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Odyssey di Robert Wilson su Rai Play: il fascino di una trasposizione non fedele a Calliope

La gravitas dell’Epos lascia spazio alla leggerezza, alla risata e all’incanto nella trasposizione teatrale di Robert Wilson dell’Odissea. Partendo dall’adattamento di Simon Armitage, grazie ad essenziali ma meravigliosi costumi e scenografie(dai fluttuanti tessuti marini, al ciclopico testone imponente, alle fantastiche ali e statuari corpi delle sirene), Odyssey ci trasporta in un mondo da favola. 

Wilson per approdare a questa metamorfosi si era posto alcuni quesiti. Come rendere lieve e divertente un’opera imponente e solenne, riuscendo a comunicare i più intimi conflitti e desideri umani, senza privarli del loro significato più profondo, senza dissacrare un mito come Omero? Come comunicare ai bambini senza banalizzare?

Spinto dai ricordi del primo approccio con il monstrum greco, ripensando al sé più giovane, che ai tempi aveva trovato difficoltosa e tediosa l’opera, il regista teatrale ripropone l’opera trasformandola in una fiaba magica. Una fiaba magica che si abbandona a slanci comici e irriverenti, raggiungendo e allietando così i più piccoli, senza dimenticare i messaggi di fondo, seducendo anche gli adulti più conservatori.

Ad ammaliare il pubblico, contribuiscono l’uso della luce, i suoi giochi con le ombre e la temperatura costantemente immersa in toni freddi. Un blu diffuso e soffuso che crea un’atmosfera marina sognante e fatata entro la quale si muovono gli attori di questa coproduzione greco-italiana (Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, National Theatre of Greece di Atene) che fa rivivere gli antichi eroi e divinità greche.

Lo spettacolo proposto sulla piattaforma Rai Play è quello rappresentato al Piccolo nel 2015 ed è in greco moderno (sottotitolato), salvo i momenti narrativi in cui appare Omero o quelli oracolari di Tiresia, pronunciati in italiano.

La forte espressività dei volti delle attrici e degli attori, la loro gestualità, a volte caricaturale, e la modulazione della voce, che spesso si traduce in canto, possiedono, però, una carica comunicativa talmente potente da non far percepire la lingua greca come un ostacolo alla comprensione. Non servirà seguire i sottotitoli.

La magia, quindi, non si spezza e vive anche grazie ai movimenti e alle coreografie. Gli attori spesso sembrano danzare sul palco come candidi ballerini i cui gesti rigidi rimangono leggiadri ed eleganti, simili a statuine di un portagioie, accompagnate dal pianoforte, che dalla fossa sembra proprio far risuonare le melodie tipiche di una scatoletta armonica. Ed è una metafora che calza con tutto lo spettacolo: ogni scena è un piccolo scrigno da aprire e ogni volta è una sorpresa scoprirvi un carillon che incanta con delizie, gioie e melodie nuove.

Affettato? Forse. Anzi, rivendichiamo pure la leziosità estetica, ma non dimentichiamoci il percorso dell’avventura umana e i temi profondi eviscerati e trasposti sul palcoscenico da Wilson, qui meglio approfonditi.

Perdoneremo quindi Robert Wilson per aver tradito un po’ Calliope, musa dell’epica, con qualche sua sorella, al fine di regalarci questi gioielli e perle che meravigliano anche se ora non possiamo viverli a teatro, accontentandoci dello schermo.

 

Sara Moscagiuri

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