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Grande successo per la prima romana dell’omonimo musical in scena dal 07 al 31 marzo al Teatro Brancaccio e nuovamente in tour sui più importanti palcoscenici italiani nella full version con orchestra dal vivo. Adattamento della pellicola di Elliot del 1994 Priscilla – La regina del deserto vincitrice di un Premio Oscar, il musical del 2006 racconta l’avventuroso viaggio nel deserto australiano di due drag queen e una transgender a bordo dello sfavillante autobus ribattezzato proprio Priscilla.
L’allestimento diretto da Simon Phillips mantiene fede alle coloratissime atmosfere del film, portando in scena un cast affiatato e sempre sulla cresta dell’onda con oltre 500 cambi di costumi, in un tripudio di paillettes e boa fiammanti. L’orchestra c’è ma non si vede, gli otto musicisti faranno la loro comparsa solo alla fine dello spettacolo per raccogliere i meritatissimi applausi. Il mix fra costumi curati nel minimo dettaglio e un ensemble di performer coordinati all’ultimo respiro trova la sintesi perfetta nella mastodontica (a maggior ragione se si pensa ad una produzione italiana) scenografia di Brian Thomson. L’autobus sul quale i tre amici affrontano il deserto, la grande scarpa glitterata sul tetto, la sfera a specchi che governa dall’alto la platea colorandola di effetti cangianti sono solo alcuni degli esempi di un allestimento di tutto rispetto che punta all’inclusività dello spettatore nelle vicende danzate e cantate in scena.
Protagonista e fil rouge del musical è sicuramente la musica, con i 25 successi internazionali dal sapor anni ’80 e non solo cantati dai protagonisti o armonizzati dalle tre performer che interpretano le favolose Divas appese alla graticcia, aleggianti ed eteree. Ci si scatena sulle note di It’s raining men, Don’t leave me this way, Material girl, Go west, I will survive, Hot stuff e molte altre, prestate alla vicenda e inserite perfettamente nel contesto drammaturgico.
Tick (Cristian Ruiz) convince l’elegante e matura amica Bernadette (Manuel Frattini) e lo scatenatissimo e muscoloso Adam (Mirko Ranù) a lasciare Sidney alla volta di Alice Springs per esibirsi al casinò della città. Ciò che non dice è che il vero motivo del viaggio è la voglia di conoscere finalmente il figlio, un dolce bambino di sei anni avuto dall’ex moglie. I tre si mettono alla guida di Priscilla portando con sé bauli pieni di costumi e trucchi di ogni genere e tanto, tanto champagne e affrontano la lunga traversata del deserto australiano. Durante il viaggio fanno fronte a diverse peripezie, sperimentando sulla propria pelle il bigottismo della gente di paese e aiutandosi l’un l’altro nelle difficoltà. Manuel Frattini, colui che forse si può considerare a ragione uno dei più bravi e quotati performer del musical italiano, interpreta la maturità e l’eleganza del trasngender Bernadette con un savoir faire ammirevole. Cristian Ruiz, già interprete di Tick nella versione precedente, ben si presta a disegnare le diverse sfaccettature di un personaggio profondo e combattuto tra la voglia di essere sé stesso e i doveri che la vita gli pone di fronte. Esilarante e virtuoso nella padronanza scenica e coreografica Mirko Ranù, istrionico performer.
Il trio dei protagonisti risulta pienamente affiatato, le performance che si susseguono restituiscono al pubblico una vicenda spumeggiante, intrigante e divertente ma anche amara dietro il sorriso, ponendo in luce caldi temi scottanti ancora oggi.

