Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Un gigante per ricordare un gigante: al Teatro Argentina Andò dirige Herlitzka in “MINETTI. Ritratto di un artista da vecchio”

Bernhard Minetti e Thomas Berhnard. In comune avevano il nome dell'uno che era il cognome dell'altro, il primo considerato da molti il più grande attore teatrale tedesco del secondo dopoguerra, l’altro, invece, tra i massimi autori della letteratura del Novecento. A legarli ancor di più, una profonda stima reciproca che si tradusse con una consistente collaborazione professionale il cui apice fu raggiunto grazie alla pièce “Minetti, Ritratto di un artista da vecchio”, che l’autore dedicò e scrisse per il suo attore “feticcio” e a lui assegnò, chiaramente, il ruolo da protagonista.Minetti3
A quasi quarant’anni di distanza dalla prima rappresentazione, lo spettacolo, con la regia “cinematografica” di Roberto Andò e l’interpretazione di Roberto Herlitzka, debutta lo scorso anno al Teatro Biondo (che lo produce) e inizia un’intensa tournée nazionale. A goderne ora, il pubblico della capitale, in scena al Teatro Argentina fino al 29 gennaio.
E, se questa volta è il nome, al contrario, a unire i due artisti all’opera, immutata resta la stima reciproca: “Non avrei mai potuto fare questo lavoro se non ci fosse stato Roberto Herlitzka - dichiara il regista Roberto Andò in un’intervista- perché è un’opera che prefigura un attore di queste dimensioni con le caratteristiche che ha Herlitzka”. Attualmente, forse l’unico in Italia, osiamo aggiungere, in grado di aderire perfettamente al personaggio al punto da diventare la vera impalcatura drammaturgica di tutta l'opera.
La sera d'un capodanno piovoso, lacerato da tuoni e fulmini (suoni e rumori di Hubert Westkemper un po' manierati), il solitario e ormai anziano attore, trascorre diverse ore aspettando il suo Godot, nella hall di un albergo di Ostenda, illuminato con eleganza da Gianni Carluccio, sua anche la scena e gli eleganti costumi firmati con Daniela Cernigliano. Varie poltroncine in pelle disposte attorno a tavolini bassi ognuno con la propria abat-jour, ascensore a vista in funzione, macchie di muffa al soffitto, bancone della reception con tanto di concierge e, a turno, annoiati astanti o alticci e chiassosi clienti, disegnano un’atmosfera calda, morbida e al contempo assai precaria. Ed è qui Minetti2che si consuma la vana attesa del direttore del teatro di Flensburg, per il quale Minetti, dovrebbe andare in scena l’ultima volta nell’amato Re Lear di Shakespeare, metafora della più sfolgorante sconfitta umana, l’antieroe che condurrà il suo popolo alla rovina.
Gradualmente, s’insinua, fin dalle prime scene, il fantasma del pittore fiammingo James Ensor, uno dei capiscuola dell’arte moderna che, per tutta la sua vita rappresentò il cosiddetto “artista incompreso”, noto per le sue maschere brutte, demoniache e spettrali ideate, per sua stessa ammissione, con lo scopo di offendere il pubblico. Per ottanta minuti, travalicando sommessamente la quarta parete, Minetti, “colui che si è negato alla letterature classica”, in un flusso d’indignato veleno sputerà le sue ossessioni addosso alla società istupidita e alla cultura priva di senso; esporrà un'elegante giaculatoria sul mestiere dell’attore e sugli intriganti meccanismi del teatro, riflessioni sul pubblico, da attrarre e disgustare, sul difficile rapporto con l’autore e con i direttori del teatro, sulla follia come unica possibile arte. Infine, confessa di voler interpretare il Prospero de La Tempesta di Shakespeare e, in un certo senso, questo accadrà.
Rimasto da solo, con allo spalle un fondale marino sostituitosi alle pareti dell’albergo, il grande attore, appoggia sul viso la maschera tragica di Ensor e chiude il suo ultimo spettacolo con l’apologia del fallimento, inghiotte alcune pillole e seduto in poltrona, evoca la tempesta, una tormenta di neve che lo seppellirà.

Miriam Larocca 27/01/2017

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

Digital COM