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2016: riflessi e riflessioni di un anno di teatro, II parte

In questo secondo capitolo della nostra rassegna di schegge dal palcoscenico, raccogliamo esperienze visive che arrivano dagli spazi off e dai festival: come sempre nessuna classifica, ma l’intento di restituire un riflesso che sia eterogeneo, come lo è – nel bene e nel male e al netto delle mille polemiche e difficoltà – la scena contemporanea.

Mario Perrotta, “Verso terra”, Salentoversoterra3
La terra salentina pulsa, batte, pompa forte il sangue nelle vene dei suoi figli; figli naturali, figli raccolti dal mare, figli che scappano, figli che ritornano, figli che sbarcano. Mario Perrotta abbraccia la sua terra per una tre giorni intensa dedicata al tema delle migrazioni: con “Verso terra – A chi viene dal mare” spreme un argomento caldo e delicato, racconta le storie, i volti, i sogni mancati, le intenzioni, i destini segnati dei migranti che hanno solcato le rive e i cammini pugliesi. Storie ormai note, come quella della donna albanese Lireta, a cui è dedicata l’ultima delle tre parti che vanno a formare l’intensa e vibrante drammaturgia.

Armando Punzo, "Dopo la Tempesta", Volterra Teatro Festivalvolterra1
Rivolta, passione, sangue, nervi che si snodano tra le croci e le scale che fanno da rifugio e limitazione agli attori della Compagnia della Fortezza. Per il trentesimo di Volterra Teatro Festival, Armando Punzo sfida il tempo e, al tempo stesso, resiste ad esso con l’unico elemento che rende uguali chi sta fuori e chi vive dentro al carcere di massima sicurezza, l’umanità. Con “Dopo la Tempesta” l’indagine sull’uomo passa da Shakespeare, si serve di Shakespeare, sviscerando, in modo aulico e colmo di pathos, i suoi drammi, la sua esistenza, le sue intuizioni.

Yoann Bourgeois, “Celui qui tombe”, Tanz im August (Berlino)berlino3
È un piccolo residuo di umanità quello che il coreografo francese porta sul palco della Haus der Berliner Festspiele, una mini-società alla deriva formata dai sei straordinari performer intenti a raccontare i passaggi di una vita complicata. La drammaturgia, commovente ed essenziale, è un viaggio tra acrobazie vertiginose e intensi momenti catartici a svilupparsi, in un tragico crescendo, sull’enorme pedana basculante - un po’ altalena, un po’ ghigliottina. A manovrarla un deus ex machina spietato, che muove le fila delle loro esistenze affaticate lanciate a grande velocità verso una fine nota, come annuncia il titolo.

Giulia Focardi

Rosario Lisma, "Peperoni difficili", Teatro Vascelloteatro2016nastasiapeperoni1
La Verità come bene assoluto, primario. La Verità che è bene anche quando rivela il male. Una Verità che sviscera, sveste e violenta la realtà. Giocoso carnevale di vittime dell’amore o, meglio, degli inganni di cui si macchia chi ama: la Verità di “Peperoni difficili” è il vessillo di chi si autoproclama giusto e che cova una tale ansia di santità da rifiutare l’assoluzione: solo una parola, l’ennesimo specchio su cui riflettere ciò che risponde all’opportunità del momento.

Giorgia Mazzucato, "Guerriere", Teatro Argot Studioteatro2016nastasiaguerriere2
Angela. Eva. Franca. Tre donne, una sola interprete. Seguendo una tendenza propria anche della storiografia contemporanea, Giorgia Mazzucato porta in scena la Grande Guerra servendosi dei grandi nomi come il tappeto ritmico di una ballata. Una guerra che ha reso l’Italia un paese di donne, che ha messo loro i “pantaloni”, che le ha scaraventate fuori dal focolare e messe tra le linee di produzione in fabbrica. Ché “la vita bisogna farla andare avanti perché da sola non si muove”.

Chiara Arrigoni, Francesco Toto, Audizione Teatro dell’Orologio – Festival Contaminazioni 2016teatro2016nastasiaaudizioni3
Richiesta bella presenza, disponibilità illimitata ed essere sieropositivi. Il palco, in un moto ascendente che si dipana nelle voci dei personaggi, si trasfigura in un ring dove gli scampoli della memoria sono ganci e le parole destri precisi. La soluzione è in un gioco ad informazione completa. Uno spettacolo sulla disperazione che non lascia spazio alla paura, in cui non vince il più forte ma il più cattivo. O, forse, chi ha perso l’umanità nel momento in cui l’umanità l’ha tradito. Lo spettacolo ha ricevuto il riconoscimento dalla Giuria Artistica al recente “Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro” di Udine.

Francesco Alberici, "SocialMente", Centrale Preneste – Teatri di Vetro 2016teatro2016nastasia4
Uno schermo ad alta risoluzione sull’alienazione da social network, sull’ansia da condivisione, sulla paranoia da comprensione. “SocialMente” narra degli schiaffi alla razionalità che i millennials infliggono e si auto-infliggono ogni giorno davanti a uno schermo, abbandonandosi a stordenti overdose di desideri e speranze. Quegli occhi come vuoti a rendere che vogliono urlare, erti sulle cime delle classifiche di gradimento, “Oggi sono io”.

