Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

“The Night writer. Giornale notturno”: impeti emotivi incontenibili

Un tappeto di sale.
Un uomo solo.
una flebile luce artificiale.

Siamo nell’ autoritratto dell’artista Jan Fabre di “The Night writer. Giornale notturno”, l’assolo di Lino Musella presentato al Teatro Fabbrichino di Prato. Con la drammaturgia di Miet Martens e Sigrid Bousset, e la musica di Stef Kamil Carlens, lo spettatore si trova immerso in un vero e proprio flusso di riflessioni condotto per frammenti: pensieri, luoghi, annotazioni circoscritte in uno spazio e in un tempo attraverso cui si parla di inferni e paradisi interiori, di amore e dolore, di errori, del senso privato di bellezza. Temi intorno ai quali ruota l’arte e, in particolar modo, l’artista Jan Fabre con il suo approccio al mondo al quale si rivolge con sconfinate sensazioni e stati d’animo. Il testo, che comprende diverse pagine dei diari personali di Fabre, raccolti nei due volumi del “Giornale Notturno” (pubblicati in Italia da Cronopio) lascia emergere tutta la sensibilità dell’artista trattenuta nelle parole di quei pensieri che ha scritto quasi come un’eredità personale oltre le opere materiali. JANFABRETHE NIGHT WRITERValeria Palermo 690x460Emozioni e pensieri intimi si mescolano quasi come i colori sulla tavolozza, in maniera libera, dettagliata e autentica. La lettura del diario riflette il carattere dell’artista e permette di arrivare al cospetto di un substrato che consente di vedere le cose in maniera più chiara; si tratta di un flusso ininterrotto di esistenza, attraverso il quale Musella sfoga impeti emotivi incontenibili. In questo modo lo spettatore è portato dentro a un viaggio intimo di osservazione in cui il fine non è la risoluzione di un problema o la ricerca di risposte alle infinite domande che l’artista si pone, ma il modo di mettere una lente d’ingrandimento sui dettagli del mondo. Un’indagine, questa, che cadenzata dal ritmo delle frasi proiettate sullo sfondo, scandisce il tempo dello spettacolo ossessionato dalle riflessioni su ciò che lo circonda, da brillanti intuizioni o devastanti prese di coscienza, dalle eccitazioni con cui certi argomenti vengono trattati, da gesti estremi, crudeli, plateali o da pianti intimi e lacrime graffianti sul viso.  Lino Musella ci legge quegli appunti, davanti a un tavolo di vetro sorretto da due cavaletti: egli è insieme la voce dell’artista e colui in grado di vivere quegli stessi turbamenti; Musella ride, piange, fuma, ci guarda come a cercare un nostro consenso, sente il dolore di una cicca che si spenge sulla lingua. Si tratta di un’introspezione, di un’esibizione del sé intesa come rappresentazione stessa della vita come prima, assoluta, opera d’arte, di una forma, incondizionata ma illimitata, di comunicare in maniera libera e incorrotta.
Il sale che copre il palcoscenico lascia un po’ immaginare che quella scrivania si posi quasi su un tappeto di nuvole, come ad essere in una sorta di sogno in cui pensieri, urticanti, si sommano e ci agitano. E non è fuori luogo pensare al cielo parlando di Fabre, artista di straordinaria modernità «cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza»; pensiamo, per esempio, proprio ad alcune delle sue opere in cui si ritrova un direttore d’orchestra che dirige le stelle con la sua bacchetta, o all’acrobata che danza con una croce in equilibrio o, ancora, proprio l’uomo che con un righello misurava le nuvole.
Arte e temperamento di Fabre si fondono in questo Giornale Notturno, un viaggio disincantato tra inquiete domande e dure osservazioni fatto di tensioni e vitalità.

Laura Sciortino 28/3/2019

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM