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Il "Sogno" punk di Renda: la ribellione generazionale e sessuale degli anni '70

MILANO – “Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori, sulla Luna e sulla Terra fate largo ai sognatori!” (Gianni Rodari).
Portare il Sogno scespiriano sul terreno del Rocky Horror Picture Show, trascinare Titania e Oberon tra David Bowie e i Sex Pistols, dalla Londra seicentesca, fatata e incantata nel bosco del Bardo, a quella tutta punk e fuck, lingue in fuori e dito medio degli anni della contestazione, dell'Isola di Wight o Woodstock. Il regista Filippo Renda ama provocare e mischiare le carte, colorare, accendere la miccia come già accadde in occasione de “Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler” ma mai le sue scelte sono fini a se stesse, mai si perde nel gusto estetico ma tutto converge verso

Sogno ph. Luca Del Pia2 bassa l'inseguimento di un'idea forte che fa da fondale e da collante, da linea guida. Durante lo scorso Next milanese, la rassegna che assegna finanziamenti e fondi sulla base dei 20 minuti presentati del work in progress, il “Sogno” di Renda non ci convinse troppo infarcito di pugna, troppo guerrigliero. 

La versione definitiva di questo “Sogno di una notte di mezza estate” (produzione Elsinor, al Sala Fontana lunga tenitura fino al 24 giugno, affollato ogni sera, soprattutto da giovani, ampio cast) invece è incoraggiante e diventa così emblema e simbolo di due segnanti momenti di passaggio, il primo generazionale, fine '60, inizio '70 con i valori dei padri rigidi messi in discussione dai figli (Ermia che non vuole sposarsi con il prescelto impostole dal padre-padrone Egeo ma vuole convolare a nozze per amore e non per convenienza), il secondo sessuale, quella rivoluzione di liberalizzazione (femminismo e omosessualità) che ribaltava il concetto tradizionale di famiglia e di amore, di unione e di sentimento (che qui si esalta in un Puck bullo androgino ma anche effeminato, sinuoso come una Sogno ph. Luca Del Pia3fiammella, efebico e disinvolto, al femminile, interpretato da Irene Serini che a tratti ci ha ricordato l'inarrivabile Franca Valeri). Il trentenne Renda, che ne cura regia, adattamento e traduzione, svecchia in scioltezza e leggerezza, decisione e saldezza, Shakespeare, lo rende più vicino, orecchiabile, calandolo nell'oggi mantenendo fedeltà al testo.

Si gioca con i costumi contemporanei con una Ippolita che pare Maria Maddalena, Filostrato è una assistente-segretaria di produzione, il Duca è un ammiraglio, Egeo un generale dell'esercito, Lisandro con i pantaloni a scacchi e gli anfibi è un fan di Sid Vicious e Joe Strummer. Molto fresca e animata con grande ritmo e tempi brillanti è la succosa e gustosa parte degli Artigiani, del teatro nel teatro, con questi dilettanti allo sbaraglio che provano una commedia strampalata e arruffata per far divertire i nobili dopo lo sposalizio: qui emergono Beppe Salmetti (tutti i giovani attori degli Idiot Savant ricoprono agilmente doppi ruoli) il capocomico-impresario ciarliero Peter Quince e lo spassoso Mauro Lamantia (protagonista della prossima pellicola di Paolo Virzì, “Notti magiche”) nelle vesti di Bottom attore amatoriale che si fa prendere un po' la mano dalla recitazione. La scrittura del prologo è degna della lettera di Totò e Peppino nella Malafemmina.

E' un play di scambi e incroci, di passaggi necessari e trasfigurazioni, di cambiamenti di stato, di crescita, di ambiguità e liquidità, e il bosco ne è la chiave più lampante: tra gli alberi c'è l'ombra eSogno ph. Luca Del Pia5 quando cala la notte si anima di presenze e sostanze, si popola di paure e incubi, ma anche speranze e desideri, che di giorno se ne stanno al riparo dagli occhi dei curiosi.

Sogno ph. Luca Del Pia7 bassaL'idea di un doppio palco, una botola sotto al palchetto rialzato principale, una cavità che sbuca e sboccia con luce affascinante che da dentro emerge, o meglio un'apertura che scardina e mostra tutto un retro, un sotto, un altro mondo, sconosciuto, parallelo e nascosto a quello consuetudinario, un universo carrolliano, un buco come quello del Bianconiglio dove tutti hanno diritto di farci un salto o anche solo un passaggio lisergico e liberatorio.

Questo “Sogno” rendiano entra di diritto tra le riconversioni shakespeariane più gradite e riuscite degli ultimi anni, tra “Amleto a pranzo e a cena” di Oscar De Summa e “Scene da Romeo e Giulietta” di Federico Tiezzi, tra “La tempesta” di Valerio Binasco, il “Macbettu” di Alessandro Serra e il “Minimacbeth” di Buti. Perché, come diceva Akira Kurosawa, “l'uomo è un genio quando sta sognando”.

Tommaso Chimenti 15/06/2018

Foto: Luca Del Pia

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