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“Piccola antologia, 16 poesie +1 di Raffello Baldini”: gli allievi del III anno portano in scena una rappresentazione intimista e profonda

Al Teatro Eleonora Duse gli allievi del III anno dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, diretti dal regista Massimiliano Civica, portano in scena il poeta di Santarcangelo di Romagna, Raffaello Baldini, autore di poesie in dialetto romagnolo, autore poco noto, purtroppo, tra i poeti del ‘900.
Sono già tutti in scena, quando entriamo. Sono seduti sul proscenio vuoto, spoglio, ma che si anima di luci, colori e sapori non appena cominciano a parlare. Tutti i 24 attori, vestiti con abiti semplici,ìì quotidiani, perché narrano di storie di tutti i giorni, semplici e piccole, come il titolo dello spettacolo: “Piccola antologia, 16+ 1 poesie di Raffaello Baldini”.
Si alzano un po' per volta e iniziano dei piccoli monologhi, tradotti in italiano, in cui predomina il particolare, la vita di un paese, l’animo umano. Sono storie che potremmo ascoltare anche oggi: un padre di famiglia che lascia moglie e figli per una donna più giovane, una storia d’amore dal finale agrodolce; questa è Dany, dal nomignolo della giovane amante, poesia recitata da tre voci diverse, che in realtà sono una sola.
È un flusso di pensieri, di mormorii, di divagazioni, di personaggi spesso emarginati, anche per loro stessa volontà ( Schifiltoso). Temi universali, come la solitudine dell’individuo, espressi in maniera semplice, come in un gioco per bambini ( Nascondino). Ma ci sono anche i ritratti sociali, presentati come barzellette (Coglioni), ironiche e leggere. C’è la paura della morte, l’incognita maggiore, il timore che, dopotutto, non c’è un paradiso ad attenderci (Un sussurro); altro grande tema è il rapporto con il diverso, la paura dell’altro, narrata con l’incontro/scontro tra un uomo e uno stormo di pipistrelli che sono entrati nella sua camera ( I nòttal, i pipistrelli appunto). La violenza nell’aria, il terrore per queste creature della notte, così radicato nell’immaginario comune, viene, tuttavia, stemperato nel finale: la voce narrante si chiede se, in fondo, sia possibile comunicare con loro, attraverso gli stessi sibili, gli stessi suoni. Così, sulla scena, avviene un meraviglioso incontro di diversità e ai timidi suoni ancora umani, il coro dei pipistrelli (interpretati onomatopeicamente e all’unisono dagli altri 23 attori) risponde entusiasta. Forse, dopotutto, non erano poi così diversi.
Queste poesie diventano, così, maschere da indossare, per mostrare l’universalità di alcuni temi declinata nella sfera del quotidiano.
Uno spettacolo asciutto, privo di alcun artificio, ma proprio per questo efficace nel trasmettere il suo intento e che mette in primo piano la bravura e la passione degli attori. Con delicatezza e profondità Piccola antologia mette in scena il teatro nella sua essenza più pura: corpo, parole e poesia.
Lo spettacolo andrà in scena fino al 17. Da non perdere.

Maria Castaldo 15/02/19

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