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La Val d'Orcia sul palco: Monticchiello e Via Francigena

MONTICCHIELLO – Terre senesi, terre di Papi, delle crepe riarse, dei cipressi allungati, dei filari di vigne nobili e pregiate, di arte e di festival. Teatrali, nell'occasione. C'è ancora il Festival di Radicondoli, c'è il Festival delle Ombre a Staggia, da poco si è concluso il “Borgo Nero” a Casole d'Elsa, c'era il “Voci di Fonte” a Siena, ecco il “Festival Teatro del Racconto” a Sovicille. Continua da oltre cinquant'anni l'esperienza del Teatro Povero di Monticchiello, nel borgo a sette chilometri da Pienza, mentre a San Quirico d'Orcia è andato in scena il primo musical storico sulla Via Francigena, “Storie e Amori”. Destini e risultati diversi. Il musical (che non ha beneficiato della pioggia caduta nelle ore imminenti il debutto che ha limitato scenografia e movimenti) era immerso in uno sfondo naturale magico, nello spazio accanto alla Cappella di Vitaleta, una minuscola chiesetta attorniata da cipressi accesi come candele e tutt'intorno campagne e dolci colline coltivate.via-francigena-.jpg

“Ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato” dice un proverbio africano. Panorama fiabesco, accattivante, medievale e affascinante che ha entusiasmato l'operazione che da un lato aveva l'intento di porre l'attenzione e illuminare la Via Francigena (da Canterbury a Roma; Enrico Brizzi, l'autore di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, ne è un accanito frequentatore), sempre più meta di cammini e pellegrini (niente a che vedere però con le masse di turisti che per vari motivi intraprendono il Cammino di Santiago nel nord della Spagna), dall'altra ha però leggermente perso, con il susseguirsi delle scene e dei quadri, la sua verve originaria. Infatti se l'incipit poneva l'occhio di bue sulla conoscenza, sul viaggio e sulla scoperta di sé attraverso i luoghi e le persone incontrate nel percorso della vita (efficace l'elemento degli abiti contemporanei del ragazzo protagonista che poi si abbiglierà con vestiti trecenteschi per infine tornare ciclicamente ad indossare felpa e jeans) poi si sfibra in una ricostruzione di dame e cavalieri, omicidi e stupri, osterie e prostitute.

vitaleta.jpgScritto da Nicola Costanti e Marco Brogi, per la regia di Fabrizio Checcacci, e con i quindici protagonisti lievemente statici (si elevano dal gruppo Camilla Gai, Heron Borelli, Laura Pucini, Jacopo Violi) nasce con ottime intenzioni, dall'idea originale alla location ma smarrisce la retta via prendendo una rotta caravaggesca. Sottolineare però le enormi possibilità della vita, con i suoi imprevisti e fortune ma anche tranelli e cadute, soprattutto per le giovani generazioni, è uno stimolo positivo, una lezione di vita a non cedere alla difficoltà che inevitabilmente si incontreranno. “Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato” (Maometto).

Monticchiello si conferma luogo per pensare all'oggi, con un piede nel passato e lo sguardo nel futuro. Già perché gli autodrammi del borgo riescono sempre a fotografare il momento attuale senza scordarsi da dove veniamo e riuscendo a tracciare delle bisettrici verso un possibile domani tra ottimismo e criticità. E' la forza dei trecento abitanti che, chi più chi meno, collaborano tutto l'anno alla stesura del nuovo testo, oltre cinquanta edizioni, e che per oltre tre settimane fa arrivare in questo delizioso paese centinaia di persone dall'Italia e dal Mondo. Il cielo stellato si apre sopra Piazza della Commenda, la legge morale è dentro di noi. Una storia antica e un destino lungimirante che i cittadini dell'epoca hanno saputo ritagliarsi e cucirsi addosso: i piccoli paesi e la solidarietà di una comunità contro la globalizzazione, le metropoli che tutto fagocitano, la lentezza contro la velocità. Il plot è affascinante nel suo ripetersi, come le buone tradizioni consolidate, con i due piani sequenziali, il passato che torna a sovrapporsi al presente intrecciandosi, e il sogno che arriva esoterico.

