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“Peperoni difficili”: la Verità che non digerisci

La Verità come bene assoluto, primario. La Verità che è un bene anche quando rivela il male. Una Verità che sviscera, sveste e violenta la realtà. Difficile da digerire, vero?
E forse è questo ad aver ispirato il titolo dello spettacolo "Peperoni difficili", in scena al Teatro Vascello, diretto e interpretato da un impeccabile Rosario Lisma, perfetto nei panni di padre Giovanni, parroco di provincia che vede irrompere nella sua vita la sorella Maria (Anna Della Rosa), di ritorno da una missione in Africa. Maria ha dentro di sé quello slancio che Giovanni ha bisogno di ghermire dai breviari, una necessità che nasce dalla mancanza del giovane curato di riconoscere la Verità al di là della verità assolute che circondano le immediate vicinanze della canonica.pepeorni01
“Peperoni difficili” è la traduzione del nome di una ricetta africana, memonguaiechè: una preparazione che richiede un procedimento lungo e complesso, i cui ingredienti principali sono peperoni, cardamomo, zafferano, pazienza e talento. Per Maria, l’Africa è il banco su cui misurare la propria perfezione, il luogo dove dimostrare che il peccato originale è la Paura e in cui le parole trovano un significato e la Verità un significante. E il significante, questo spettacolo lo trova nei due coprotagonisti della pièce, i fratelli Filippo (Andrea Narsi) e Pietro (Ugo Giacomazzi): il primo alle prese con la solitudine di un matrimonio finito, il secondo con una disabilità evidente ma da sempre ignorata. Attraverso lo specchio degli occhi di Maria, i due riconosceranno in se stessi l’intera gamma di imperfezioni che le bugie della quotidianità aveva imposto, vittime dell’amore o, meglio, degli inganni di cui si macchia chi ama.
Giovanni è nel mezzo. Giovanni, il rappresentante di Dio con giacca e valigetta, come un impiegato diligente, timbra il cartellino del sermone domenicale e non si nega agli straordinari delle insistenti estreme unzioni della vecchia ipocondriaca del paese e dell’ansia da confessione di Filippo. Vantati tu, che sei così buona (Maria), così disponibile (Giovanni), così colto (Pietro), ma peperonidifficili002non essere così presuntuoso da pensare di essere colpevole. Filippo si inserisce in questa commedia amara che è “Peperoni difficili” come l’unica vera vittima di questo gioco al massacro della verità, mentre in silenzio somatizza le disquisizioni teologiche sul perché un dolcetto alla mandorla, nella sua bontà, sia la prova dell’esistenza di Dio e l’assassinio quella inconfutabile del demonio. Filippo non ignora che la moglie ha un altro uomo ma si abbandona fiducioso alle menzogne di chi lo ama perché ha compreso, forse lui solo, che è meglio una canzone mediocre, schitarrata bonariamente, delle sovrastrutture di chi cerca di bastare a se stesso.
La Verità, in fin dei conti, è solo una parola, l’ennesimo specchio su cui riflettere ciò che risponde all’opportunità del momento. La Verità di “Peperoni difficili” è il vessillo di chi, come Maria, si autoproclama giusto e che cova una tale ansia di santità da rifiutare l’assoluzione: un meccanismo imperfetto che rischia di sgretolarsi come un castello di carte alla prima folata d’imprevisti.

Federica Nastasia 06/05/2016

Intervista a Rosario Lisma: http://www.recensito.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=14835:rosario-lisma-svela-peperoni-difficli-al-teatro-india-la-vita-si-sconta-ridendo&Itemid=145

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