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Se la rivoluzione d'ottobre fosse stata di maggio: la storia di Giorgiana Masi scritta e interpretata da Giovanni Greco

Roma, 12 maggio 1977. Durante una violenta manifestazione, una giovane ragazza viene colpita alle spalle da un proiettile vagante scaraventandola a faccia a terra sull’asfalto. È questo il caso di Giorgiana Masi, ricordato anche quest’anno nel giorno dell’anniversario della sua morte. A renderle omaggio, in questa occasione, è stato il drammaturgo Giovanni Greco, con lo spettacolo “Se la rivoluzione d’ottobre fosse stata di maggio” andato in scena l’11 e il 12 maggio scorso, al Teatro Torlonia di Roma, con Nika Perrone, Aurora Simeone, Giovanni Greco e Alessandro Melis. Conosciuti in Italia come gli anni di piombo, gli anni settanta hanno visto l’assassinio di politici e intellettuali come Aldo Moro o di molti giovani studenti, attuando l’estremizzazione di una politica che ha portato a lotte, rivoluzioni in piazza e terrorismo. Il Ministro degli interni Francesco Cossiga, in seguito all’uccisione del 21 aprile del medesimo anno del carabiniere Settimio Passamonti durante una manifestazione universitaria nella zona di San Lorenzo, aveva vietato per un mese tutte le manifestazioni a Roma e nel Lazio. Il provvedimento del Ministro, riportato dalla stampa, dichiarava testuali parole: “Deve finire il tempo dei figli dei contadini meridionali uccisi dai figli della borghesia romana!”. Ebbene, nonostante la decisione presa, le manifestazioni continuarono ad aver luogo nelle più popolate piazze romane, prolungando quel filo rosso che univa da anni i nomi delle vittime colpite dal terrorismo e dalle pallottole vaganti. Sebbene il divieto impedisse di scendere in piazza a manifestare, migliaia di radicali convergono su Piazza Navona il 12 maggio 1977 e centinaia di colpi di arma da fuoco vengono sparati ad altezza d’uomo. L’epilogo di quella giornata sarà segnato alle ore 19.50, poco prima del tramonto, a Ponte Garibaldi, tra piazza Gioachino Belli e il lungotevere. Il ponte è presidiato dalle forze dell’ordine mentre Giorgiana viene colpita alle spalle da un colpo all’addome, la liceale si accascia, manifesta tutto il suo dolore e caricata su una macchina, viene di corsa portata in ospedale dove, alle 20.30 circa, ne viene decretata la morte. Giorgiana muore con i suoi 18 anni e con i suoi 163 centimetri di altezza, mentre il sole calava e il tramonto oscurava pian piano la capitale romana. Nei verbali, è risultato che gli ufficiali non fossero stati loro a sparare alla giovane ed essendo rimasto ignoto il colpevole dell’omicidio per tanto tempo, l’inchiesta sull’assassinio fu chiusa il 9 maggio del 1981. “Se la rivoluzione d’ottobre fosse stata di maggio” è l’incipit della poesia incisa sulla lapide di bronzo situata a Ponte Garibaldi, poesia scritta dalle donne del movimento femminista il giorno dopo il decesso, quando in fila, omaggiarono tutte insieme Giorgiana portandole dei fiori rossi. Il testo viene più volte recitato durante il lamento. Le morti rammentate durante la drammaturgia rappresentano le vittime in piazza uccise da forze dell’ordine. Giorgiana fa parte di questa categoria che è stata privata del riconoscimento e della memoria pubblica. Il contesto lo si conosce ma purtroppo non si conoscono i colpevoli dei delitti di questi anni. Infatti, delle persone come Giorgiana Masi si sa pochissimo e di loro è rimasto ben poco. Giovanni Greco è riuscito a scrivere e a interpretare il testo mantenendo vivo il ricordo di un’immagine come quella della diciottenne, alla quale, non è stata fatta giustizia e non è stato dato il diritto di memoria e di riconoscimento. Attraverso questo spettacolo, ricco di informazioni storiche, politiche e biografiche, Giorgiana è stata ricordata a tutti gli spettatori e presentata a chi, come me, fa parte della generazione successiva a quella di chi oggi, come lei, avrebbe esattamente 60 anni. Mi è apparso questo, un sentito e riuscito tentativo di darle giustizia, per quanto sia stato possibile farlo attraverso il teatro. Una descrizione molto dettagliata e piena di realismo. Da spettatrice, è stato come passeggiare accanto a Giorgiana, respirando insieme a lei il profumo del gelsomino primaverile mentre Castel Sant’Angelo viene illuminato a strisce dal sole che filtra tra le foglie degli alberi lungo Viale di Trastevere. Nella prima e nell’ultima scena, anche se non è possibile affermare il fatto con certezza, viene rammentata l’indicazione di sparare sulle donne durante la manifestazione del 12 maggio. Infatti, Giorgiana Masi, militante di cui si sa davvero poco, ha rappresentato il primo femminicidio della storia della Repubblica, come hanno confermato le stesse donne che hanno fatto parte del movimento femminista di quegli anni. Nella drammaturgia, viene più volte citata la battuta finale della scena terza dell’atto quinto di Romeo e Giulietta di William Shakespeare, per rimembrare come la catena di uccisioni generi uccisioni e come i vecchi facciano la pace sui giovani, (come i Montecchi e i Capuleti si sono riappacificati dopo l’uccisione di Romeo e Giulietta) sin dai tempi dell’autore inglese. Ed ho notato come l’omicidio di Giorgiana Masi possa rispecchiare concretamente questa teoria, dimostrando che sin dall’epoca di Shakespeare, il passato abbia arrecato danni al presente, facendo scontare la pena a molte, troppe vittime giovani e purtroppo anche innocenti.

Greta Terlizzi