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"Siamo tutti gay: essere liberi in un mondo al contrario”

Seduti al Teatro Lo spazio, prima che le luci riempiano il buio del palco, ci si potrebbe interrogare sul titolo della commedia. Il timore è quello di assistere a uno spettacolo che, con lo scopo di voler far riflettere, di voler denunciare un presente ottuso e bigotto, si riveli banale e scontato.
Sin dalle prime scene è evidente l’intento comico che caratterizza “Siamo tutti gay”. Le diffidenze iniziali si trasformano in sorrisi quando gli attori si muovono sul palco accennando una danza, presentandosi con gesti e pose che descrivono senza parole il loro personaggio. Le risate aumentano quando ai movimenti si accompagna la parola e lo spettatore è invitato a prendere parte a uno spaccato di vita familiare.
Willy (Antonio De Stefano) e Lucy (Martina Montini) sono due ragazzi innamorati, ma incapaci di rivelare ai genitori il loro amore perché, oltre a dover dichiarare il loro sentimento, si vedrebbero costretti a manifestare il loro orientamento sessuale in una società dove la normalità è essere gay. Il ragazzo non riesce a confessarsi alle madri, consapevole di dar loro un dispiacere. Finge così di essere fidanzato con Max (Claudio Renzetti), il quale ha una relazione clandestina con Sheila (Giulia Paoletti), sorella di Willy, anche lei rea di essere eterosessuale.
I due, per non arrecare un dolore alla madre, una brillante attrice in ansia per la prima di un suo spettacolo, decidono di continuare la farsa, scambiandosi i rispettivi fidanzati e fingendo così una normalità apparente.
La commedia si sviluppa tra equivoci, fraintendimenti e colpi di scena nel paradosso di un mondo al contrario, dove il diverso è l’eterosessuale, considerato “contronatura”.
A fare da sfondo l’ansia di Maggie (Alessandro Di Marco), madre di Willy e Sheila. ironica, cinica e graffiante, la donna è tutta concentrata sul suo ruolo, dando poca importanza al dramma che si sta consumando dentro quel camerino. In uno spazio angusto e claustrofobico i personaggi si scoprono prigionieri delle proprie bugie, soffocati da verità non dette. In una concitazione sempre maggiore, Tessy (Michela Fabrizi), la seconda madre, perde le staffe, accusando i figli di essere degli ingrati, e di averle profondamente deluse. Maggie continua a truccarsi davanti allo specchio, assente, concentrata sullo spettacolo che di lì a poco andrà in scena. Improvvisamente si alza, ed esce dal camerino, da quel luogo così stretto e ottuso che sembra inghiottire in una spirale di luoghi comuni tutti i personaggi, e illuminata da una luce fredda inizia a recitare. Ma le parole che escono dalla sua bocca non fanno parte di un copione. Sono libere, semplici, profonde: “L’importante è imparare ad amare. Poi il resto verrà”. Lei che sembrava così superficiale e concentrata su se stessa è capace di liberarsi da ogni preconcetto. Ricorda a Tessy le parole di un tempo: “se mai avremo dei figli, saranno liberi”. Riusciranno le madri a superare la loro eterofobia, o i figli saranno costretti ad adeguarsi per non distruggere i legami familiari?
“Siamo tutti gay”, commedia scritta e diretta da Lucilla Lupaioli da un’originale idea di Marco Marciani, ha la sorprendente capacità di far riflettere senza appesantire, o peggio, di scadere in facile retorica. Alessandro Di Marco colora la scena, intervallando momenti esilaranti da attrice sull’orlo di una crisi di nervi a riflessioni profonde, senza mai cadere in buonismi o frasi fatte.
Le luci si spengono, l’applauso scatta spontaneo e le risate accompagnano gli attori che scendono dal palco per ringraziare il pubblico. Uno spettacolo che, sovvertendo il presente, racconta con freschezza il nostro tempo, senza denunciare o difendere alcuna fazione.
Perché in fondo ciò che conta è essere felici nella libertà di essere se stessi.

Angela Ruzzoni 06/04/2016

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