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Teatri Reagenti presenta "Le Sorelle Prosciutti" al Roma Fringe Festival

Le Sorelle Prosciutti è la storia di una famiglia di Langhirano che per cinquant’anni “ha fatto i prosciutti più buoni del mondo” nel prosciuttificio più famoso della provincia parmense, fondato dal partigiano Leonildo Fassoni. Lo spettacolo, in scena al Roma Fringe Festival dal 24 al 26 gennaio alla sala B dell’Ex Mattatoio-La Pelanda, prende forma dalla storia familiare di Francesca Grisenti, autrice del testo teatrale con Eva Martucci (entrambe protagoniste) e Massimo Donati, quest’ultimo anche in veste di regista. Tutto ciò che occorre alle due interpreti sulla scena è una sedia e la propria voce, per accompagnare il pubblico in un piacevole viaggio attraverso mezzo secolo di storia italiana.Le Sorelle Prosciutti Dal secondo dopoguerra agli anni duemila, il prosciuttificio di famiglia è stato “prima povero, poi ricco e poi vuoto”, vittima dei tempi che cambiano, della tecnologia che avanza e della globalizzazione, che hanno stravolto il lavoro, un tempo artigianale, per renderlo prima industriale e poi precario.

Francesca – interrotta di continuo dal suo irriverente alter ego – condivide ricordi dolci e ricordi amari, racconti della mamma e aneddoti di famiglia, con la voce velata di malinconia per quei tempi andati e quel buon profumo di prosciutto. Lo scambio verbale tra i due personaggi, giocoso e divertente, sfrutta sapientemente la sintonia tra le due interpreti, regalandoci momenti di genuina emozione e ben più di un sorriso, con la messinscena di simpatici stacchetti sulle musiche iconiche degli anni ’80 e ’90. La vicenda del prosciuttificio Fassoni traccia quindi un excursus di circa cinquant’anni di storia: dagli anni del boom economico, quando “per pudore non si ostentava ricchezza”, agli anni novanta, quando “tutto sembrava possibile”, fino ai primi anni duemila, quando la concorrenza spietata ha costretto l’azienda familiare a chiudere.

Le Sorelle Prosciutti non è una critica alla modernità, ma semplicemente una riflessione sull’impatto che il progresso ha avuto sul mercato del lavoro nel nostro paese. Il testo di Grisenti, Martucci e Donati si colloca perfettamente nel progetto di teatro civile della compagnia Teatri Reagenti che, con sensibilità, ha rielaborato il vissuto di tre generazioni di prosciuttai per trattare il tema del lavoro, di come questi sia mutato dalla seconda metà del novecento ad oggi (sfruttando anche gli avvenimenti interni all’azienda per accennare ad un confronto tra i due modelli femminili della donna operaia e della casalinga). Le Sorelle Prosciutti sebbene sia il racconto del dignitoso fallimento di un’azienda nostrana, si presenta soprattutto come la celebrazione del successo di una famiglia che ha affrontato le trasformazioni del nostro paese e, sebbene ferita, ha saputo cavarsela, puntando lo sguardo, speranzoso, al futuro della nuova generazione: tra loro c’è chi ha cambiato strada e chi sogna un nuovo prosciuttificio, ma non Francesca, lei il prosciutto non lo sa fare, però doveva raccontarlo, perché dopotutto “a chi non piace il prosciutto?”.

Silvia Piccoli 25/01/2019

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