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Serena Balivo e la necessità de “La buona educazione”.

Venerdì 11 gennaio, nell’ambito della stagione di Mutaverso Teatro, va in scena , in prima assoluta, all’Auditorium Centro Sociale di Salerno, lo spettacolo “La buona educazione”, ideato, scritto e diretto da Mariano Dammacco. e interpretato dal Premio Ubu 2017 nella categoria "Nuova attrice o performer Under 35, Serena Balivo. La giovane e talentuosa attrice dà voce e corpo a una donna che ha il compito e la missione di educare e formare l’ultimo erede della sua stirpe. Deve forgiare un uomo, infondergli tutti quei valori e quelle idee che gli permetteranno di affrontare e gestire il futuro.Uno spettacolo sensibile, fortemente attuale in una società in cui spesso non si riserva la giusta e doverosa attenzione nei riguardi dell’educazione e della formazione, soprattutto umana, tralasciandone la sua funzione primaria ed essenziale. Abbiamo incontrato Serena Balivo, la quale in questa intervista sulle pagine di Recensito, a partire da tali concetti, si è aperta a una sentita riflessione su cosa sia la buona educazione oggi, anche e in particolar modo in ambito teatrale.

Cos’è, dal tuo punto di vista, “La buona educazione”?
“Se per il mio punto di vista intendiamo il punto di vista dell’attrice, “La buona educazione” è un viaggio, il viaggio nell’esperienza di una donna che si trova a fare i conti con l’assunzione della responsabilità di un’altra persona, di un giovane individuo da accompagnare incontro alla vita, da preparare alla vita, da educare, appunto. Dal mio punto di vista come persona, la buona educazione o comunque l’educazione sono un territorio vastissimo di preparazione alla vita, insomma, non si parla soltanto di buone maniere.”

Come è nato questo spettacolo?
“La buona educazione” è il terzo passo della “Trilogia della Fine del Mondo” ideata nel 2010 da Mariano Dammacco e realizzata dalla Piccola Compagnia Dammacco, i primi due passi della Trilogia sono gli spettacoli “L’inferno e la fanciulla” ed “Esilio”.
Temi, forma, contenuti e scrittura delle drammaturgie e degli spettacoli di Piccola Compagnia Dammacco sono scelti, studiati, approfonditi, messi in forma teatrale e strutturati drammaturgicamente da Mariano in costante dialogo con la ricerca in sala e con il mio lavoro d’attrice.”

Cosa vuol dire per una donna educare un essere umano?
“Da donna non madre, non so rispondere a questa domanda.
Per la zia protagonista di “La buona educazione” significa provare a entrare in reale contatto con il giovane uomo e le sue esigenze, fino a giungere a condividere con gli spettatori alcune domande riguardo ai valori, o disvalori, del mondo in cui viviamo, dei contenuti che oggi vengono trasmessi da un essere umano all’altro anche a prescindere dalla relazione adulto-giovane.”

La madre, o comunque chi per lei, è fondamentale per la formazione del futuro “uomo”. Quali sono i valori che secondo te è necessario trasmettere al giorno d’oggi?
“La lealtà, il rispetto per l’altro, la responsabilità di se stesso e delle proprie azioni, e fin qui siamo tutti d’accordo, anche se poi magari nella realtà la trasmissione di tali valori va a scontrarsi con altre logiche, meno belle da pronunciare, ma non meno reali e presenti nella vita; qui sta la difficoltà ed il conflitto che vive la zia.”

Che ruolo ha l’educazione nella nostra società? Credi ci sia bisogno di un’educazione diversa o migliore?07 Serena Balivo Buona Educazione ph Luca Del Pia
“Credo ci sia bisogno di una educazione.”

E in ambito teatrale? Quali idee dovrebbero essere trasmesse?
“Rispetto all’educazione, credo sia importante che i più esperti trasmettano ai più giovani e ai giovanissimi che si avvicinano al Teatro l’idea di studiare le tecniche del mestiere che si sceglie, proprio per acquisire un mestiere e divenire artigiani e non limitarsi all’assecondare la propria pur vitale e legittima necessità di libera espressione.”

Come rendi in scena questo “teatro della tua mente”?
“Abitando le immagini, i pensieri e le parole composte dall’autore Mariano Dammacco e facendomi da queste abitare. E ancora, abitando lo spazio creato dallo stesso Dammacco insieme alla scenografa Stella Monesi. E lavorando per e con lo spettatore.”

Da giovane interprete vincitrice di un premio Ubu su quali valori pensi debba basarsi il teatro italiano? Quali soni i modelli e i maestri che ti “porti dietro”?
“Se posso scherzare, io il mio maestro me lo porto dietro sempre, letteralmente, perché nella mia esperienza il Maestro è Mariano con il quale lavoro da 12 anni e con il quale condividiamo tutti i percorsi e i viaggi della Compagnia.
Un valore invece è per me il percorso di Compagnia, credo che una storia di Compagnia che attraversi il tempo sia difficile, ma abbia un valore inestimabile e offra una esperienza del Teatro con delle qualità specifiche alle persone che lo scelgono.”

Porterete in giro questo spettacolo?
“Sì, nelle prossime settimane saremo in Campania, in Puglia, in Emilia Romagna, in Friuli.”

I tuoi obiettivi futuri?
“Tra febbraio e l’estate 2019, saremo presenti in quattro residenze artistiche, il Funaro di Pistoia, L’arboreto Teatro Dimora di Mondaino, La Corte Ospitale di Rubiera e l’Associazione Franco di Civitanova Marche, con il progetto Finestre. Incontreremo attori e attori in formazione per condividere con loro la pratica di lavoro della Compagnia e aprirci alla creazione corale. E poi, in dialogo con Michela Cescon di Teatro di Dioniso di Torino, che ha già coprodotto lo spettacolo “La buona educazione”, stiamo definendo progettualità future e i prossimi passi produttivi di Piccola Compagnia Dammacco, c’è un’idea per il 2020.”

Maresa Palmacci 09-01-2019

Ph: Luca Del Pia

 

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