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Debutta in teatro il nuovo capitolo della carriera di Alessandra Ferri, "l’heure exquise"

Dal 4 al 6 giugno al Teatro Alighieri di Ravenna, e poi in replica il 13 e il 14 settembre al Carignano di Torino, va in scena L’heure exquise, la “variazione sul tema” compiuta da Maurice Bejart nel 1998 su Oh, les beaux jours (Giorni felici) di Samuel Beckett.
Il coreografo marsigliese raccontava di come aveva voluto compiere sulla pièce (da lui definita “la più importante del ventunesimo secolo”) quelle varianti che musicisti importanti hanno da sempre adoperato sui lavori dei grandi maestri. Sull’opera aveva allora immaginato una coreografia astratta, dominata - nel rispetto della filosofia beckettiana -  dal silenzio, dove le poche parole pronunciate sono quelle di una ballerina “âgée”, Winnie, che passa le sue malinconiche ore ricordando i gloriosi giorni del palcoscenico.
Un ruolo che nell’originale era stato pensato appositamente per Carla Fracci e che rivive ora in Alessandra Ferri, arrivata al traguardo dei quarant’anni di carriera e considerata una delle protagoniste della danza drammatica contemporanea. E’ stata lei stessa a decidere di riportare a teatro l’opera, che da quando è stata creata la prima volta a Torino (tra l’altro, nello stesso palco del Carignano dove oggi ritorna) è raramente stato rappresentato.
La ballerina del Royal Ballet di Londra (s)veste le scarpette del personaggio creato dal drammaturgo irlandese per celebrare simbolicamente il passaggio a quello che lei considera il “secondo capitolo della mia vita” ed è accompagnata in questo da Carsten Jung nel ruolo dell’ex-partner Willy, all’epoca impersonato da Micha van Hoecke. Come aveva immaginato Bejart lavorando per i suoi due interpreti, la coreografia si snoda nei corpi di due attori/danzatori con un lungo trascorso alle spalle. 
Uno spettacolo quindi significativo ed emozionante che lega, grazie al filo del ricordo, gli artisti del passato con quelli del nostro presente.

Gabriele Ragonesi   21/05/2021

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