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Novecento: la fortunata e immaginifica messa in scena di Gabriele Vacis torna all’Eliseo

Eugenio Allegri in Novecento

Quando la fortuna di un testo valica confini temporali e torna in scena oggi, più forte e diretta che mai, è magia. Oltre 500 repliche e 200.000 spettatori: questi i numeri di Novecento di Alessandro Baricco. Diretto da Gabriele Vacis e interpretato da un sublime Eugenio Allegri, lo spettacolo andò per la prima volta in scena nell’estate del 1994 al Festival di Asti e oggi torna a Roma al Teatro Eliseo dal 02 al 18 aprile. Prodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale con la collaborazione produttiva di Art Quarium, Novecento rappresenta un immaginifico viaggio a cavallo tra le due guerre mondiali sulla cresta dell’onda su e giù per l’oceano a bordo del Virginian, un translatantico rifugio e speranza per i numerosissimi ricchi passeggeri o poveri emigranti in cerca di un futuro migliore. Il monologo di Baricco, nel 1997 diventato anche il soggetto de La legenda del pianista sull’oceano, una delle piu importanti produzioni cinematografiche italiane, diretta da Giuseppe Tornatore, narra le vicende di un passeggero sui generis, nato a bordo della nave e cresciuto in quel colorato e pittoresco mondo galleggiante.
“Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”, e il narratore ce l’ha, eccome se ce l’ha. Forse non tutti sanno che Alessandro Baricco scrisse il monologo proprio per Eugenio Allegri, e dopo venticinque anni l’attore ridiventa allo stesso tempo narratore e protagonista della vicenda, ma non solo. Sono molteplici i personaggi da lui interpretati, visceralmente vissuti. Ad eccezione di un piccolo pianoforte in miniatura, simbolo di una delle piu importanti scene dello spettacolo, Allegri è solo in scena. Solo con i suoi personaggi, solo con l’oceano che appare e a tratti scompare dietro di lui con sorprendenti giochi di luce su un telone che lo stesso Allegri anima di vita propria dando forma a situazioni, umori e odori che descrive. Solo, ma con la platea di spettatori in sala. Perche Allegri non interpreta ruoli, comunica emozioni, trascina lo spettatore dentro la vicenda e lo trattiene ad essa con mille sfumature vocali e una prossemica azzeccata e puntuale, grazie alla sapiente regia di Vacis capace di veicolare un testo cosi pieno di eventi in un’ora e quaranta di spettacolo. Scene e suono diventano un’unica cosa nel brillante disegno di Roberto Marasco, calzante nel creare mondi e porzioni di immaginari facendo a meno di oggetti, conferendo alla musica il potere di evocare atmosfere, inclusive perchè funzionali, emozionanti perchè realistiche. È del resto la musica l’altra grande protagonista dello spettacolo: il bambino nato sulla nave e chiamato simbolicamente Novecento dal macchinista di colore che lo ritrova impara da autodidatta a suonare il pianoforte, rivelandosi crescendo il più grande pianista del mondo, arrivando a battere anche il cosiddetto “inventore del jazz”, salito a bordo appositamente per sfidarlo. Ragione di vita per chi una vita sulla terraferma non ce l’ha mai avuta, la musica diventa per Novecento strumento di condivisione e conforto anche durante gli orrori della Seconda guerra mondiale, quando il Virginian viene usato come ospedale per i feriti nel terribile conflitto. Novecento nasce sulla nave e lì morirà, senza mai esser sceso anche solo un giorno a terra. Particolarmente emozionante è il suo ultimo dialogo con l’amico della vita, il famoso narratore, che sale un’ultima volta sulla nave carica di dinamite per tentar di convincere, invano, Novecento a scendere.
Un meraviglioso inno all’amicizia, quella che supera qualunque altro legame e lega a doppio filo due persone al di là delle differenze, al di là delle distanze, al di là della morte. Uno spettacolo intenso, quasi viscerale a tratti, adatto a tutti gli spettatori, di tutte le eta, anche ben venticinque anni (e ci auguriamo ancora per molto tempo) dopo il debutto.

Erika Di Bennardo

15.04.19

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