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“Processo a Pinocchio”: una psico- commedia musicale tra favola e realtà

La particolare scena di un crimine, un omicidio, uno studio psichiatrico, sei personaggi, con sei pouf colorati e una miriade di bugie vanno a comporre “Processo a Pinocchio”, la psico commedia noir a carattere musicale di Andrea Pallotto andata in scena al Teatro Sistina di Roma.
Della celebre favola di Collodi c’e poco o niente, se non alcune analogie tra il burattino e il protagonista Pino, unico indagato per l’ omicidio del suo psicanalista Beppe. L’uomo appare accanto alla vittima, con l’arma del delitto, e cerca di difendersi dalle accuse di sua madre, di sua moglie, della sua amante e del suo “amichetto”, tutti presenti al momento del delitto e convinti della sua colpevolezza.
Paradossalmente sarà proprio la vittima, che come un fantasma, un moderno Grillo Parlante, condurrà Pino-Pinocchio e tutti gli spettatori alla scoperta non solo della verità, ma anche di tutti i personaggi, attraverso un processo che ha le sembianze di una seduta psicanalitica di gruppo.
Tra domande, risposte a suon di canzoni, battute divertenti, gag e allusioni, si comprende che Pino è un uomo immaturo, succube della madre che lo vorrebbe tanto padre e sempre pronta a contestarlo, con una moglie bipolare che non riesce a tenere a freno la lingua, un’amante cleptomane che non riesce a tenere a bada le sue voglie, e un amico molto intimo, giocatore d’azzardo.
Sono tutte identità problematiche, complesse, tutte associabili e riconducibili alla figure della fiaba di Pinocchio, dalla Fata Turchina a Mangiafuoco, da Lucignolo alla volpe, entrate a far parte nella vita di Pino tutte lo stesso giorno: il 29 settembre di sette prima. Ed è proprio questa data che, grazie alle osservazioni dello psicanalista, farà emergere la vera verità e farà scoprire che tutto ciò che si è visto è solo frutto della mente, della follia dell’uomo che ha creato nella sua testa la “sua verità” per cercare di rimuovere la dura realtà. Una realtà crudele che lascia senza parole, cambia l’identità dei personaggi e fa di Pino un bugiardo omicida, anzi pluriomicida, a causa del dolore per la perdita di una madre che non lo ha mai desiderato.
In questo viaggio dentro e fuori la realtà, tra continue psicosi deliranti, mutamenti psicologici, colpi di scena, si descrive una favola amara, a tratti dolorosa, ma mai triste e anzi gioiosa grazie alle battute sempre molto spiritose e dai forti doppi sensi, alla musica intensa del maestro Marco Spatuzzi, alle coreografie di Debora Boccuni, alle brillanti performance recitative e canore degli attori, accompagnate al piano da Federico Zylka e da una band celata fino alla fine, proprio come la verità.
“Processo a Pinocchio” si rivela quindi una fiaba atipica, moderna, che offre spunti per affrontare e riflettere su temi attuali e forti come l’omosessualità e il rapporto genitori e figli, attraverso una trama intricata che conduce, tra risate e stupori, verso un finale inaspettato, che tuttavia non tradisce il classico “vissero felici e contenti”, che nel delirio psicotico di colori e luci, può continuare a esistere nella mente del protagonista e degli spettatori.

PROCESSO A PINOCCHIO
Di Andrea Pallotto
Con Valentina Arena, Brian Boccuni, Debora Boccuni, Elena Nieri
Al pianoforte: Federico Zylka
Musicisti: Andrea Scordia e Tiziano Cofanelli
Costumi e allestimento scenico: Bianca Borriello
Luci e direzione tecnica: Daniele Ceprani
Suono: Luca Finotti
Coreografie: Debora Boccuni
Aiuto regia: Valeria Monetti
Musiche di Marco Spatuzzi
Regia di Andrea Pallotto

Maresa Palmacci 18/11/2015

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