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Al Piccolo Eliseo va in scena “Shooting”, spettacolo vincitore del Premio Eliseo Scuole

Debutta il 20 settembre, al Piccolo Eliseo “Shooting” , lo spettacolo vincitore del Premio Eliseo Scuole, a cura dell’Istituto Tecnico Michelangelo Buonarroti di Frascati.
Uno spettacolo, inedito, originale, attuale e avvincente, in cui i protagonisti in scena sono appunto gli studenti. 

Ambientato in una classe, dove i ragazzi sono stati lasciati da soli a riposarsi qualche minuto prima che riprendano le lezioni, ogni banco è un’isola con una sua minuscola storia da raccontare, piccole finestre che danno sulle vite dei giovani: paesaggi di relazioni e conflitti, ma anche di leggerezza e ironia. Suona la campana e l’ora è finita, da quel momento comincia un’altra storia. La storia di Tiziano e Andrea che in un pomeriggio come gli altri scoprono che mai nessuno in Italia è entrato armato in una scuola, mai nessuno è stato ucciso a scuola. Allora si chiedono che non possano essere proprio loro i primi a farlo. Sognano una gloria nera, ma pur sempre una gloria. Passerà il tempo e verranno prese decisioni, reperite armi, documentato tutto con il telefonino. Sono determinati, svuotati dalle motivazioni che all’inizio li avevano sospinti, ma determinati. Suonerà la campana ancora e sarà un’unica finestra su un paesaggio infranto. 

"Shooting" è un progetto dove la provocazione è ovviamente parte fondante dell’intento drammaturgico. Una provocazione enorme, che guarda ad un clima, alla paura, al malessere, ad una fragilità diffusa, di tutti, non solo dei ragazzi più giovani. L’intento però non è quello di un’analisi sociale dalle grandi risposte, quanto quello di un ascolto discreto, riservato, intimo, profondo, alle storie che raccontano i dialoghi tra i ragazzi.
“Non si evinca che volessi dargli un senso preciso, dare un senso al perché dei ragazzi commettono una strage terminale, ma volevo fosse osservata da vicino la chiara manifestazione ad un’apprensione così profonda ed inspiegabile che cerca un significato, una colpa, una e qualsiasi, al di fuori di noi”- annota la Prof.ssa Giulia Lecce. “ Ammetto l’addebito (come accusati in attesa di giudizio) ad alcune responsabilità: la fama senza meriti, lo sdoganamento fascista, le armi facili, ma lo rifiuto sul piano idealista, non mi arrogo un’opinione politica ma una curiosità antropologica. I ragazzi rappresentati non hanno certe consapevolezze, vanno a braccio, fanno del loro meglio, non sono in grado di criptare l’antropologia sociale o la psicologia del sé, sanno di avere un problema e cercano risposte e le trovano a modo loro. Ogni quadro ha un clima diverso perché navigano a vista, alla via così potrà essere detto solo alla fine, quando i fucili avranno sparato e saranno stati puntati alle tempie. “Non dite che non aveva senso, è stupido”, dirà uno di loro ad un certo punto, come un bambino che batte i piedi. Il senso però loro non lo sanno. “

Maresa Palmacci 19-09-2019

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