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"Teatro, dunque siamo": ecco la nuova stagione del Teatro di Roma


Il teatro di Roma riparte da Pasolini: il primo segmento della nuova stagione presentata pochi giorni fa vuole riportare all’attenzione il “poeta corsaro” a quarant’anni dalla sua morte tragica, il 2 novembre 1975, avvolta ancora nel mistero. Il 2 novembre 2014, Fabrizio Gifuni regalò le emozioni delle pagine di Ragazzi di vita, in un Teatro Argentina affollato all’inverosimile, e per il 2 novembre prossimo è in costruzione Una giornata con Pier Paolo Pasolini, mentre al Teatro India andrà in scena un nuovo lavoro commissionato a Giovanna Marini, Sono Pasolini, con Vinicio Marchioni e un coro di cantori e musicisti.
Sempre all’ India seguirà Il Vantone, ovvero la riscrittura del Miles di Plauto, con Ninetto Davoli, accanto a un “solo” di Francesca Benedetti, una danza choc di Enzo Cosimi, un rito in roulotte del Teatro delle Ariette;
mentre all’Argentina ecco Calderón, per la regia di Federico Tiezzi, una produzione del Teatro di Roma con il Teatro della Toscana, e la nuova creazione di ricci/forte, PPP Ultimo inventario prima di liquidazione, che chiuderà la stagione.
L’anno pasoliniano si completerà però nell’ottobre 2016 con la messa in scena di Ragazzi di vita, diretta da Massimo Popolizio (attore-regista che apre anche questa stagione dirigendo Il prezzo di Arthur Miller, con Umberto Orsini). L’intera area di India, un paesaggio assai “pasoliniano”, sarà intitolata a lui, mentre nella primavera del 2016 vorremmo che un treno percorresse l’Italia, dai paesaggi arsi del Friuli ai calanchi della Lucania, con partenza da Udine e approdo a Matera, la città del suo Vangelo, con una vera e propria drammaturgia viaggiante e tappe in diverse città.
Guerre, conflitti, terrorismi è il progetto che vuole ricordare l’ecatombe della Grande Guerra (Baliani, Bucci, Cederna, Galli, Gilmore, Perrotta, tre attori e tre attrici), e ammonirci sulle violenze di oggi, dall’Iran (Chiudi gli occhi di Patrizia Zappa Mulas, nostra produzione), alla confluenza delle nuove generazioni verso il radicalismo islamico (Punk Islam di Roberto Scarpetti, anche questo prodotto dal Teatro di Roma), passando per Figli senza volto di Animanera, sul terrorismo italiano.
Le donne sono protagoniste assolute della stagione, come autrici, interpreti, registe, soggetti: Veronika Voss di Fassbinder, dallo schermo al palcoscenico, grazie ad Antonio Latella; le 11 operaie capeggiate da Ottavia Piccolo in 7 minuti di Stefano Massini, per la regia di Alessandro Gassmann; Francesca Comencini dirige 6 interpreti per 6 storie al femminile per ridare vita ai 335 uomini sacrificati alle Ardeatine; il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi è interpretato da Ermanna Montanari; mentre la grande Giulia Lazzarini (protagonista di Mia madre di Nanni Moretti) è Rita Levi-Montalcini; Nicoletta Braschi è la Winnie di Giorni felici; Lucrezia Lante della Rovere si appropria della vita sregolata di Misia Sert; Anna Bonaiuto è Cristina di Belgioioso; Elena Bucci, Marta Galli, Marta Gilmore si misurano con una faccenda da uomini, la Guerra; Federica Fracassi è la moglie di Goebbels; una vittima dell’acido solforico è protagonista di Chiudi gli occhi, scritto, diretto e interpretato da Patrizia Zappa Mulas; Mascia Musy è Nora di Casa di bambola, diretta da Emanuela Giordano; Maria Paiato e Arianna Scommegna sono Due donne che ballano, condotte da Veronica Cruciani. Su tutte aleggia, in un modo o nell’altro, e con diverse sfumature, la “febbre” di vita di Sarah Kane (Crave, per la regia di Pierpaolo Sepe).
Roma è protagonista di un polittico tutto per sé: ritorna il Ritratto di una Capitale, il grande affresco, un’epica contemporanea, che scosse e entusiasmò lo scorso autunno e che riappare in formato tascabile, con sei tasselli scritti da Valerio Magrelli, Fausto Paravidino, Roberto Scarpetti, Elena Stancanelli, Daniele Timpano e Elvira Frosini, Mariolina Venezia e un prologo di Franca Valeri, mentre un altro tassello è diventato spettacolo: Altrove di Paola Ponti. Il presente ha radici lontane, nel passato del Ventennio, con L’Esposizione Universale di Squarzina (che ritorna all’India a grande richiesta dopo il successo dello scorso giugno), e con l’oratorio tutto al femminile Tante facce nella memoria, dedicato all’eccidio delle Ardeatine, una delle ferite più dolorose che ha segnato la storia di Roma. Visto che l’archeologia ha risvegliato i romani, ecco per loro Rome l’hiver, il monologo di Noel Casale.
