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Signorinette al Teatro Tordinona: i 70 anni di voto alla donne

In scena Teatro Tordinona lo spettacolo “SIGNORINETTE - le donne si guardino dal lasciar tracce di rossetto sulle schede”, in occasione del 70° anniversario della prima volta delle donne al voto. Era il 2 giugno 1946 e anche le donne parteciparono alla costituzione della Repubblica italiana, mentre i giornali invitavano sarcasticamente le suddette a non indossare il rossetto in sede di voto per non rischiare di invalidarlo lasciandone tracce sul lembo della scheda da umettare con le labbra e incollare.
Mentre nelle sale si ricordano le “SUFFRAGETTE” inglesi in memoria delle tante lotte nei diversi paesi, europei e non solo, per la conquista del suffragio universale, della parità di diritti e soprattutto della pari dignità ed equa considerazione, in Italia la ricorrenza ha - o quantomeno dovrebbe avere - maggiore valore e risonanza proprio in concomitanza di questo anniversario.
70 anni a dirli sembrano molti, ma a pensarci bene ci si trova ancora oggi in una situazione in cui la diseguaglianza, la mancanza di rispetto, le dis-Pari opportunità regnano sovrane e non di certo solo nei confronti delle donne. La lista degli emarginati (uomini o donne che siano), dei diversi e degli esclusi, è ancora troppo lunga perché si possa veramente parlare di parità di diritti. L’utopia della vera conquista dell’eguaglianza di tutti, in Italia sancita dall’articolo 3 della Costituzione, resta appunto spesso confinata sulla carta mentre si fatica ad attuarla realmente.
Proprio della nostra Costituzione e della nostra Repubblica parla lo spettacolo di e con Tiziana Avarista, Carmen Giardina, Anna Maria Loliva e Federica Marchettini. Il fermento delle elezioni e ciò che ne consegue, infatti, sono lo spunto primario di “SIGNORINETTE”. Al centro vi sono le deputate Maria Federici, Linda Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti, che furono, fra le 21 donne elette nell’Assemblea Costituente, parte attiva anche nel lavoro della Commissione per la Costituzione.
Attraverso i ricordi e le storie di donne comuni - forse troppo poco approfondite - miste alle voci delle quattro donne della Costituente, dunque, lo spettacolo ripercorre il 1946. Parole, racconti e musica s’intervallano al passaggio sullo sfondo di foto, filmati dell’epoca e documenti cinematografici. La dimensione temporale si dispiega attraverso salti in avanti e indietro tra il ’46 e gli anni che lo precedono: il fascismo, la guerra, la resistenza, il dopoguerra e la voglia di fare la differenza per le donne e per l’Italia intera, alla ricerca della nascita e della vita delle quattro esemplari donne che, fra le molte, contribuirono a cambiare la storia politica del nostro paese.
Nonostante le mirabili intenzioni del progetto, portato avanti con fatica - viste le gravi condizioni in cui versano oggi il teatro e la cultura - e col solo sostegno delle autrici stesse, la singola performance rimane opaca e grigia come il bianco e nero sfocato delle foto e dei filmati proiettati sullo sfondo. Rimane la sottile eco di quel “già detto, visto e sentito” che purtroppo non ci consegna a pieno l’intenzionalità senza un minimo di sforzo retrospettivo da parte nostra. È importante - è vero - riflettere - e oggi più che mai - sul significato di quel momento storico e di quelle lotte, ma non si potrebbe forse portarlo a teatro senza quell’atmosfera stanca che rimane più storiografica e letteraria che vividamente teatrale e attuale? In virtù del messaggio sempre verde dell’argomento trattato lo sforzo drammaturgico avrebbe forse potuto consegnarci un prodotto più efficace nella sua forza performativa e meno intriso di quel grigiore donato dal frammentario ricorso al passato documentaristico.

Gertrude Cestiè 19/03/2016

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