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Il teatro da portare verso l’anno che verrà

Un altro anno sta per finire. E’ tempo dunque di bilanci, progetti e propositi, annebbiati da un concentrato di speranza, sogni, e un inevitabile carico di paure e aspettative.
Per chi, come me, ha una vita indissolubilmente legata al teatro, e’ spontaneo trarre le fila anche dell’anno teatrale che ci stiamo per lasciare alle spalle, con le sue storie, i suoi protagonisti e il suo il carico di emozioni ed insegnamenti.
Di 365 giorni, circa 200, o poco meno, li ho trascorsi in un qualche teatro della Capitale, e non solo, spesso per lavoro, a volte per passione o puro piacere personale. Ho conosciuto persone e personaggi, intrecci, amori, dolori, ho pianto, tremato, sofferto, gioito, riso con loro, mi sono riconosciuta in situazioni, ho risolto nodi interiori, ho capito molto di me stessa e di ciò che mi circonda.
Tra commedie, drammi, danza, performance, determinati spettacoli sono passati inosservati, alcuni mi hanno lasciato ciò che dovevano e sono scivolati via, altri invece hanno segnato e scandito il mio 2019 e sono impressi nel mio cuore e nella mia mente verso il nuovo anno che verrà.
Sicuramente la trilogia a cura di Carrozzeria Orfeo, “ Animali da Bar”, “Cous Cous Clan”, “Thanks for Vaselina”, con le loro dimensioni borderline, lo stile crudo e ammaliante, le loro umanità perse e vinte dalla fredda esistenza, escluse, al limite, diverse, con delle forti mancanze affettive e morali, con delle sofferenze che covano dentro, di cui si nutrono sempre più.Nemico del popolo33 2
Il trionfo della primavera dell’anima, di fiori e colori de “ La Gioia” di Pippo Delbono, con la sua elegia che ci insegna ad attraversare il buio, la sofferenza, la diversità, perché siamo tutti germogli destinati a sbocciare quando verrà la nostra stagione. Il kolossal , per regia e interpretazione di Massimo Popolizio, “Un Nemico del Popolo”, che ha rispolverato un’opera minore di Ibsen innalzandola a capolavoro di attualità inaudita, con coprotagonista una Maria Paiato inarrivabile. La necessità e l’urgenza delle parole di Davide Enia e il suo “ Naufragio” e la lezione di teatro a teatro di Toni Servillo con la sua versione di “ Elvira” di Jouvet, alto esempio di metateatro, uno spettacolo da manuale che chiunque volesse approcciarsi al palcoscenico dovrebbe vedere. La drammaturgia dei sentimenti di” Ci vediamo all’Alba” di Zinnie Harris, vera e propria sinfonia a due voci che Sara Putignano e Francesca Ciocchetti , dirette magistralmente da Silvio Peroni, richiamando e rifacendosi al mito di Orfeo ed Euridice, delineano tracciando un affresco emotivo, sensibile ed empatico di quell’amore che sa di eterno e supera la morte.
L’imponenza scenica delle due tragedie che hanno animato il Teatro Greco di Siracusa: il fascino tutto visivo di “Elena “ di David Livermore su un letto d’acqua e paillette e il lacerante e ardente dramma delle donne in guerra nell’essenziale e potente “ Le Troiane”, diretto da Muriel Mayette Holtz.
Ancora il freddo silenzio dell’imprevedibile universo umano di “The dead dogs” di Jon Fosse, portato in scena da “La Corte Ospitale”, tra drammi interiori, malesseri inespressi, desideri sopiti, incomprensioni, intenzioni, incomunicabilità, imbarazzi familiari; oppure la letale arma dell’Indifferenza contro un passato scomodo che non si può omettere, nell’omonimo spettacolo del giovane e promettente regista e autore Pablo Solari; la leggerezza, il brio, l’ intelligenza emotiva del delizioso “ Bolle di Sapone” di Lorenzo Collalti; la riuscitissima impresa della graphic novel a teatro con Kobane Calling On Stage di Zerocalcare; la ripresa di un cult come “Tango Glaciale Reloaded”, che dopo trentasei anni e’ tornato a stupire confermando la grandezza di Mario Martone, o la trasposizione teatrale a cura di Andrea Baracco del celebre “Maestro e Margherita” di Bulgakov.
In ultimo, due spettacoli, che forse più di tutti hanno toccato e fatto vibrare le corde della mia anima: “Chet!” di Laura Tornambene e “ Io ti amo ( e’) senza altrove” di Elena Arvigo. Così diversi, ma in fondo così affini. Il primo e’ un raffinato monologo sulla vita e arte del celebre jazzista e trombettista Chat Baker, il secondo è uno studio su “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes e le poesie di Livia Candriani, eppure entrambi si possono leggere come una riflessione sull’amore ( nel suo senso più ampio), la sua potenza e dolore, ricreata e vissuta in scena attraverso la testimonianza di una esistenza lacerata da una fervida passione, in un caso, e tra filosofia e poesia, nell’altro. Due assoli che commuovono, sospendono il tempo e annullano la dimensione temporale, grazie ai rispettivi interpreti, Giovanni Arezzo e Elena Arvigo, dotati di quella presenza e sensibilità scenica e interpretativa, di quel “fuoco sacro” in grado di far provare sulla pelle degli spettatori le emozioni e le vibrazioni del testo e dei loro personaggi, di far accadere quel “qualcosa” in scena, di far compiere il vero miracolo del teatro.
Allo scoccare della mezzanotte, quindi, questi saranno gli spettacoli che porterò con me verso il nuovo anno che verrà, e che spero di poter rivedere, riassaporare, rivivere, poiché, proprio come i giorni del calendario, gli spettacoli possono ripetersi, sempre uguali, ma sempre diversi.
Per il resto, mi auguro di poter continuare a sorprendermi con altre e nuove drammaturgie che mi facciano perdere in un’idea, innamorarmi di una storia, comprendere meglio il nostro esistere.
Mi auguro un teatro vivo, che sposi l’innovazione senza perdere la tradizione. Un teatro più giovane, che valorizzi i nuovi talenti. Un teatro libero, che rappresenti la realtà e ce la descriva senza filtri. Un teatro che denunci i malesseri e le piaghe del nostro tempo. Un teatro che abbia un’urgenza e una necessità, che ci faccia vivere in scena ciò che non riusciamo a comprendere nella vita di tutti i giorni. Un teatro che ci emozioni, ci istruisca, ci salvi e ci faccia uscire dalla sala cambiati, in qualche modo diversi.
Il teatro e’ politica, e’ società, e’ cultura, e’ psicologia, e’ filosofia, e’ melodia, e’ poesia, e’ vita... E solo se c’e’ un buon teatro, può esserci una buona vita, solo se vediamo del buon teatro, possiamo vivere bene.
Buon anno nuovo, buona vita, buon teatro che verrà. Auguri!!

Maresa Palmacci 29-01-2019

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