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Al Teatro Vittoria “Carl – Una ballata”, storia nella storia: ma dove finisce una e inizia l’altra?

«Non si può essere una cosa per tutta la vita». “Carl – Una ballata” è la storia del cupo Carl e della sua spumeggiante moglie. È la storia di chi sono, di chi appaiono e di chi credono di essere. Perché in questa storia nella storia, in cui non si capisce dove termini una e inizi l’altra, fino alla fine realtà e racconto sono amalgamati in una trama misteriosa. Lentamente la verità si svela, tra comicità, poesia e dramma.

Lo spettacolo di Giulia Bartolini (che ne ha curato anche la regia) ha aperto alla grande la rassegna “Salviamo i talenti” del Teatro Vittoria: quattro serate, quattro progetti teatrali promossi da giovani attori, autori e registi. Al migliore (votato anche dal pubblico che acquisterà l’abbonamento per l’intera rassegna e assisterà a tutti e quattro gli spettacoli) andrà il Premio Attilio Corsini, pertanto verrà prodotto e inserito in cartellone per la stagione 2018/2019 del Teatro.

Tre gli attori in scena per “Carl – Una ballata”: una sempre deliziosa Giulia Trippetta (che si cimenta anche nel canto e nella recitazione dialettale), Luca Carbone nei panni del protagonista e Francesco Cotroneo, in un ruolo ambiguo e in bilico fino all’ultimo tra menzogna e immaginazione.

Carl – Una ballata” utilizza un allestimento scenico essenziale: un unico e massiccio mobile, con ripiani e cassetti, diventa lo stratagemma per strutturare la storia su più livelli e in più stanze. Così vediamo la Trippetta sbucare da un vano che funge da accesso alla cucina e Cotroneo e Carbone infilare la testa in fessure quadrate come fossero diversi uffici comunicanti di uno stesso edificio.

«Non chiamo per un contratto, volevo scusarmi per il ritardo, sto arrivando», dice una voce al telefono, squillato poco prima che Carl (scrittore per vocazione, di mestiere) e sua moglie stianoCarl una ballata mettendo piede fuori casa per andare a teatro. «Ma io non sto aspettando nessuno, stiamo uscendo», dice lui incredulo. «Ho le chiavi, entro da solo» taglia a corto il misterioso uomo dall’altra parte della cornetta. La storia si apre così, con questa telefonata paradossale che coglie i due sposi in un momento di tranquillità e quotidianità: lei si sta mettendo lo smalto alle unghie, lui sta scegliendo cosa indossare, innocentemente guidato (per così dire!) da sua moglie nella scelta. Quella al telefono è una voce che viene direttamente dal passato e che costringerà Carl a fare i conti con la storia della sua famiglia, con chi era prima di incontrare sua moglie e con chi i due sono diventati insieme, forse loro malgrado, forse senza neppure rendersene conto. L’eco del passato che il terzo personaggio porta con sé, insieme al conflitto e al capovolgimento delle certezze, diventa una storia tutta da scrivere per Carl, un romanzo che inizia così: «12 maggio, anno della Rivoluzione. Due ragazzini sulla sponda di un fiume pescavano con una piccola rete…». 

Man mano che la trama di questo romanzo (inventato, ma poi nemmeno troppo…) va avanti, scritto a sei mani dai protagonisti, emergeranno in Carl dolorosi ricordi e sofferte consapevolezze: in quel fiume qualcuno è morto e qualcuno è scappato. Fino al completo disvelamento della verità le carte in tavola vengono mescolate e rigirate, lo spettatore ride e si emoziona; viene condotto per mano nella piccola storia (quella del romanzo che Carl scrive col misterioso uomo che gli piomba in casa) e nella grande storia che fa da cornice (quella di Carl e sua moglie), fino a quando, nel finale, le due non si sovrappongono quasi annullandosi a vicenda.

Giuseppina Dente 31/05/2018

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