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Prodotto dal Teatro di Roma - Teatro Nazionale, Un nemico del popolo di Henrik Ibsen, per la regia di Massimo Popolizio, è in scena al Teatro Argentina dal 20 marzo al 28 aprile.
Massimo Popolizio, qui anche interprete, dirige la messa in scena del testo del drammaturgo norvegese, scritto nel 1882, ma di pungente attualità. La traduzione di Luigi Squarzina, ‹‹secca, veloce››, come affermato dal regista, contribuisce ad esaltare questo testo provocatorio e tranchant.
Corruzione, interessi, falsità, caratteristiche di un potere malato, ma che nasce dal consenso, dalla massa: il popolo, il vero ago della bilancia degli equilibri politico-sociali.
Il dottor Thomas Stockmann scopre che le acque della stazione termale della sua città sono contaminate.
Vuole rendere noto il fatto alla popolazione e avviare la bonifica e la ricostruzione dell’impianto termale, ma il sindaco, Peter Stockmann, suo fratello, lo osteggia, minacciandolo: grave, infatti, sarebbe il danno economico per la città e la stessa aura del governo locale si macchierebbe.Nemico del popolo33 2
La regia di Popolizio sposta la vicenda raccontata da Ibsen all’inizio del ‘900, negli anni ’20, in un’ambientazione anonima, rappresentata da una scenografia (di Marco Rossi) fredda, costituita da pareti color acciaio che, insieme ad altri pochi elementi, definiscono ora la casa-laboratorio del dottore, ora la redazione del giornale del posto, “La voce del popolo”, ora la piazza della città.
‹‹Un Midwest tarantinesco›› l’ha definito Popolizio, connotato infatti da musiche dal sapore country (di Maurizio Capitini) e video (Igor Renzetti e Lorenzo Bruno) che, di tanto in tanto, accompagnano le scene.
Tuttavia, il palcoscenico non ha bisogno d’altro perché si riempie di caratteri vividi, animati da interpreti ineccepibili: a partire dalla figura dell’ubriaco un po’ folle della città (Martin Chishimba), che lega le sequenze sceniche raccontando i fatti, dimostrando di essere più lungimirante dei “sani” cittadini, i redattori e l’editore del giornale (Tommaso Cardarelli, Paolo Musio e Michele Nani ) ipocriti messaggeri della verità, non importa quale essa sia, Morten Kiil (Francesco Bolo Rossini), padre della signora Katrine Stockmann (Francesca Ciocchetti), il proprietario delle concerie, i cui scarichi avrebbero contribuito all’inquinamento delle acque.
Una vis comica attraversa il testo e si incarna nei personaggi: hanno un qualcosa di caricaturale, le parole e i gesti sono così accentuati, quasi esasperati a volte, contribuendo ad enfatizzarne la personalità, ma attraverso una deformazione.
Sembra di trovarsi di fronte alle vignette satiriche del caricaturista francese Honoré Daumier, che denunciava la politica francese tramite la sua arte.
E’, infatti, una dimensione satirica quella cui si assiste, tremendamente reale, con una società in bilico tra il detto e il non detto: lo stesso dr Stockmann (un magnetico Massimo Popolizio), pur volendo agire in nome della verità e dell’etica professionale, sembra inadeguato a gestire una situazione più grande di lui, beve, quasi per trovare quello slancio di coraggio che gli serve, ma sembra cedere anche lui alle lusinghe del potere, esaltato dalla “maggioranza” del popolo che lo avrebbe sostenuto nella sua pur giusta causa. Integerrimo e sicuro di sé è, invece, il Sindaco (Maria Paiato, brillante e non grottesca in un ruolo maschile) che, a suon di diktat e meschinità, riesce a mettere all’angolo il fratello, che diventa “un nemico del popolo”, mentre lui conquista la folla che lo acclama.
Già, il popolo: il vero protagonista dell’opera.Nemico del popolo21
Esso non appare concretamente, ma c’è, visibile, in particolare, in quell’informazione fasulla, “La voce del popolo” appunto, pronta a “suonare il piffero della rivoluzione”, erma bifronte che si esalta e illude per il solo fatto d’essere interpellata.
“Il popolo non ha bisogno di nuove idee, semmai ha bisogno di idee che ha già”, afferma il Sindaco Stockmann e, infatti, la massa si lascia imbonire da battute e slogan che sembra di aver letto o sentito solo qualche ora prima nel nostro presente, suscitando ilarità e sorrisi sornioni tra il pubblico in platea.
Al riso, però, si accompagna anche un senso di angoscia, perché pur trovandosi a teatro, non c’è bisogno di sospendere l’incredulità: etica ambientale, scienza e coscienza, informazione collusa e complice dei potenti, degenerazione della democrazia.
Davvero non possiamo essere diversi da come siamo stati? Che, forse, “nemico del popolo” sia una triste tautologia?
“Ricominciamo?” dice il dr Stockmann a sua moglie e a sua figlia, alla fine della rappresentazione, quando ormai si è reso conto che non è solo l’acqua ad essere contaminata.
Sì, ricominciamo.

Noemi Riccitelli 25/03/2019

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