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Passare la quarantena con la poesia: sui social del Teatro Stabile dell'Umbria letture di Sandro Penna

Canale Youtube del Teatro Stabile dell'Umbria

Siamo tutti un po’ Sandro Penna in queste settimane di quarantena. L’epidemia di coronavirus ha lasciato le strade vuote e le stanze piene. Tutte le vite, quelle giovani, adulte e anziane, sono in sospeso come un respiro trattenuto. Siamo come il poeta perugino che ha trascorso buona parte della sua esistenza come una presenza invisibile, pressoché segregato in casa nella disordinata incuria. Entrambi, noi e lui, in attesa della vita del domani. Certo le nostre dimore saranno ben più pulite e igienizzate della sua, a forza di essere ‘reclusi’ l’attenzione per il pulito diventa maniacale, e le nostre vite normali torneranno ad essere più normali della sua, quando saremo di nuovo liberi di chiacchierare seduti su una panchina al parco e di accalcarci al supermercato tra conserve bio e cereali salutisti. Volenti o nolenti però siamo qui, nei nostri tinelli, sui nostri divani o sui nostri letti, esattamente come lo era lui fino a quarant’anni fa. La sovrapposizione dell’immagine della nostra situazione con quella dello scrittore umbro scaturisce dall’omaggio che a Penna è stato tributato dall’iniziativa Come è forte il rumore dell’alba, preso dal titolo di una sua poesia, del Teatro Stabile dell’Umbria che ha dovuto annullare tutti gli eventi in cartellone in seguito alle disposizioni ministeriali sulle misure per il contenimento del contagio da Covid-19. Quando è partita, un mese fa, il direttore dello Stabile umbro Nino Marino aveva evidenziato l’importanza di questo tempo per avviare un dialogo silenzioso con il proprio universo interiore e con il nostro prossimo, nel mondo digitale, grazie all’effetto della parola su di noi: “Le giornate che ci attendono saranno complesse e ci offriranno momenti di vuoto che possiamo trasformare in un tempo da dedicare alla contemplazione. Da sempre la migliore amica della contemplazione è la poesia. Per questo abbiamo scelto di creare un progetto che offra la possibilità di riscoprire l’opera del magnifico poeta perugino, Sandro Penna. Un modo per ricreare una dimensione di comunità attraverso l’arte”. Artigiani delle assi del palcoscenico, attrici e attori della Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile o volti noti del cinema e della televisione come Alessandro Gassmann, Vinicio Marchioni, Sonia Bergamasco e Anna Foglietta si sono filmati mentre leggevano i versi di Penna. Le brevi clip di questa ‘maratona di lettura’ sono state poi caricate sui canali social (Facebook, Youtube e Instagram) del Tsu e hanno raggiunto un’audience virtuale di 250mila persone. Dall’11 marzo, quando è stato postato il primo video in cui Luisa Borini della Compagnia dei Giovani ha letto I rumori dell’alba, c’è chi ha interrotto l’impegnativo far niente o il frenetico tenersi occupati per prestare sguardo e orecchio alla poesia. Dai versi limpidi, semplici e portatori di immagini e significati di Penna emerge tutto il suo mondo interiore in cui la continua tensione verso la vita – frutto dell’incontro giovanile con il Futurismo, secondo il saggista Roberto Deidier – e verso l’amore, desiderio acuto ma sobrio per i ragazzi e i giovani uomini che lui chiama “fanciulli”, è smussata dal suo essere ‘diverso’ sia per il suo orientamento sessuale e per la sua indifferenza verso le correnti artistiche coeve.

