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Milano: al Teatro Manzoni una storia che ruota tra amore, amicizia e tradimenti

Conciso, ironico, senza fronzoli e banali sentimentalismi, così possiamo definire “Tradimenti”, testo del 1978 del drammaturgo inglese Harold Pinter, tra le sue opere più osannate. La regia è quella di Michele Placido, protagonisti sono tre interpreti di prestigio come Ambra Angiolini - nel ruolo di Emma - Francesco Biscione, in quello di suo marito Roebert, e Francesco Scianna - nei panni di Jerry, amante della prima e miglior amico del secondo. Il soggetto è quello di un ménage a trois che mette in crisi amore e amicizia. In questo spettacolo, infatti, il racconto del tradimento è analizzato su tre piani: quello della moglie nei confronti del marito, quello tra migliori amici e quello del marito stesso che si manifesterà altrettanto infedele. La tecnica del racconto utilizzata è quella del flashback: iniziando dagli eventi più recenti, i protagonisti ripercorrono a ritroso la loro storia, dall’ultimo incontro al primo.Tradimenti2
La nebulosa vicenda ha inizio nel 1977 e si presenta al pubblico rendendo palese una storia ormai finita, per poi raccontarne l’origine nel 1968, attraverso nove scene in cui Pinter sperimenta tutte le possibili combinazioni tra i tre personaggi. Ogni situazione diventa pretesto per accendere provocazioni, in cui permane l’incertezza su chi sia a conoscenza di cosa. In un elegante gioco logico fatto di dialoghi brevi ed evocativi, si parla di qualcosa per far intuire qualcos’altro. Il pubblico, che conosce il finale sin dall’inizio, intuisce, anche nelle scene del passato, i sintomi del fatale fallimento della storia. In questa direzione si muove anche la scenografia, ad opera di Luca Amodio. Sembra infatti evocare l’assenza di chiarezza e trasparenza delle chiacchierate: tutto emerge abbastanza lacerato e incompleto, ed i tre grandi specchi, quasi appannati e discreti, vengono utilizzati anche come schermo per le videoproiezioni e non palesano mai nitidamente la realtà.
Ambientata tra Londra e Venezia, “Tradimenti” nasce in realtà da uno spunto autobiografico, quello della lunga relazione extraconiugale dell’autore, premio Nobel nel 2005. Partendo da un dialogo che sancisce la fine del sentimento e compromette i tre protagonisti, l’autore si interessa di generare confusione nella percezione dello spettatore con un gioco al contrario. L’arco temporale copre un periodo che rivoluzionò il comportamento di un’intera generazione di giovani e la menzogna diviene, in questo caso, la chiave per una illusoria libertà di coppia.
La storia di quegli anni, come ha sostenuto il regista Michele Placido, ci parla di amori finiti, ma soprattutto di tradimenti politici, ideologici e sociali; “Tradimenti” potrebbe anche essere interpretato come una sorta di fallimento di un’utopia rivoluzionaria, si parla di un amore già morto, attraverso cui è fotografata tutta un’epoca. Attraverso i sentimenti quali amore, amicizia, fiducia, complicità, l’incontro tra i tre protagonisti si scopre come la caduta di un sogno. Siamo di fronte non solo ai tradimenti in campo sentimentale, ma anche in termini di amicizia e di lavoro. Piani narrativi resi abilmente dalla scenografia che ci presenta alternativamente l'appartamento di Emma con il marito Robert e quello di Emma con l'amante Jerry, aiutando nella comprensione dell’andamento (e della fine) della relazione. Sui grandi specchi, compaiono delle date, che ci suggeriscono le fasi temporali del racconto, con la rappresentazione di fugaci attimi che ci testimoniano di quanto sia difficile la vita coniugale e che forse, ironicamente, andrebbe affrontata con un rapporto a tre.

Adele Labbate 23/01/2017

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