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“Sorella con fratello”: un intenso viaggio all’interno delle complicate e toccanti dinamiche familiari

Il legame profondo, naturale, genetico che unisce un fratello e una sorella, e l’affetto, l’amore infinito, la protezione reciproca che degenerano in un sentimento morboso, incestuoso, in un’ossessione, in un rapporto malato, attraverso il quale lo spettacolo “Sorella con fratello” (in scena al Teatro dei Conciatori di Roma fino al 20 dicembre) indaga e affronta la tematica complessa delle dinamiche familiari e della violenza che talvolta si annida in esse. L’intenso incontro tra un fratello e una sorella, Lea e Leo, nel grigio scenario di un centro di recupero dal quale la ragazza finalmente potrà uscire, dopo aver scontato le sue colpe, è un delicato viaggio tra il presente e quel passato che non si può dimenticare, rievocato dagli oggetti rispolverati dai cassetti dell’infanzia e della giovinezza dal fratello, per convincere Lea a stare con lui sempre, immaginando per lei un brillante futuro da cantante. Ma la ragazza ha altri progetti, desidera essere libera in tutti i sensi, per dedicarsi all’amore assoluto, a quella fede che segretamente ha sempre albergato nel suo cuore e che ora non può più ignorare.
Questo desiderio lascia spazio così ad un toccante monologo del fratello, un monologo che si rivela una dichiarazione d’amore e d’omicidio. Tra ricordi infantili e confessioni segrete, le disperate parole dell’uomo vanno a delineare il profilo di una ragazza con la passione per la musica, completamente allo sbando, logorata dallo sballo, usata da tutti senza rispetto, e di un fratello che l’ha vista nascere, crescere, l’ha sostenuta, l’ha accudita, l’ha protetta nel corso degli anni e che non può sopportare di vederla sprofondare nel baratro della rovina, non può accettare che ognuno possa averla tranne lui, animato da un amore puro, vero, sincero, pronto però a giungere all’esasperazione e a tramutarsi in tragedia. L’incestuoso sentimento che porta, per vergogna e paura, all’uccisione di chi lo ha scoperto, determina anche un percorso di redenzione e di espiazione per chi colpevole non è, ma che grazie ad esso ha potuto salvarsi, in qualche modo, ed essere finalmente libera di ricominciare. Toccherà ora al fratello, che ha da sempre vissuto in simbiosi con la sorella, intraprendere tale percorso, per scontare le sue colpe e per sconfiggere forse finalmente il suo legame malato.
In questo modo l’atmosfera ambigua che pervade l’intero dramma si enfatizza sul finale, lasciando un senso di amara speranza e incerta salvezza.
“Sorella con fratello” è uno spettacolo intenso, denso, profondo, che scava nelle intricate dinamiche familiari, nei nodi e nei tessuti dei nastri che avvolgono i legami di sangue di un fratello e una sorella, toccando il delicato tema di un amore che diventa malato, frutto di un desiderio contro natura, che si compie sprofondando in una tragedia affrontata spesso con toni sarcastici, con un umorismo cinico tipicamente pirandelliano.
Una commedia nera che, con desideri abbandonati alla loro opacità e la profonda ambivalenza delle affermazioni, lascia aperte le porte verso l’inesplorato abisso dell’immaginario, della vita sognata, resa attraverso la recitazione toccante, precisa, misurata, forte e talvolta commovente di Alessandro Averone e Alessandra Fallucchi, i quali con parole, gesti e silenzi riescono ad esprimere delicatamente la tragicità del testo e a rendere il profondo legame tra i due.
Alla fine, quindi, ciò che esplode non è altro il tormento di un uomo che forse non desidera altro che farsi trascinare dalla sua amata sorella in una folle danza in fondo all’amore, come suggerisce la canzone di Leonard Cohen, “Dance me to the end of love”, intonata proprio da Lea nel corso della pièce.

Davide Antonio Bellalba  18/12/2015

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