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Tra creduloni e manipolatori: "Rosso Tartufo" di Massimiliano Milesi

Una storia di impostori e creduloni, manipolatori e manipolati, religione e ragione, quella raccontata dalla commedia tragica "Tartufo o l'impostore", una delle più famose di Moliere, il commediografo francese che, in un periodo di forti contrasti sociali e politici, sfidò il suo tempo, andando anche contro a reiterati divieti di rappresentazione. Il Tartufo arriva al teatro Agorà di Roma, nella veste di "Rosso Tartuto - L'originale", per la regia di Massimiliano Milesi, regista e formatore romano di lungo e rinomato corso, che sceglie di portare in scena questo testo come prima opera di un progetto più ampio sul commediografo, chiamato I tre colori di Moliere.
Protagonista della vicenda, Tartufo è un personaggio bigotto e subdolo, portatore di una religione fatta di apparenza e di finto sacrificio, che riesce a manipolare agevolmente Orgon, il capofamiglia, e sua madre, la signora Peronella, e a far sì che essi si rivolgano contro la loro stessa famiglia e riservino, viceversa, a lui onori e rispetto. Originariamente la commedia si fermava con la vittoria di Tartufo, ma in un secondo momento il testo venne esteso fino al quinto atto, in cui la situazione è risolta dall'intervento del re, che, dall'alto delle sue capacità di regnante, riesce a svelare gli intrighi di Tartufo.
Una satira tagliente del bigottismo e dell'ipocrisia, che parla al pubblico di ogni tempo: questo il senso profondo e vera ragione della scelta di portalo in scena compiuta da Massimiliano Milesi. Una messa in scena che ricalca con fedeltà quella realizzata a suo tempo dal commediografo francese. Non a caso il sottotitolo scelto dal regista è esattamente “l'originale”.RossoTartufo02
La scenografia è essenziale, nella ricostruzione dell'ambiente della media borghesia, reso senza inserimenti pacchiani. Questo diventa funzionale a mettere in risalto le capacità degli attori, la bellezza e l'afflato antico dei costumi di Antonietta Corrado che, invece, risultano molto più elaborati e ricchi. L'abito di Elmira, moglie di Orgone, che smaschererà Tartufo, rosso come il colore che Milesi ha scelto per caratterizzare la propria messa in scena di questo testo, è una interessante coincidenza nell'ottica del svelamento dell'inganno: è una passione che arde sotto le vesti apparentemente caste di Tartufo e che di fatto brucerà la sua copertura.
Una compagnia di attori ben amalgamata e complice (Teatri da Viaggio) realizza uno spettacolo godibile e in cui alcuni momenti traditi dall'emozione aggiungono verità e spontaneità. Di particolare maestria l'interpretazione di Fabrizio Mischiettelli nei panni della madre di Orgone, donna credulona e bigotta, un ruolo femminile interpretato da un uomo in piena coerenza con la scelta antica di Moliere.
La risposta positiva e divertita del pubblico è la migliore indicazione di come i testi antichi, ma dalle tematiche intramontabili, siano in grado di attingere alla parte più sensitiva dell'individuo e a smuovere una risata che, seppur amara, resta autentica e intramontabile nonostante i secoli trascorsi.

Milena Tartarelli 08/06/2017

Intervista a Massimiliano Milesi: http://www.recensito.net/rubriche/interviste/massimiliano-milesi-intervista-moliere.html

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