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"Regine Sorelle" di Mirko Di Martino, la solitudine di due sovrane-bambine

È sempre complicato restituire al pubblico un carattere nella sua espressione più autentica. In particolare se si tratta di personaggi realmente esistiti e talmente distanti da noi, dalla nostra epoca, da vagare abbandonati sulle pagine dei libri di storia, tra polvere e stereotipi, speranzosi che un giorno qualcuno gli faccia visita riscattandone l’essenza. Per provarci, la penna dell’autore Mirko Di Martino parte dalle basi, dalla dimensione umana dei sentimenti primordiali, cioè dall’amore fraterno. Regine Sorelle porta in scena - sul palco del teatro Ar.Ma di Roma - l’affetto tra la sfortunata Maria Antonietta di Francia e sua sorella Maria Carolina, regina di Napoli. Nessuno potrebbe mai considerare le due figlie della potente sovrana Maria Teresa d’Austria come pedine importanti sul tavolo storico. Da quel punto di vista, e la protagonista Titti Nuzzolese ben lo rimarca nei suoi monologhi, loro non sono altro che regine consorti, le ennesime spose-bambine destinate a quella che anni dopo l’Imperatrice austriaca Elisabetta (la celeberrima Sissi) definirà una vera e propria tratta di schiave: sacrificate in nome della ragion di Stato con matrimoni il cui unico scopo è rafforzare la vicinanza fra Paesi alleati, Maria Antonietta e Maria Carolina si ritrovano sposate, rispettivamente a 13 e a 16 anni, con Luigi XVI e Ferdinando di Borbone: dei perfetti sconosciuti cui procurare un erede al trono, un figlio che col tempo, tra le cure di domestici, istitutrici e cortigiani, diventerà a sua volta uno sconosciuto. RegineSOR In un contesto così alienante, dove tutto conduce alla solitudine, le sorelle - che dopo la partenza da Schönbrunn non si riabbracceranno mai più - restano unite solo grazie a delle lettere; a tal proposito si dimostra acuta e coraggiosa la scelta di affidare l’interpretazione di entrambi i personaggi al corpo e alla voce di un’unica attrice, quasi come se Maria Antonietta e Maria Carolina fossero, in realtà, una persona sola. Regine Sorelle è una grande prova per la Nuzzolese, in scena con un costume di Annalisa Caramella che la divide, letteralmente, a metà: una caricaturale, ispirata ai libelli denigratori dei rivoluzionari, per impersonare la regina francese, e l’altra, più semplice e naturale, per la “napoletana” Maria Carolina. La verve della protagonista, insieme alla scenografia semplice ma dai colori accesi e pop, riesce senz’altro a dipingere un ottimo ritratto di queste due regine del rococò.
“Ma io ho paura di annoiarmi”, rispondeva infastidita Maria Antonietta ai rimproveri epistolari della madre colta da un lungimirante presagio sulle sue sorti, a causa di quella vita eccessivamente scandita da feste, spese folli e indifferenza politica; al contrario, per lo spettatore di Regine Sorelle, la noia sarà probabilmente l’ultima fra le preoccupazioni.

Alfonso Romeo – 19/03/2018

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