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"Non si uccidono così anche i cavalli?": una maratona a passo di danza verso il successo

Si viene catapultati in uno spasmodico e frenetico ritmo di coreografie, passi a due, musiche coinvolgenti, lustrini, paillettes, speranze, sogni, ma anche tanta disperazione, sacrifici e rabbia, in “Non si uccidono così anche i cavalli?”, spettacolo diretto da Giancarlo Fares in scena al teatro Sala Umberto di Roma.
Il testo scritto nel lontano 1935 da Horace McCoy, da cui Sidney Pollack trasse l’omonimo film di successo, viene qui riadattato per il palcoscenico acquistando una nuova veste di modernità e attualità, in un contesto e in una società in cui la stessa vita è vista come uno spettacolo, in cui il limite tra realtà e finzione si assottiglia sempre più , in cui ognuno indossa una maschera per cercare di ottenere il ruolo da protagonista della propria esistenza. cavalli
“Vivi lo spettacolo” intonano le melodie di apertura, composte appositamente da Piji, pluripremiato cantautore romano, e suonate rigorosamente dal vivo dalla sua strepitosa band, e così il pubblico inizia vivere sulla propria pelle le emozioni, il pathos, le ambizioni di tutti i protagonisti di questa folle maratona di ballo, i quali danzano ininterrottamente per ore e giorni, in cambio di vitto e alloggio, con la speranza di essere notati, di diventare famosi, di ottenere ricchezza e successo. A guidarli in questa gara all’ultimo passo, l’organizzatore Joe, il quale si mostra come una sorta di mattatore, di show men, un presentatore che incita i partecipanti, a volte biasima, a volte li sorregge, altre li ridicolizza, altre ancora li comprende ed esorta. Un personaggio carismatico e ambiguo, dotato di più chiavi di lettura, interpretato impeccabilmente e con una particolare naturalezza nell’alternare momenti più musicali ad altri più introspettivi da Giuseppe Zeno, che ne restituisce l’aspetto più folle, enigmatico, ma anche umano, facendo emergere la psicologia complessa di chi in un certo senso gode nel vedere quanto un uomo disperato sia disposto a tutto, fino a che punto possa spingersi per raggiungere i suoi obiettivi, e allo stesso tempo e’ dominato da sentimenti di compassione e comprensione. Con energia travolgente si aggira per il palcoscenico, canta, intrattiene come un vero padrone di casa, un divo di altri tempi, l’unico che ha diritto di parola insieme a Gloria (Sara Valerio), una ragazza coinvolta nella gara che talvolta si lascia andare a pensieri e riflessioni, entrambi vittime e carnefici di un sistema che affascina e contemporaneamente glorifica e uccide. 
Intorno a loro un folto e straordinario cast di danzatori che dà vita a uno spettacolo corale, un kolossal composto da coreografie complesse, curate nei minimi dettagli, strizzando l’occhio al musical e alle atmosfere di Broadway.
Si viene rapiti dal vortice dei balli frenetici e delle musiche swing-jazz, e con lo scorrere delle ore, dei minuti, dei secondi, si crea una speciale empatia con i partecipanti alla maratona, si soffre con loro, si resiste con loro, si gioisce, si perde, si vince.
Giancarlo Fares compone un lavoro metateatrale sui meccanismi intricati che dominano il complesso mondo dello spettacolo, sulla difficoltà di riuscire a trovarvi posto, sulle modalità spesso spietate alle quali si fa ricorso per avere dieci minuti di gloria.
“Non si uccidono così anche i cavalli?” porta in scena un qualcosa che assomiglia ai moderni reality show, una gara disumana in cui non ci sono vincitori né vinti, in cui tutti sono contro tutti, in cui i protagonisti alla stregua di bestie, scalpitano, si scontrano, si incontrano.
Alla fine, tra ironia e dramma, non resta che l’amaro in bocca e la volontà di voler continuare a sognare ammaliati dalle luci, dalle musiche, dalla passione e dalle emozioni che solo una dimensione come quella artistica può e sa dare.

Maresa Palmacci 02-10-2018

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