Erika Di Bennardo
09/03/2019

È il 1908 quando Robin Hood, eroe del folklore inglese, fa la sua comparsa in un film muto di Percy Stow. Da qual momento in poi le ricorrenze di questo personaggio in produzioni di svariato genere si sono moltiplicate. L’interesse per questa figura, emblema di coraggio e lealtà, non si è mai placato, stimolando la fantasia di registi e scrittori. Troviamo Robin Hood o versioni a lui ispirate nel cinema, in tv, in cartoni animati, fumetti e videogiochi. Ultimo dal punto di vista temporale è il musical prodotto da Tunnel e Medina Produzioni dedicato al coraggioso eroe che rubava ai ricchi per donare ai poveri.

Robin Hood – Il Musical” di Beppe Dati incanta grandi e piccini. Stavolta la regia è firmata da Mauro Simone, che raccoglie il testimone di Cristian Ginepro. A lui era affidata la regia del primo allestimento (stagioni 2008/2009 e 2009/2010). Fino a domenica 25 marzo lo spettacolo sarà in scena al Teatro Brancaccio di Roma, per poi spostarsi ad Aosta, Milano e Assisi. A vestire i panni di Robin Hood e Lady Marian troviamo Manuel Frattini e Fatima Trotta. Lui dopo una lunga carriera in TV ha intrapreso la strada del teatro musicale, comparendo in numerose produzioni di successo (tre le ultime "Pinocchio" e "Peter Pan"). Lei approda al teatro dopo diverse esperienze televisive, ultima in ordine temporale ma non di importanza quella alla conduzione di "Made in Sud", che le ha fruttato il Premio Personalità Europea 2011 nella categoria Trasmissione Rivelazione dell'Anno.

Robin Hood – Il Musical” è una storia di amore, inganno, avventura, ambizione e racconta un mondo fatto di banditi, damigelle, arcieri, servi e avventori. Le coreografie di Gillian Brice mescolano jazz e tip tap in un mix piacevole che funziona. La scenografia fonde elementi mobili e colorati sfondi 3D, rimanendo comunque essenziale seppur vivace. Gli sgargianti costumi risultano coerenti col quadro scenico proposto.

«Bisogna vivere senza paure» cantano in coro i due protagonisti, che sfidano il mondo ingiusto che li circonda e che li vorrebbe dividere e sopraffare. Primo tra tutti Giovanni (fratello di Re Riccardo I), uomo assetato di potere, Robin Hood 1codardo e villano, il quale fa credere che Cuor di Leone sia morto, pur di usurparne il trono. Con lui, nella schiera dei cattivi, il suo subdolo consigliere (non a caso chiamato Sir Snake, vestito come un serpente) e lo Sceriffo, uomo legato ai soldi e vanesio. Ad aiutare i due innamorati ci sono invece il simpatico Little John (fidato amico di Robin), Lady Belt (confidente di Marian), il saggio e affettuoso Fra Tuck e tutti i compagni di avventura dell’eroe.

«Non rubo ai ricchi per dare ai poveri, faccio girare il danaro», dice ammiccante il bandito/giustiziere che è un gentiluomo generoso, determinato e fedele. Oltre a vendicare i soprusi subiti da lui e da tutto il popolo inglese (trascinato in miseria e in continue guerre) vuole coronare il suo sogno d’amore con la bella e ribelle Marian. 

Lo spettacolo non incide in particolar modo dal punto di vista recitato o cantato, ma è gradevole e leggero, adatto a tutta la famiglia, anche se strizza l'occhio in particolar modo ai più piccoli. Robin e la sua Marion avranno il lieto fine che meritano.

 

