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"La congiura Firenze 1478": la Cupola protegge i Medici

FIRENZE – Il rischio, serio, tangibile, possibile, era quello di finire con le ginocchia nella paccottiglia fangosa, nel kitsch colorato, folcloristico ed eccessivo, stile il recente Nerone rock a Roma. La Storia, quando viene riesumata, ha sempre bisogno di credibilità non di strombazzamenti e svolazzi pindarici. Il contemporaneo deve lasciar spazio all'inappuntabilità delle fonti, alla storiografia, senza invenzioni inaccettabili o esagerazioni smisurate che solitamente producono l'effetto opposto e contrario: la perdita di senso dell'operazione, l'allontanamento del pathos e del pubblico dalle vicende. La troppa tecnologia è nemica di una ricostruzione che voglia essere da una parte fedele e che dall'altra riesca a lasciare intatte e inalterate quelle sensazioni di polvere econg1 secoli depositati, quel magma e strato, quella patina di tempo che si è adagiata sulle cose fino a renderle eterne, appunto senza tempo. Questo equilibrio è difficile da ottenere senza tralasciare né omettere, rendendo chiari i fatti senza lasciare per strada il gusto estetico. L'elastico è un filo teso che se toccato con le giuste corde e misure risuona senza traballare, sparge musica senza tentennamenti fragili.
E in questo sembra che, anche se si è puntato più sul melò amoroso e sentimentale, “La congiura Firenze 1478” abbia assolto i suoi compiti. Negli ultimi anni è attiva e in piena corsa una rivalutazione a tutto campo della storia dei Medici, dalla recente fiction americana (dalle tante falle e imprecisioni incomprensibili) al compianto festival teatrale - alla scoperta di tanti luoghi nascosti nella città sull'Arno - di Alessandro Riccio, il “Mese Mediceo”, manifestazione che manca e della quale se ne sente il vuoto. Firenze è stata recentemente celebrata nelle sue bellezze dallo scenografo Dimitri Milopulos con il suo ottimo lavoro di modellismo e macchinerie da palco nonché dalla produzione di Ron Howard per le riprese dell'“Inferno”.
cong2La forza di questa “La congiura” (per quattro repliche al Teatro dell'Opera, con i cavalli rossi all'entrata a far da guardia e ancora negli occhi i concerti di Morrissey e dell'appena scomparso Chris Cornell nella Cavea) è l'essere stata concepita per i fiorentini e non meramente come operazione commerciale turistica per stranieri come ad esempio può essere considerato “The Medici Dynasty Show”. La Cupola del Brunelleschi troneggia nella scenografia d'impatto e campeggia possente sul fondale, ora madre accogliente, seno con la sua punta alla quale allattarsi, adesso monte e scoglio insuperabile o trofeo ambito, adesso aprendosi si fa salotto e interno, gabinetto politico dove prendere decisioni che cambieranno la storia della città, palmo che si apre e socchiude, conca, grotta, rifugio. Un Marzocco, il leone simbolo, si gode l'omaggio al Calcio Storico (per San Giovanni, il 24 giugno, va in scena ogni anno la finale) che diventa però più danza maori che scontro.
Ogni tanto la Storia si blocca in un fermo immagine. Da una parte i Pazzi, tratteggiati nell'odio viscerale e nell'astio ossessivo, dall'altra sicong3i esaltano i Medici. Le luci che si scagliano sul fondale (il viola però non era il colore di Firenze, venne usato molti secoli più tardi in ambito calcistico) evocano passaggi e momenti, sottolineano e illuminano con grande mestiere. Tra i cantanti rimarchiamo le voci di Sandro Querci-Francesco de' Pazzi, Silvia Querci–la Cencia e Luca Maggiore-Lorenzo de' Medici (al quale fanno cantare, prima della congiura, “Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia, del doman non c'è certezza”, aria contenuta nel “Trionfo di Bacco e Arianna”, scritta però nel 1490), le musiche enfatiche e corpose sono di Riz Ortolani (le sue colonne sonore vanno da “Il sorpasso” alle pellicole di Pupi Avati e Tinto Brass, fino a "Kill Bill" e "Django") mentre il libretto di Ugo Chiti a tratti risulta macchinoso e faticoso. La vicenda si chiude un po' troppo repentinamente e frettolosamente con un corpo appeso penzolante che, come appare improvviso, chiude la rievocazione. Dopo tanto climax e pathos serviva un approfondimento. Tutti Pazzi per i Medici. I vincitori, si sa, scrivono la storia, agli altri l'onta del tempo.

Tommaso Chimenti 15/06/2017

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