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Tito/Giulio Cesare al Teatro Argentina di Roma: due tragedie per un unico spettacolo

Nato nel 2017 da un’idea di Gabriele Russo, in occasione del “Glob(e)al Shakespeare”, ed insignito del premio dall’Associazione Nazionale Critici di Teatro come miglior progetto speciale, Tito/Giulio Cesare ha debuttato a marzo al Teatro Bellini di Napoli, per poi andare in scena dal 7 al 12 maggio al Teatro Argentina di Roma. Lo spettacolo è strutturato in due atti distinti, ciascuno dei quali incentrato su una delle due figure storiche trattate e curato da un proprio drammaturgo e regista: il testo di Tito è stato scritto da Michele Santeramo per la regia di Gabriele Russo; Fabrizio Sinisi, invece, firma Giulio Cesare, per la regia di Andrea De Rosa.

Dopo anni lontano dalla patria e dalla famiglia, il generale Tito fa ritorno a casa. Marco Andronico, suo fratello, lo aspetta per annunciargli la nomina ad imperatore. Questo è il volere del popolo, a discapito dei principi Bastiano e Saturnino, legittimi eredi al trono. 811ebeb995a22870e562dc4cc35a49b1 XL
Tito, stanco di lotte decennali, rifiuta: desidera solo la normalità. Ma è una prospettiva irrealizzabile perché un nuovo campo di battaglia, il più decisivo e sanguinario, avrà luogo proprio all’interno delle mura di casa. Come trofeo di guerra, il generale ha portato con sé la regina del paese sconfitto, assieme ai figli e allo schiavo-amante. I figli di Tito chiedono vendetta a nome dei propri fratelli persi in battaglia, invocando la morte di uno dei prigionieri. A essere orrendamente trucidato sarà il figlio più piccolo, “il migliore perché quello con più futuro”: sarà la miccia di una inevitabile escalation di omicidi compiuti per vendetta, che porterà alla decimazione dei personaggi. Tito è, tra le opere Shakespeariane, la più cruenta: la volontà degli autori è porre lo spettatore di fronte ad una esasperante condizione di violenza. La scena dell’abuso di Lavinia e le varie esecuzioni sono caratterizzate da una fortissima componente splatter che sembra ribaltare la condizione del pubblico da semplice spettatore a complice passivo e silenzioso. Il colore rosso che timbra il corpo dei colpevoli è un espediente di forte impatto visivo che evoca il sangue versato in sacrificio. A scandire il ritmo della narrazione concorrono anche la musica, i costumi e le luci, in un alternarsi di pathos e amari sorrisi.

Giulio Cesare 1Fabrizio Sinisi opta per una lettura politica del testo shakespeariano, che è stato modificato in modo da ridurne il numero dei personaggi, preservando tuttavia i ruoli più adatti alla trasmissione del messaggio. È una trovata finalizzata ad una precisa riflessione sul ruolo dello Stato e delle figure che lo caratterizzano. Cesare perde la propria individualità per divenire l’immagine rappresentativa della res publica. Intanto Bruto, Cassio e Casca portano sulla scena tre visioni alternative del potere. Antonio, che fino a quel momento era rimasto sullo sfondo, ad evocare un ideale lavoro di sepoltura del corpo di Cesare, guadagna la scena, afferrando un radiomicrofono e rivolgendosi alla platea con atteggiamento da moderno entertainer. Si compie così un radicale cambio di tono dello spettacolo, che da epico assume contorni pop, nei quali riecheggia lo stile di Mario Martone, con cui De Rosa ha spesso collaborato.

Tito/Giulio Cesare costituisce un esperimento di riscrittura innovativa dell’opera classica, capace di rileggere in chiave contemporanea un testo classico ed universale, compiendo un’efficace analisi della società attuale e dei suoi risvolti socio-economici.

12/05/2019
Francesco Caselli, Federica Cucci, Lorenzo Ciofani, Valeria De Bacco, Silvia Piccoli, Noemi Riccitelli

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