I temi trattati in quest'ultimo “Valzer di Mezzanotte”, regia di Andrea Cresti per la prima volta coadiuvato da Manfredi Rutelli (dirige la stagione del Teatro di Montalcino, l'anno prossimo sarà direttoreANDREA_CRESTI.jpg del neonato festival estivo di Chianciano, ex direttore del Festival di Chiusi), sono certezze trattate in equilibrio tra la disperazione di un mondo antico che si è perduto e la speranza che non tutto si stia disfacendo. C'è un banchetto, una festa, ma subito ci è chiara la situazione da Orchestra del Titanic che continuava a suonare anche quando era palese che la nave sarebbe da lì a poco affondata. Questa crisi che non passa, anzi, che impoverisce, accanisce, inaridisce, questa politica che è brava soltanto a rassicurare con false promesse senza volere né avere le capacità di cambiare rotta al disastro annunciato. Il popolo che, istupidito da reality, smartphone e aperitivi, stanco e demoralizzato, tenta la sorte con il gioco d'azzardo. La soluzione è rinsaldare la comunità dal basso, per chi ha la fortuna ancora di avere delle solide relazioni familiari, amicali e di vicinato attorno in questa dissoluzione che stanno creando, da anni, ad arte per lasciarci soli, isole, naufraghi senza appigli, più malleabili, più controllabili, più devoti e con la testa china. I dati del Pil italiano, che a più riprese ci dicono che crescerà, stanno lì a certificare il tracollo, il collasso, il decesso della nostra economia, schiacciata dall'Europa, dalla Cina e, non ultimo fattore, dalla povertà dei Paesi africani che si riversano da noi cercando quella fortuna che non esiste più per nessuno. La disoccupazione giovanile ha toccato il 40% mentre i politicanti continuano il loro refrain macabro dicendoci a reti unificate che “si vede finalmente la luce in fondo al tunnel”. Già, le pensioni diminuiscono mentre loro vogliono mantenere inalterati i loro esosi vitalizi.

11.2007-Ahia-.jpgIntanto le nuove generazioni se ne stanno attaccate al cellulare e senza wifi hanno crisi d'astinenza; nessuno gioca più a campana o a nascondino o a pallone per le strade. Il manager intanto loda le macchine e i robot che prenderanno il posto di lavoro agli umani: viva il progresso. La parola d'ordine è: flessibilità. I contratti sono a tempo determinato all'infinito per essere sempre sostituibili e sostituiti da personale che pretende meno, che ha meno tutele e garanzie, che non protesta, che accetta qualsiasi trattamento. La definizione giusta è: schiavitù. In questo “Valzer di Mezzanotte”, che poi è l'ultimo come se fosse quello dopo il quale Cenerentola si risvegliasse dal sogno, Mr Tony è l'amministratore delegato di una multinazionale che si è dimenticato, volontariamente e scientificamente, le sue umili origini. La “famiglia” è l'unico appiglio che può salvare, con l'aiuto reciproco, dall'oblio e dall'abisso. Ma se parli di crisi e disoccupazione ti accusano di non volerti godere la vita o di essere un nemico del popolo, uno di quelli che rema contro. In video gli “alieni”, le “Teste di Rete”, i futuri controllori senza sentimenti del mondo, incomprensibili e freddi mentre l'unico riparo rimane, mentre tutt'attorno crolla, quella di aggrapparsi ad un isolotto di uomini: “Qui non c'è nessuno, solo macerie e silenzio”. Un ultimo “Siamo migranti” è assolutamente fuori luogo e ormai abusato. Non si può paragonare la nostra emigrazione d'inizio Novecento con quella dall'Africa attuale; nessuno veniva a prenderci a poche miglia dalla partenza, non ci davano alloggio, sanità, scuole, cibo, cittadinanza, asilo, noi siamo andati a costruire in una terra che aveva bisogno di mano d'opera, oggi l'Italia e l'Europa avrebbero bisogno non tanto di braccia ma di teste, però esportiamo laureati e importiamo poveri senza alcuna formazione scolastica. Sarà nuovamente homo homini lupus con il placet di una politica miope che fa finta di non accorgersi dello sfascio in atto ai danni dei suoi cittadini. Certo, alla politica delle industrie servono nuovi schiavi.

Tommaso Chimenti