Sandro Penna e Pier Paolo PasoliniQualcosa che rassomiglia molto, per proprietà commutativa, alla nostra paziente attesa della fine della quarantena, pungolata dal bisogno di infrangere ogni cautela e riversarci nella piazze in mezzo alla gente. Il reading al tempo del coronavirus cambia i luoghi ma non le tecniche espressive, normalizzate dall’aggiunta di piccoli gesti normalmente fuori scena, come l’intervallo di tempo tra la fine della lettura e il click che spegne la telecamera del cellulare o l’occhiata rivolta a chi fa la ripresa per trasmettergli il silenzioso messaggio “Ho finito, puoi staccare”. L’ambiente casalingo, quotidiano, può diventare una scena, un set. Così Daphne Morelli, che recita La vita… è ricordarsi di un risveglio, si prepara per uscire di casa ma trova la porta chiusa, sbircia dalla finestra e una persona con la mascherina le fa cenno di restare dentro perché fuori c’è l’epidemia. Gli oggetti domestici possono dar vita a un piccolo set cinematografico, come in Mi avevano lasciato solo… letta da Cecilia Di Giuli, che usa a vasetti di piante, fotografie e pupazzetti. Altri ricorrono al proprio corpo, come Federica Rosellini, che di fronte a uno specchio si lascia andare a una performance di ripetizione e accumulazione fatta di movimenti scattanti e nervosi mentre risuonano la sua voce normale e una versione resa sintetica e cavernosa, estremizzando così in modo angoscioso l’inquietudine di Con il cielo coperto, e Caterina Balucani che nella sua clip indossa i panni di una cugina di Penna, Agnese, che avrebbe amato invano il poeta. Le immagini sgranate la mostrano ora provocante ora in lutto, un momento in cucina e un altro in bagno, mentre la sua voce sembra uscire da una vecchia radio gracchiante e lei lascia intravedere solo uno spicchio di volto. Samuele Chiovoloni sceglie invece di montare la sua voce che legge Avete mai provato e le immagini della fuga senza esito di Jean-Paul Belmondo nel film manifesto della Nuovelle vague, Fino all’ultimo respiro di Godard, intravedendo forse una somiglianza tra il giovane protagonista della pellicola, che sceglie di essere fuorilegge in opposizione al conformismo dilagante ma viene arrestato, e il poeta italiano meno aderente a qualsiasi tipo di schema, sia tradizionale che innovativo, sociale e culturale e rimasto così ai margini. Altro correlativo oggettivo poetico della clausura di questi giorni è Nel chiuso lago, solo, senza vento letta da Silvio Impegnoso. Dai versi del poeta sale il grido triste di chi, ritirato tra quattro mura, cova un vivo desiderio che continuerà a restare solo tale. Il tipo di operazione, in linea con quanto fatto anche da altre realtà artistiche e culturali, ha accompagnato chi lo ha seguito per molti giorni, fornendo un piccolo spazio quotidiano di evasione e conoscenza pur con dei momenti di ripetitività. La riproposizione degli stessi testi o una lettura – legittimamente – al naturale, non recitata, ne attenuava l’impatto emotivo sull’ascoltatore. Come è forte il rumore dell’alba ha avuto il pregio di far scoprire o riscoprire un poeta semisconosciuto al grande pubblico, sebbene Pier Paolo Pasolini lo avesse definito nel 1968 sul periodico culturale Nuovi Argomenti “il più grande del Novecento letterario italiano”, attraverso piattaforme che dalla ristretta cerchia degli interessati possono diffonderlo a un numero molto maggiore di utenti. Ultimo ma non per importanza, ha consentito di poter familiarizzare con le facce di chi fa teatro in Italia, sempre troppo poco conosciute. Il direttore del Teatro Stabile Umbro Marino giudica positivamente questa esperienza “nata che per sentire gli attori della nostra Compagnia, fargli aprire una finestra e stare in contatto, poi ho sentito diversi attori che uno dietro l’altro si sono aggiunti. Ho fatto scoprire Sandro Penna, che amo molto, a Valeria Bruni Tedeschi”. Per poi aggiungere: “Per me lo spettacolo è da 2500 anni a teatro, fianco a fianco. C’è l’opportunità di usare la Rete per trasmettere i classici non più riproducibili come gli spettacoli di Carmelo Bene, come memoria”. Il direttore conclude sull’attuale situazione d’emergenza: “La stagione è chiusa e la prossima si sposterà più in là. E’ un periodo di trasformazione, diamo troppo per scontato lo spettacolo dal vivo, ma la mancanza ce ne dà il valore. Festival come quello Avignone e la Biennale di Venezia non sono ancora stati annullati, rappresenterebbe un precedente grave” Quando torneremo a teatro? “Con tutte le precauzioni, forse verso Natale”. Nel frattempo, usiamo vecchi biglietti come segnalibro tra le pagine della raccolta di poesie di Sandro Penna.

Lorenzo Cipolla  09/04/2020

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