Federica Nastasia

“BluTeatro”, Luca Bargagna, "Il dono", Teatro dell’Orologiodono
Un’ opera corale, giovanile, energica, così come “Il dono”, spettacolo tratto da “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace, portato scena al Teatro dell’Orologio dalla compagnia under 35 “BluTeatro”, con la regia di Luca Bargagna. Uomini e donne si lasciano andare al flusso dei fantasmi che popolano la propria psiche e che, trasformatisi in parole, vengono espulsi, quasi vomitati senza limiti in una sorta di intervista con le sembianze di una seduta psicanalitica. Tormenti, perversioni, incubi, manie, segreti e ossessioni si rincorrono creando un vortice di stati d’animo, una realtà allucinata e allucinante resa da una regia di impatto, che punta molto sulla forza espressiva degli interpreti, i quali si fanno portavoce di personalità profondamente turbate e complesse.

Maresa Palmacci

Dino Lopardo, "Trapanaterra", Teatro dell’Orologio - Festival Contaminazioni 2016teatro2016trapanaterrasidonio
Quella di Lopardo è una riflessione attenta, ironica e rabbiosa sul significato di radice. La nostalgia diventa musica, fatta non solo di strumenti ma di parole, quelle del dialetto del sud. Nulla è sbagliato nella geometria sublime composta dai tubi sonori – accesi da Mario Russo – e canti dimenticati, giochi d’infanzia che si spengono amaramente quando si cerca invano la densità emotiva del ritorno in chi non se n’è mai andato.

Daniele Sidonio

Davide Tassi, "L’Intruso", Teatro Planet – Doit Festival 2016teatro2016intrusosgobba
Sbatti il mostro in prima pagina: prendendo in prestito il titolo di un celebre film di Marco Bellocchio, si può spiegare l’operazione – fendente e profonda – dello spettacolo “L’Intruso” di Davide Tassi. Siamo ormai tutti “social-mente” schierati, sempre pronti ad additare e sentenziare sulla scorta di un “virale” comune sentire. A teatro però, un reietto, un criminale, un pervertito possono attirare nel tranello della superficialità lo spettatore che, senza lo scudo di una bacheca virtuale, è costretto a basarsi solo su quanto vede. Ecco allora che il monologo di Tassi, che vira dalla sociopatia sulla pedofilia come in un confessionale da palcoscenico, ci pone di fronte un interrogativo cruciale: abbiamo davvero il coraggio, la forza di giudicare?

Manuela Rossetti, "Citizen X", Teatro Planet – Doit Festival 2016teatro2016citizensgobba
Precarietà, frustrazione, senso di inadeguatezza: tre costumi dell’esistenza contemporanea che, se “indossati” da una donna, amplificano il loro senso, allargano il loro significato. Manuela Rossetti, attraverso una regia di gusto espressionista, fondendo parola, linguaggio estetico del cinema e del fumetto, ordisce una partitura drammaturgica efficace in cui è inevitabile riconoscere un’istantanea fedele della società della burocrazia, delle opinioni e dell’annullamento dell’inclinazione passionale verso il lavoro, della fine del libero arbitrio.

Adriano Sgobba

Adrien M & Claire B, "Cinematique", Teatro Vascello – Romaeuropa 2016Cinematique3
"Qual è la consistenza dei sogni?" si domandano Adrien M & Claire B, che incantano il Vascello per Romaeuropa con un’esperienza abbagliante. “Cinèmatique” cerca la risposta dentro effetti di pura luce, materia eterea ma visibilissima a chi assiste stupito al connubio tra danza, arti giocoliere e le potenzialità di un software. Il paesaggio virtuale ci entra nell’anima, evocato dalla scenografia interattiva che inghiotte i due corpi che ora fuggono da correnti oscure, disegnano meteore, si nascondono dentro una cascata di stelle con vortici di lettere e parole da inventare, in una coincidenza visionaria tra luogo reale e spazio digitale.

Giulia Sanzone

Valeria Moretti, “L’amore impaziente”, Chiesa Degli Artisti - I Teatri del sacro 2016teatro2016cestie

2016: anno di Giubileo, anche a teatro. Per la rassegna “I Teatri del Sacro”, è andato in scena “L’amore impaziente” di Valeria Moretti. Protagonista è Daniela Poggi nelle vesti dell’amante-amata di Cristo. Donna voluttuosa, mistica ispirata, fedele devota al Signore, la Poggi esprime la mutevole forma dell’amore della donna. Complice la peculiarità del luogo (La Chiesa degli Artisti di Roma) lo spettacolo diviene un’esperienza visiva e uditiva in cui l’Amore nella sua accezione sacra incontra la sua forma più terrena e, forse per questo, legittima.

Gertrude Cestiè

27/12/2016

Foto di copertina: "Verso terra" di Mario Perrotta

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