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Un’insegna al Teatro Lo Spazio di Roma per accendere la speranza

Mascherine fastidiose e timore da contagio sono i protagonisti inattesi della riapertura dei teatri, una ripresa repentina camuffata da un’apparente ritorno alla normalità. «Riaprire il 15 giugno per i teatri, non significa uscire dalla crisi. La crisi per noi è solo cominciata. È pur vero che il teatro si può fare con la fantasia, con l’energia, con la creatività. In un garage, piuttosto che nel cortile di un condominio, ma anche per questo c’è necessità di investire economicamente, senza ricorrere sempre al sacrificio e allo spirito di adattamento degli artisti, che devono spesso elemosinare spazi e raschiare pentole già consumate». Le parole di Manuel Paruccini, neo direttore artistico del Teatro Lo Spazio, descrivono lo stato d’animo dei lavoratori dello spettacolo, creatori di bellezza senza alcuna tutela o garanzia. 

Una direzione artistica cominciata poco prima della pandemia e interrotta da un virus imprevedibile che diventa soggetto performativo della realtà. La sala teatrale, riferimento culturale del quartiere San Giovanni da oltre un decennio, ha subito l’arresto dei primi interventi già attuati dal neo direttore Paruccini, con la collaborazione artistica di Riccardo Casertano. Nonostante la stasi forzata, la squadra organizzativa intende mostrare la propria luce attraverso un gesto notevole e rilevante. «Sono stato un ballerino professionista - dichiara Manuel - sono abituato a cadere e a rialzarmi, ed è per questo che con l'inizio della Fase2 il mio primo pensiero è andato alla nostra nuova insegna, ferma in magazzino, che sarà montata e tenuta accesa, come concreto segno di speranza per tutti i lavoratori del nostro settore». Un’azione simbolica per la ripartenza concreta e desiderata di un palcoscenico che nel corso degli anni ha ospitato grandi nomi del teatro contemporaneo, da Roberto Herlitzka, Enzo Iacchetti, Pino Ammendola a Giuseppe Manfridi, Mascia Musi e la Palma d'Oro a Cannes Marcello Fonte. 

Spettacoli sperimentali e un considerevole spessore culturale continueranno a essere cifre distintive di uno spazio Off che intende ripartire in modo giusto e coscienzioso. Quella luce accesa diviene dunque segno di una ripartenza metaforica, una piccola lucciola che aiuta a trovare la strada nel buio della notte.

Laura Rondinella  27/05/2020

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