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"Straight" e l’urgenza di comunicare tra ironia e riflessioni

E’ un ring verbale dove le battute taglienti e sincopate si sfidano a suon di ironia, riflessioni e colpi di scena, “Straight”, spettacolo di D. C. Moore, diretto da Silvio Peroni nell’ambito della rassegna Trend.
Su una scena bianca, completamente vuota, si incrociano le esistenze di Lewis e Waldorf, due vecchi amici che dopo dieci anni si ritrovano, diversi eppure uniti da un legame indissolubile.
Il tempo e la lontananza non sembrano aver scalfito la loro confidenza e la loro “ intimità “, nonostante le loro vite abbiano preso due strade differenti: Il primo è vittima di una monotona quotidianità, è sposato con Morgan, vogliono un figlio, ma la loro casa appena acquistata è troppo piccola; il secondo è padrone dell’avventura, completamente libero e girovago.
L’arrivo di quest'ultimo a casa di Lewis con irruenza, provoca una rottura dell’ equilibrio e della stasi della sua vita e, come risvegliatosi da un lungo sonno , si rende conto di non vivere abbastanza o di non aver vissuto abbastanza, anche per quanto riguarda la sfera della propria sessualità.
Così dopo una stramba proposta di Steph, una giovane pornostar con la quale si è intrattenuto Waldorf, i due, annebbiati dai fumi dell’alcool, decidono di accettare e girare un film porno gay.
Ci si ritrova allora catapultati in una dimensione fortemente intimistica, in cui i due amici, davanti all’occhio indagatore di una telecamere che proietta le loro immagini sullo sfondo, sono costretti a una lunga analisi interiore, a proiettarsi fuori per guardarsi dentro. straight3
“Straight” è dunque un mettersi in discussione, un entrare in crisi, un interrogarsi per scoprirsi e riscoprirsi, per comprendere fino in fondo cosa si è e cosa si vuole, sfidando paure, concetti, preconcetti.
Silvio Peroni dirige con maestria e sicurezza un testo complesso che alterna comicità pungente e sentimenti profondi, concentrandosi su un attento e minuzioso lavoro con gli attori e sugli attori, i quali senza alcun orpello scenico, riescono a ricreare quella profonda rete di relazioni e stati d'animo, sempre in equilibrio, senza mai scadere nell’eccesso anche lì dove il testo poteva concederlo. Non c’è nulla, ma si vede ogni cosa, ogni dettaglio, ogni sfumatura, restituiti grazie alla recitazione degli interpreti ( i credibilissimi Giovanni Anzaldo, Giulia Rupi, Daniele Marmi, Eleonora Angioletti ). Ciascuno assume il proprio carattere , lo esprime attraverso i gesti, le parole, il corpo, giocando abilmente con le frasi, alcuni doppi sensi, sospensioni, immagini. Serve poco per trasmettere il tutto.
Uno spettacolo che valorizza il testo, la sua originalità, la sua esigenza e urgenza comunicativa tramite una regia che lavorando per sottrazione arriva dritta al punto, lasciando libero lo spettatore di spaziare tra gli angoli della pièce, di coglierne i variegati messaggi, di lasciarsi andare a immagini emotive, di sorridere e allo stesso tempo interrogarsi su quelle che sono tematiche sentite, sul timore del tradimento, di diventare adulti e genitori, di assumersi determinate responsabilità, sull’amicizia i suoi limiti e le sue fragilità, e la sfera della sessualità.
Un sofisticato gioco di luci ed ombre va a scandire i diversi quadri, in cui volta per volta i protagonisti si relazionano, in un incastro di caratteri e visioni, dove l’astratto si fa concreto, in cui la noia e la routine spingono a voler andare oltre, per poi tornare lì dove tutto ha avuto origine, ed essere pronti, finalmente, a diventare grandi.

Maresa Palmacci 18-11-2019

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