pasticcini e altre delizie. Alice viene invitata a celebrare insieme a loro una ricorrenza speciale: il non-compleanno, festa che si può festeggiare 364 giorni all’anno, meno il giorno in cui sei nato. Visto che il tempo aveva fermato per loro lo scorrere dei minuti alla cinque del pomeriggio, perché non approfittarne? Solo un pazzo non riceverebbe auguri e regali tutto l’anno.
C’è un che di terapeutico nel contrastare monotonia e indolenza trasferendo la gioia del compleanno dallo straordinario al quotidiano. Ma che valore può avere se festeggiato ogni giorno? Probabilmente, lo stesso che avrebbe celebrato una volta l’anno. Perché, quasi tutte le feste di compleanno, soprattutto nell’infanzia, assomigliano a copioni ricorrenti associati a stereotipi noiosi come l’arrivo degli ospiti, il taglio della torta, il soffio delle candeline, l’apertura dei regali e l’immancabile coro finale Happy Birthday To You. Non sorprende allora che il compleanno possa diventare perfino l’oggetto di uno studio scientifico esatto, da analizzare e verificare sulla base di dati statistici. Il peso e la densità del pop-corn, l’esegesi delle lingue di Menelicche, i secondi spesi per accendere una candelina: ecco tutti gli ingredienti di un progetto-laboratorio allo stato di abbozzo (ma suscettibile di prossimi ampliamenti), inserito all’interno della Rassegna romana di Formicola Teatro negli spazi underground del Circolo Arci “30 Formiche” di via del Mandrione, 3.
Se lo spirito della rassegna, avviata il 5 febbraio con la presentazione dello spettacolo “Due donne che ballano” di Veronica Cruciani, nasce dal desiderio di trovare uno spazio-tempo brulicante (come il mondo delle formiche, appunto) in cui trasferire esperienze teatrali d’autore ogni volta diverse per temi, forme e linguaggi, “Una vita a matita” (17 febbraio), di e con Quinzio Quiescenti e Lorenzo Covello, si è incaricato di portare all’attenzione di un pubblico alternativo la visione divertente e suggestiva del teatro-circo. Provenienti entrambi dalla scuderia di Emma Dante, i due attori in tuta bianchissima si improvvisano, infatti, ricercatori bizzarri, iperattivi e spiritosi alle prese con la sperimentazione delle giuste formule per evitare catastrofi e sprechi durante i festeggiamenti. Tra gag comiche alla Buster Keaton e numeri esilaranti da acrobati-mimi, lo slittamento di significato verso l’indagine più profonda sulle gioie e le amarezze cui la società conformista di oggi ci costringe è servito. Da un lato, pop-corn e trombette diventano oggetti feticci di una ritualità apparente e senza senso; dall’altro, le candeline raccontano i desideri di vite che si dibattono fra sogni strampalati («vorrei tuffarmi in una piscina di tagliatelle») e ambizioni più concrete («vorrei un contratto più lungo di un semestre»). Ricordandoci inevitabilmente lo scorrere del tempo con il suo corredo di bilanci infausti e approssimativi, lo svuotamento del rito del compleanno appare, quindi, antitetico rispetto alla sospensione temporale beffarda e surreale di Lewis Carroll. Mentre di surreale si può parlare semmai nell’azione, laddove invade il terreno del teatro-circo, ovvero della «forma suprema di essere attori, in cui ciascun teatrante può mettere a frutto le proprie capacità, interpretazioni, lazzi, salti mortali» (“L’Educazione teatrale”, Vittorio Gassman).
Negli anni Cinquanta il “Mattatore” volle rompere con gli schemi e le tradizioni del teatro come cerimonia borghese trapiantandolo nella sede mobile per eccellenza, quella del tendone da circo. Oggi, a distanza di sessant’anni, Quiescenti e Covello invertono l’operazione coniugando comicità e giocoleria al di fuori di esso. L’augurio è che un esperimento così promettente possa incontrare la dignità del grande pubblico.

Valentina Crosetto, 01/03/2016

Prossimi appuntamenti della Rassegna Formicola Teatro:
- 15-16 marzo h 21:30 (martedì)/18:30 (mercoledì): Danlenuàr di e con Giacomo Guarnieri;
- 6 aprile h 21:30: Eleonora di Mila Marzo, regia Valerio Marini, con Deborah Di Giacomo, Giulia Lotti, Valerio Marini;
- 3 maggio h 21:30: L'odore del mondo di e con Gisella Szaniszlò, regia di Jacopo Maria Bicocchi.

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