Sconquassi americani propone un dittico dedicato a Arthur Miller, composto da Il prezzo e da Morte di un commesso viaggiatore con Elio De Capitani, con accanto Lo zoo di vetro di Williams, diretto da Arturo Cirillo. Sono tutti Affari di famiglia, con in più un flash sul presente (Father and son di Serra con Claudio Bisio), e affondi nel passato (Medea, Orestea, Preamleto fino a Casa di bambola).
Arte in scena scruta Michelangelo (Antonio Piovanelli), Rothko (Ferdinando Bruni) e Misia Sert (Lucrezia Lante della Rovere). Teatri del Sacro compone una edizione speciale pensata per il Giubileo con una decina di proposte fresche di creazione, nella quale accogliamo Vangelo di Pippo Delbono. Il Teatro che danza propone una vetrina italiana: Enzo Cosimi, Virgilio Sieni, Alessandro Certini, Julie Ann Anzilotti, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, dopo le proposte internazionali di Romaeuropa, sia all’Argentina che all’India.
Il teatro fa grande! presenta le nostre produzioni: Foodball tratta di cibo (in occasione di Expo Milano 2015), il Genio da Vinci è protagonista di Leo, mentre il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli propone Purgatorio e Carosello Italiano, l’arte antica delle marionette torna con la celebre Compagnia dei Podrecca; e, dopo che 20 mila bambini hanno cantato Traviata lo scorso maggio, le giovani ugole si metteranno nuovamente alla prova in Cenerentola, in omaggio a Rossini, il cui Barbiere debuttò proprio all’Argentina duecento anni fa (20 febbraio 1816) e che ricorderemo con un evento speciale.
Una stagione che si rispetti non può trascurare i titoli che hanno fatto la storia del teatro, magari riletti con sensibilità di oggi. Classici? Mai così moderni propone un dittico da Pirandello, composto dai Giganti secondo Roberto Latini e Il berretto a sonagli secondo Valter Malosti, il Candide secondo Fabrizio Arcuri, l’Orestea secondo Luca De Fusco (in attesa che un sogno si realizzi: rimontare l’Orestea di Peter Stein e quella di Castellucci), l’Odissea nella quale ci fanno viaggiare Eva Cantarella e Giovanna Bozzolo. Mentre a Shakespeare, già omaggiato con ben 11 titoli nella passata stagione, sono dedicati il Lear secondo Bond e il Preamleto inventato da Michele Santeramo. Ma c’è pure Goldoni (La bottega del caffè rivisitata da Scaparro) e Beckett (Giorni felici con Nicoletta Braschi).
Ultime notizie, oltre all’aggiornamento sul rapporto fra padri e figli ai tempi di internet e del cellulare (Serra e Bisio), al tema del lavoro di 7 minuti e del Ritratto di una Nazione, la libertà secondo Aung San Suu Kyi e la violenza della Shari’a iraniana di Chiudi gli occhi e di Punk Islam, ecco The Pride di Alexi Kaye Campbell, in prima italiana, diretto e interpretato da Luca Zingaretti, sull’omosessualità, per ritornare a noi, alla Roma di oggi, di Ritratto di una Capitale.
Nell’anno dell’Esposizione Universale di Cibo, a Milano, la nostra stagione si apre con un triplice omaggio al Teatro delle Ariette, che da 25 anni pungola il teatro ordinario con i suoi riti che mescolano teatro e vita, il lavoro della terra e il ritorno al grado zero del teatro: Teatro da mangiare? è banchettato sul palcoscenico dell’Argentina mentre l’ultima creazione di questa originale esperienza, Sul tetto del mondo, va in scena all’India a fine stagione, passando per il ritiro in roulotte dedicato a Pasolini, già annunciato. Il nuovo paesaggio teatrale è dedicato alla Patria: Ritratto di una Nazione indaga lo stato del lavoro in Italia, con 20 scene dalle regioni della penisola, nel format collettivo e che sfida il tempo già testato con il Ritratto di una Capitale: nuovamente alla regia Fabrizio Arcuri, 20 gli autori coinvolti, la colonna sonora live di Mokadelic e le scenografie virtuali di Luca Brinchi, Roberta Zanardo/Santasangre e Daniele Spanò.
Così il Direttore Antonio Calbi
“Questo il nostro viaggio teatrale che vorremmo condividere con voi. Che amiate il posto fisso o surfare in libertà, che vi piaccia classico o con brio, che vi nutriate di storia o desideriate comprendere il nostro presente sballato, l’importante è partecipare. TEATRO DUNQUE SIAMO.”

Adriano Sgobba 09/07/2015

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