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Un intenso “Qualcuno volò sul nido del cuculo” al Carcano consacra Alessandro Gassmann a regista di straordinaria sensibilità

Siamo ancora in dubbio se Alessandro Gassmann sia più bravo nell’interpretare o nel dirigere, ma dopo aver visto “Qualcuno volò sul nido del cuculo” al Teatro Carcano di Milano, ci siamo convinti che è un ottimo regista così come un altrettanto eccellente attore. Ci azzardiamo quasi a dire che abbiamo anche una leggera preferenza per lui più che per il padre Vittorio, indiscusso protagonista camaleontico del nostro cinema. “Qualcuno volò sul nido del cuculo” è una scelta coraggiosa. Si tratta del romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano e racconta, attraverso gli occhi di uno sfrontato delinquente che si finge matto per sfuggire al carcere, la vita dei pazienti di un ospedale psichiatrico statunitense e il trattamento repressivo che viene loro destinato. Tutti ricorderanno il celebre film del 1971 di Miloŝ Forman, magistralmente interpretato da Jack Nicholson.

L’operazione di Gassmann è assai delicata: lo scrittore Maurizio de Giovanni rielabora la drammaturgia originaria di Wasserman senza venire meno all’essenza allucinata, e ambientando la storia nel 1982, anno dei mitici mondiali vinti dall’Italia nella famigerata finale con la Germania. Protagonista il napoletano Dario Danise e i suoi compagni che vennero trasferiti nell’Ospedale Psichiatrico di Aversa. Gassmann che firma solo la regia di questo intenso spettacolo, dove tra le risate, emerge il dramma, è come se fosse in scena. Ha difatti plasmato i suoi attori del suo vigore appassionato.

Il risultato è uno spettacolo dall’allestimento personale, stilisticamente elegante, capace di restituire il mood del testo originario. Un testo potente che mette a nudo pazzia e democrazia, messe sullo stesso piano. Al centro della storia l’Individuo in senso universale, che finge di essere pazzo per sfuggire alla galera. La malattia, la diversità, la violenza, la privazione della libertà sono i temi che emergono in questo spettacolo che non vuole muovere lo spettatore al pietismo, bensì ad una riflessione sulla società, una società in cui la pazzia diventa l’antidoto, lo stratagemma per fuggire dalla realtà. Tra acuti e cronici c’è una differenza. I primi sono recuperabili e potrebbero guarire, i secondi invece non hanno via di scampo. Ma la triste realtà dei fatti è un’altra: gli acuti sono vittima di un unico male, non hanno il coraggio di vivere, non sono pazzi ma semplicemente e disperatamente angosciati. E come in ogni gruppo che si rispetti c’è un leader, Dario, che intuisce fin dal suo arrivo nell’ospedale, che i suoi compagni sono delle anime indifese, indolenti e pigre. Decide allora di farsi loro portavoce iniziando una guerra contro il sistema rappresentato dalla suora a capo del reparto. Ma il suo atteggiamento anticonformista si tramuterà in tragedia pagando a caro prezzo il suo tentativo di rivolta nei confronti dei soprusi subiti. Molti non ce la fanno come il giovane balbuziente che vede nel suicidio la via di fuga. Mentre con il suo sacrificio, Dario riscatta la sua esistenza fino ad allora inconsistente e smoderata in nome della libertà.

A luci spente non solo il sorriso degli spettatori si fa amaro, ma il pubblico può dire uscendo da teatro, di aver assistito ad una lezione di vita, ad una denuncia sociale contro i programmi di “riabilitazione” adottati nei manicomi e il processo coercitivo della società, dove emerge la dipendenza dei più fragili al forte, ovvero il potere costituito. Se potessimo sintetizzare con un quadro, questa straordinaria messa in scena, sarebbe di certo “L’urlo” di Munch. Lo spettacolo rimarrà al Teatro Carcano fino al 15 novembre. Da vedere.

Teatro Carcano
dal 6 all’15 novembre 2015
Qualcuno volò sul nido del cuculo
di Dale Wasserman
dal romanzo di Ken Kesey
Versione italiana Giovanni Lombardo Radice
Adattamento Maurizio de Giovanni
Con Mauro Marino, Marco Cavicchioli, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni, Daniele Marino, Antimo Casertano, Gilberto Gliozzi, Gabriele Granito, Giulia Merelli
Scene Gianluca Amodio
Costumi Chiara Aversano
Disegno luci Marco Palmieri
Musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
Videografie Marco Schiavoni
Uno spettacolo di Alessandro Gassmann
Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini di Napoli

Adele Labbate 12/11/2015

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