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Sandro Penna rivive a Bologna: il quieto folle dell’amore

“Sempre fanciulli nelle mie poesie!
Ma io non so parlare d’altre cose.
Le altre cose son tutte noiose
io non posso cantarvi Opere Pie.”

Questo è Sandro Penna. Uno dei poeti italiani più innamorati e adombri del Novecento. Assieme a lui personaggi come Eugenio Montale, Umberto Saba e Pierpaolo Pasolini hanno gettato le fondamenta della letteratura di un secolo; ma al poeta eternamente innamorato, non è stata data la grazia della gloria eterna.Penna01
Massimo Verdastro ha deciso di farlo rivivere, domenica 18 dicembre a Teatri di Vita (Bologna), nel testo appositamente scritto dall’amico e collega Elio Pecora. Un monologo a due voci, in cui Verdastro, vestendo i panni di un Penna ormai maturo, ricorda e rivive dialoghi, sentimenti e poesie nei volteggi di Giuseppe Sangiorgi. Il cane fedele, il cugino ammirato, gli amanti, gli amici sono le anime che abitano, di volta in volta, le azioni e le parole di quest’ultimo. La trama è delicatamente cucita attorno ai versi del poeta che, dondolando sui tempi di una scena quasi buia, restituisce con ogni gesto la leggerezza di questo confinato scrittore del secolo scorso.
Sandro Penna, una quieta follia” è il tributo a un uomo che, nella travagliata Italia dei primi anni ‘50, vive nella completa genuinità il proprio amore per i ragazzi. La gioia di vivere, di affezionarsi, di stupirsi sono le chiavi con cui Verdastro è riuscito a restituire l’immagine di chi, più di un secolo fa, ha avuto il coraggio di elevare la purezza a valore esistenziale. Ma come l’amore e la vitalità sono stati i cardini della sua giovinezza, la solitudine e un’abbracciata disperazione sono state le compagne del suo ultimo periodo.
Un testo semplice ed essenziale che oggi, più che mai, rivendica quel necessario bisogno di rincorrere una vita fatta di freschezza e d’entusiasmo.

Elena Pelloni 26/12/2016

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