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Milano: al Teatro Strehler in scena la crisi economica nella famiglia americana degli anni ‘30

“Se non si capisce il punto di vista, non si capisce il prezzo”: questa la frase chiave del meraviglioso “Il Prezzo” di Arthur Miller, nella straordinaria traduzione di Masolino D’Amico e per la regia di Massimo Popolizio, in scena al Teatro Strehler di Milano dal 2 al 14 febbraio. Un cast di attori di qualità e spessore: Umberto Orsini, Alvia Reale, Elia Schilton e lo stesso Massimo Popolizio. Il testo di Arthur Miller immortala con crudele nitidezza e penosa partecipazione gli effetti della funesta crisi economica verificatasi negli Stati Uniti nel ‘29.
Due fratelli, figli di un padre che ha vissuto sulla propria pelle, la crisi, si incontrano dopo diversi anni dalla sua morte per sgombrare un appartamento, che sta per essere spianato, in cui sono ammassati i mobili e gli oggetti di tutta una vita del padre. Un vecchio agente di cambio, l’ebreo Solomon, non più in carriera da dieci anni, è chiamato per stabilire il prezzo di quanto ammucchiato in casa. Questa situazione diventa così la mera occasione per fare tornare a galla tutte le incomprensioni e le bugie che la paura della perdita imprevista della prosperità può manifestarsi su chi vive nella crisi. Il tema trattato nell’opera di Miller, è di una straordinaria attualità in quanto capace di riflettere gli anni che stiamo vivendo, anni pieni di incertezze. La figura del vecchio commerciante Solomon, raffigura così il testimone di una resa dei conti tra i due fratelli che di fronte al fallimento del padre avevano reagito in modo differente: Victor aveva abbandonato gli studi ed era entrato in polizia per aiutare la famiglia con uno stipendio sicuro, Walter invece aveva continuato l'università diventando medico.
Il ritmo è incalzante e tutti gli attori da Popolizio, che firma anche la regia, ad Elia Shilton, da Alvia Reale Esther ad Orsini, sono tutti all’altezza dei personaggi. Uno spettacolo molto apprezzato dal pubblico in platea, perché una storia che parla delle conseguenze della crisi economica su una famiglia. Il titolo è metaforico, non fa infatti riferimento solo al prezzo dei mobili, bensì a quello che paghiamo tutti per vivere e come dice Solomon, dipende sempre dai punti di vista. Le scelte del passato fissano i limiti di quello che siamo e di ciò che abbiamo raggiunto, ma talvolta non siamo in grado di fare una distinzione. Quello che sembrava essenziale in passato, oggi potrebbe risultare insignificante. Il risultato è una buona commedia di caratteri, tutta giocata sulla parola e la recitazione, che trova il suo punto di forza in un eccellente cast. Da vedere.

Adele Labbate 08/02/2016

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