Giuseppina Dente 24/03/2018

FIRENZE – Le case dei villaggi dei film sul Far West sembrano solide. Da lontano, in campo largo, appaiono stabili, di legno massello, con salde fondamenta massicce nella sabbia. Ma è tutta apparenza, esiste soltanto la facciata, tenuta su, dietro, da assi in diagonale per sorreggere la messinscena. La parvenza non ha il suo corrispettivo con la profondità. Entrando in quei saloon c'era solo terra riarsa. Tentando di cercare un minimo di profondità nella nuova opera del Cirque du Soleil si finisce a terra nella sterpaglia, si rotola al tappeto, si inciampa sui nostri stessi passi. Da molti anni il Cirque cambia il titolo alle proprie produzioni ma la salsa è sempre la stessa, pur nell'altissima qualità degli ingredienti: tecnica, interpreti e strumentazione. Un gran fiorire di costumi, un impasto tra musical e circo, atletismi d'ogni sorta e coreografie da etoile che creano immagini impeccabili e splendide suggestioni. Il Teatro latita, rimane la maraviglia, le botole che si aprono e si chiudono, che ingoiano o che lanciano fuori, le altezze e le costruzioni aeree, le funi e le altalene, i geyser che sputano fumo zolfino dal basso, le verticalità e le trazioni, i corpi scolpiti.Varekai2
Di fondo un grande perché che lascia insoddisfatto il palato, un vuoto che sentiamo concreto e tangibile sotto la spessa scorza di colori e girotondi, giravolte e piroette. Sembra che tutto l'armamentario di risorse messe in campo per "Varekai" (quaranta eccezionali professionisti sul palcoscenico del Mandela Forum; dieci repliche soltanto a Firenze) serva per distrarre e non per concentrare, serva per perdere contatto e controllo invece che fare adesione e abrasione. Una volontà di non far pensare a nient'altro che alla superficie della visione, usare gli occhi e le retine e non le sinapsi del cervello, fermarsi e fissarsi al bidimensionale imbrattando e infarcendo il tutto di decibel da stadio e cromature psichedeliche frastornanti.
In questa sorta di mondo alternativo e trasognante, molto ripreso da “Avatar”, tra grugniti e ruggiti e un vento ancestrale, si muovono questi esseri umanoidi primordiali e immaginifici misti ad animali preistorici, epici o mitologici che in alcune loro parti ci ricordano i caproni o il Dio Pan, i pesci degli abissi o anfibi pericolosi e serpenti biblici, altri sono fiammelle-anime da Divina Commedia, fino ad arrivare a spiriti veri e propri, diavoli per ogni gusto, giullari di corte, creature vitruviane, contornati da regine e folletti, elfi, stelle di mare e demoni, entità metà Varekai4Diogene e metà Zio Fester, centauri e tartarughe ninja, iguane e troll, dinosauri di squame e code e pinne, teschi e galli cedroni. C'è tutto il ventaglio e il panorama per Halloween e dintorni, cosparso di riti aztechi e sfide a colpi di spade che scintillano come in “Star Wars”. Un'immensa precisione, cura dei dettagli, forza e pulizia tecnica sono messe al servizio di una storia che sempre estratta da “Le mille e una notte” dove l'amore vincerà sull'odio e sulle diversità.
Tra gioco e inquietudine, cadute negli Inferi e riscosse, apparizioni e sparizioni, questo mondo sottosopra offre il suo lato più umano e accoglie l'angelo caduto dal cielo (potrebbe essere Lucifero), appunto scivolato dal blu dipinto di blu e dalle nuvole placide e pannose e ritrovatosi inerme, stavolta strisciante, in territorio sconosciuto e nemico. Ribelle tra i ribelli. Ha perduto le ali, non può rialzarsi ma viene comunque aiutato a rimettersi in piedi e infine, come qualsiasi favola infantile che si rispetti, trova pure il tempo di sposarsi. E vissero tutti felici e circensi.
Qui molta bellezza e perfezione nel gesto paradossalmente ammantano e guastano, occludono e anneriscono, consapevolmente, un risvolto debole che si sfalda con un grissino, un vuoto che fa eco. Rimane un grande cartoon d'animazione in carne ed ossa per famiglie. Abbiamo ancora bisogno di virtuosismi, orpelli e svolazzi, di merletti e origami scenici? Forse la risposta è Sì, e non è un gran sollievo. Esci fuori e hai una gran voglia di un panino alla porchetta per ritrovare poesia e mistero.

Tommaso Chimenti 30/10/2016

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