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Un “Misantropo” all’Argot Studio

Siamo chiamati a bere spritz nel foyer dell’Argot, invitati da eleganti personaggi in doppio petto e baffi seicenteschi, arricciati e confusi tra quelli dei comuni hipster nel pubblico in fila. Ci accompagnano gentilmente in sala, svelandosi sorprendenti attori di una contemporanea e graffiante rilettura della grande “commedia umana” di Molière, qui attualissima in veste “happy hour”. L’eco di un’imbeccata fondamentale - “chi siamo e perché siamo qui?” – annega nei bicchieri e nel suono de La Boheme, mixata in chiave lounge da un dj in scena, intento alla consolle per un consueto ritrovo di artisti, intellettuali e radical chic. Ci sistemiamo sugli sgabelli che occupano diagonalmente il centro di questo palco/vernissage/happening, uno di quegli eventi dove succede tutto e niente, tra immagini, opere sparse e un ragazzo che legge inchiodato a una parete, in un quadro vivente che cita Cattelan.misantropo3
Popolano questo non-luogo gli acrobati del vivere sociale, sfrenati esibizionisti della retorica, dei sorrisi in faccia e del veleno alle spalle, parlando, sparlando e dimenandosi ridanciani in mezzo agli sguardi di un pubblico illuminato e costretto a guardarsi in faccia, muto, stupido e compiacente, ma involontario e inquietante protagonista di una recita che prosegue (ben) oltre la sala.
Francesco Frangipane dirige brillantemente, in tempi ritmati e perfettamente incastrati - tra un trenino e un “prosecchino!?” - questo ingegnoso e modulato coro di ipocrisie messe “in mostra”: spettegolate all’orecchio, scritte, cantate in versi poetici o sculettate nei dj set, poi, finalmente, svelate nelle crepe delle maschere pirandelliane (e “sorrentiniane” nel contesto mondano romano) di chi partecipa (Filinte, Oronte, Acaste, Eliaste, Clitandro, Arsinoè), domina (Celimene) o tenta miseramente di divincolarsi (Alceste) in questa grottesca orgia sociale.
Esuberante e intelligente la perfomance degli attori, esilarante nei duelli spietati a colpi di gossip, sputtanamenti e malignità tra due esperte matrone da salotto, ma emozionante e intensa nell’impatto con le svelate verità di uno spettacolo da vedere e da vivere, e da cui uscire tutti un po’ “misantropi”.

Giulia Sanzone 6/10/2016

Foto: Manuela Giusto

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